Valentina Lapi è tra i vincitori del corso di fotogiornalismo tenuto da Marco Gualazzini per Newsroom Academy, la scuola ideata per far entrare i partecipanti in contatto con la redazione de ilGiornale.it e InsideOver, offrendo loro la possibilità di rincorrere il sogno di diventare reporter e fotogiornalisti. Valentina, nata e cresciuta a Terranuova Bracciolini (Arezzo) e trasferitasi poi a Bologna, ha ottenuto la pubblicazione del suo reportage Le porte del paradiso non si apriranno.

Di cosa parla il tuo lavoro?

Il mio reportage parla della famiglia Sacchetti, che ha scelto di fare il lavoro del contadino. È una storia ordinaria, di dolore, di vita, resistenza e felicità. Rappresenta sia un lavoro personale, che una critica alla società capitalista che ha eliminato tutto ciò che è presente nella realtà che ho fotografato, ma si vanta del Made in Italy. L’intento era anche quello di far capire come questi soggetti siano perfettamente inseriti nel proprio ambiente. Ma per comprendere il mio lavoro è importante capire il legame con il luogo dove sono cresciuta.

Cioè?

Ciò che ho fotografato ha un legame personale, perché parla di un luogo in cui io sono cresciuta, che conosco bene. Non è una realtà eccezionale, ma ordinaria: ci sono milioni di realtà così in giro per l’Italia. Il punto è che ho preso quella come esempio di altre realtà.

Da dove nasce l’idea?

Nasce da una riflessione sul piano personale e sul piano sociale. Personale, perché nasce dal legame con un luogo che conosco e dove sono cresciuta. Per me la fotografia è legata a chi sono: non riesco a scinderla dalla mia esperienza, dai luoghi in cui vivo, cresco e da cui mi separo. Per me è importante tenere un legame anche per comprendere me stessa e i miei limiti. Il mio, però, è anche un lavoro che nasce da una riflessione sociale (e culturale) perché è anche una critica contro un mondo veloce, che elimina la lentezza, il movimento e il tempo della natura.

Come ti sei avvicinata alla fotografia?

Per me la fotografia è nata come un’esigenza personale ed è diventata uno strumento per fare uscire le mie emozioni, ciò che penso, ciò che vedo, i miei dolori e la mia gioia.

Cosa ti ha lasciato l’Academy?

Mi sono iscritta all’Academy per comprendere sin da subito il mondo dell’editoria. Questo corso mi ha permesso di effettuare la ricerca di un mio percorso personale fotografico e mi ha lasciato la convinzione di dover ricorrere le proprie idee con ancora più intensità.

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