Marco Cremonesi è uno dei vincitori del corso di fotogiornalismo della Newsroom Academy, organizzato dalla redazione de ilGiornale.it e InsideOver e tenuto da Marco Gualazzini. Fotogiornalista e impiegato con una agenzia che segue economia e cronaca, Marco vedrà pubblicato sulla testata online il suo reportage, dal titolo Limbo e realizzato nelle Jungles dei profughi in Francia.

Di cosa parla il lavoro che ha meritato il premio?

Ho presentato un lavoro sulla nuova rotta migratoria tra la Francia e l’Inghilterra e ho raccontato la situazione della vita delle persone nei due poli principali: a Dunkerque, dove sono presenti comunità afgane, curde, provenienti dall’Iraq e dalla Siria, e a Calais, dove si trovano i ragazzi della zona Sub-Sahariana.

Quanto tempo sei rimasto lì?

Sono stato nove giorni e ho vissuto nelle due Jungles con i migranti, giorno e notte. I primi giorni sono stati un po’ tesi, perché è difficile ambientarmi: all’inizio pensavano fossi una spia. Poi mi sono avvicinato a loro coi gesti: ho capito come ringraziare, quando ricevi o dai una sigaretta, ho capito come salutare, la distanza tra le persone.

Hai intitolato il tuo reportage Limbo…

Limbo è il momento dell’attesa. In questi campi si percepisce questa attesa, l’aspettare: sia gli aiuti umanitari, sia il momento giusto, perfetto per salpare verso l’Inghilterra. Limbo mi fa pensare anche al meteo, una pioggia continua.

Da dove nasce l’idea?

Il 24 novembre c’è stata la notizia della morte in mare di 27 persone. Io stavo già sviluppando un altro lavoro, ma scrivo a Gualazzini e gli propongo questo. Lui mi ha detto: ‘Vai’. Non ho capito se fosse una battuta o no, ma io non ci ho pensato troppo. Ho organizzato il tutto in tre giorni e ho preso il biglietto.

Parlando dell’Academy, come mai hai deciso di partecipare?

Durante il periodo della pandemia ho sviluppato la mia prima esperienza di reportage. Questa continua ricerca mi ha lasciato qualcosa che non finisce il giorno dopo, come accade spesso per le notizie di cronaca, ma mi ha permesso di approfondire. Quindi ho detto: “Why not? Perché no? Andiamo e cerchiamo di imparare.

Cosa ti ha lasciato il corso?

Sicuramente mi ha lasciato un’esperienza incredibile. Mi ha permesso di lavorare sul campo, mi ha insegnato il modo conoscere le persone, di muovermi su un posto che non mi appartiene, perché quando vai in un altro posto c’è sempre qualcosa che non avevi previsto.

Un consiglio per chi volesse diventare un fotoreporter?

Coraggio e anche un po’ di incoscienza. Ma è fondamentale tenere presente che un fotoreporter non lavora da solo. Dietro al lavoro c’è anche cooperazione di più persone, un occhio critico a cui far vedere il tuo materiale è fondamentale.

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