Sono buone notizie quelle che arrivano dal fronte ambientale, con il fenomeno del buco nell’ozono che sta gradualmente rientrando, sollevando dal problema principalmente l’emisfero meridionale, maggiormente colpito dagli sconvolgimenti climatici che ha provocato. A renderlo noto è la rivista Nature, cui studi si sono soffermati sulla graduale inversione di tendenza e sulle conseguenze positive che potrà avere sulla Terra nei prossimi anni. Ma ciò sarà possibile soltanto nella misura in cui gli sforzi per la salvaguardia dell’ambiente tramite la riduzione dei prodotti chimici continuerà come negli ultimi tre decenni; un cambio di passo potrebbe infatti innescare nuovamente il diradarsi dello strato di ozono che circonda il nostro pianeta.

Da Montreal ’87 ai giorni nostri

Erano gli anni ’80 quando la comunità scientifica internazionale si rese conto appieno dell’impatto che i danni all’ozono avevano sul nostro ecosistema e sono bastati pochi anni affinché ciò arrivasse anche all’attenzione dei grandi Paesi industrializzati. Nella conferenza internazionale tenutasi nella città canadese di Montreal nel 1987 per la prima volta le maggiori potenze internazionali si accordarono per ridurre le produzioni degli NCF, accusati di essere i principali aggressori della nostra atmosfera. Da quel momento in avanti si sono susseguiti gli incontri internazionali per aumentare le misure messe in campo, anche attraverso la sensibilizzazione della popolazione per dirottare le scelte verso prodotti eco-sostenibili. Tutto il resto, invece, è storia dell’ultima manciata di anni.

Il grado di conoscenza che abbiamo acquisito riguardo la salvaguardia dell’ambiente hanno permesso all’umanità di limitare il problema, riuscendo addirittura a riportare indietro le lancette dell’orologio. Tuttavia, gli sforzi messi in campo sino ad adesso non sono che una piccola parte delle accortezze che ancora dovranno essere implementate nei prossimi anni: con l’obiettivo di combaciare il nostro stile di vita con l’ambiente che ci circonda.

Gli obiettivi futuri

Come già sottolineato, forse non siamo nemmeno alla metà del percorso per ristabilire la situazione ai livelli precedenti alla grande industrializzazione dell’800; tuttavia, i risultati che sono stati messi in rilievo anche dalla testata giornalistica The Guardian possono essere considerati incoraggianti. Soprattutto, se si pensa a come ancora tanti – grandi – Paesi non si siano allineati con le direttive internazionali sul tema della tutela ambientale.

Lavorare per estendere a tutti gli obblighi di salvaguardia ambientale e continuare l’opera di sensibilizzazione della popolazione sono gli unici strumenti in grado di migliorare ulteriormente la situazione. In assenza di essi, il massimo cui possiamo sperare è che il buco nell’ozono non torni nuovamente a peggiorare.

Gli effetti del buco nell’ozono

Sono due i principali fenomeni causati dal buco nell’ozono: l’aumento delle temperature terrestri causate da un impatto più diretto dell‘irradiazione solare e le destabilizzazioni del clima che si sono già dimostrate causa di uragani e sconvolgimenti ambientali. Mentre sulla prima però incidono in modo preponderante anche le emissioni di combustibili fossili, il secondo è proprio la problematica che è stata più direttamente attribuita al diradarsi dell’involucro della Terra. Fenomeni come i grandi incendi australiani di quest’anno e il crescente numero di tifoni ed uragani devono infatti parte della causa proprio all’ozono, non in grado di salvaguardare il pianeta dai raggi solari.

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