I concetti di riciclo e riutilizzo hanno avuto una grande popolarità all’interno del movimento ambientalista nel corso degli ultimi decenni e, spesso, sono stati associati al mondo della decrescitaovvero a una visione ecologica che metteva al centro una ritirata dell’uomo dal mondo come presupposto per la partita ecologica. Ironia della sorte, alla prova dei fatti nel quadro del contrasto ai cambiamenti climatici un’attenta analisi segnala che la lotta a questi tipi di sprechi e il focus sull’efficienza non sono affatto antitetici a una campagna politico-economica incentrata sullo sviluppo. E che se in certi settori legati alla decarbonizzazione il punto chiave per la sostenibilità sta nell’efficienza, in altri ambiti legati all’ambiente la lotta agli sprechi appare il driver decisivo.

La battaglia per la sostenibilità del resto non può vivere di sole emissioni, né basarsi unicamente sulla lotta alle emissioni climalteranti. Il buon funzionamento degli ecosistemi è un vettore a più dimensioni, al cui interno non mancano certamente campi interessanti che possono essere fonti di opportunità non solo per la tutela dell’ambiente ma anche per l’economia.

Più avanzano nuove tecnologie e nuove esigenze, infatti, più viene sfatato il paradigma green tradizionale, e cioè che ci sia alterità tra lo sviluppo dell’ambiente e quello integrale dei settori umani. E estendendo l’occhio e lo sguardo oltre i classici settori industriali si nota un’ampia ed eterogenea varietà di settori in cui si possono schiudere opportunità: la gestione del ciclo idrico, lo smaltimento e il riciclo dei rifiuti, la gestione dei territori a rischio dissesto e via dicendo.

Di questo si è parlato nella giornata del 19 aprile a Milano, al Grattacielo Pirelli, a un convegno promosso dal Movimento degli Ambientalisti Liberal, fautori di discussioni volte a portare nel dibattito pubblico un nuovo ambientalismo, che venga percepito da cittadini e imprese come elemento economicamente e socialmente virtuoso, alla presenza dell’Assessore all’Ambiente Raffaele Cattaneo e del presidente della IV Commissione attività produttive del Consiglio Regionale, Gianmarco Senna. Un convegno che, come ha fatto notare il comitato promotore, ha permesso di presentare idee per “costruire una nuova narrazione politica che”, al contrario dell’ambientalismo green catastrofista e poco efficace nel proporre soluzioni, coniughi tutela ambientale e progresso, si ricordi delle imprese “e fornisca la loro testimonianza di quanto possa essere profittevole creare valore in maniera sostenibile e rispettosa dell’ambiente”.

La Lombardia ha le potenzialità per unire capacità operative, innovazione e visione d’insieme nel programmare la transizione. La cultura imprenditoriale della regione non è assolutamente discutibile; la presenza di un polo come Milano alimenta la concentrazione di capitali e innovazioni; la ricchezza infrastrutturale permette di rendere plausibile la trasformazione della regione in un polmone “verde e blu“, fondato cioè sia sul lato classico della transizione che su quello del riciclo e del riuso che ha nel blu, colore dell’acqua, il suo simbolo.

E proprio acqua e rifiuti sono stati al centro di una nuova visione di politica industriale per la transizione. Sul primo fronte, di fronte all’aumento dei consumi e del rischio sprechi, è stato rilevato come la serie di opere legate alla gestione dell’acqua, delle reti idriche, delle interconnessioni, anche in ottica Recovery Fund, possano creare considerevoli opportunità di investimento in Lombardia e in Italia negli anni a venire. Nel quadro dei rifiuti e dell’economia circolare, invece, la Lombardia e le regioni ad essa associate possono puntare sull’utilizzo massivo della maggior quantità di infrastrutture utili a favorire la circolarità in termini industriali, produttivi e di servizio. 21 impianti di digestione di metano, 51 discariche di grandi dimensioni su 133, 172 impianti di gestione dei rifiuti su 282 si trovano al Nord. Un vantaggio di partenza che può abilitare investimenti e risparmi per la nuova strategia.

Promuovere l’utilizzo equilibrato e positivo di questa infrastruttura strategica e cogliere le opportunità sul sistema idrico può dare un’accezione positiva alla strategia del riciclo e del riuso, creando vera sostenibilità tra ambiente ed economia. Ora più che mai, il gioco vale la candela. E in Lombardia, regione cuore pulsante dell’economia nazionale anche durante lo tsunami Covid, la transizione è da tempo non solo un discorso politico accademico: su proposta di Cattaneo, di recente, la Giunta ha approvato la misura di 5 milioni di euro per il rinnovo del parco veicolare (mezzi di servizio) della Lombardia; le riqualificazioni di Lambrate e Porta Romana a Milano stanno avendo nuove svolte più ambientalmente sostenibili; Brescia procede sul rimboschimento massivo del suo territorio e le imprese del territorio attendono i fondi del Recovery per modernizzare impianti, reti idriche, infrastrutture; a Caravaggio, nella bergamasca, nascerà invece il polo logistico sostenibile del “chilometro verde”. Il motore d’Italia, insomma, è in piena azione. E anche sulla transizione detta la linea operativa, pragmatica e decisa: ambiente e economia devono andare assieme, per parlare di vera sostenibilità. E non guardare solo alle emissioni di anidride carbonica, ma al contesto ecologico e produttivo come un ensemble organico.

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