Il Brasile ha ormai aperto le porte della sua fragile economia alla Cina. Pechino è subito entrato dall’ingresso principale, accolto da un tappeto rosso e grida di giubilo provenienti dalle alte stanze presiedute dagli esponenti del governo carioca. Pochi mesi fa il Fondo monetario internazionale aveva previsto per il Brasile una crescita del Pil pari al 2,5 nel 2019 e del 2,2 nel 2020, ma oggi a Brasilia i conti non tornano. Tagli e privatizzazioni sono all’ordine del giorno, manifestazioni e proteste non mancano mai di riempire le strade delle più importanti città del Paese; il tutto mentre il presidente Jair Bolsonaro deve fare i conti con la crisi ambientale provocata dagli incendi che stanno divorando la foresta amazzonica. In questi anni abbiamo avuto modo di conoscere come ragiona la Cina: i funzionari di Pechino hanno un talento innato nell’inserirsi in contesti disastrati come quello brasiliano. E così, con una mano sono pronti a garantire prestiti ai partner in difficoltà, con l’altra preparano il banchetto con cui nutrire il Dragone. Il piatto forte? Proprio la carne fresca dei partner in difficoltà.

L’opportunità cinese

A causa della guerra dei dazi la Cina ha dovuto armarsi di pazienza e ingegno per evitare che il proprio comparo agroalimentare andasse a rotoli. Le tariffe di Trump avevano infatti reso insostenibili le tradizionali esportazioni di soia, maiale e altri beni dai fornitori statunitensi. Pechino doveva tuttavia accontentare una popolazione formata da oltre 1,5 miliardi di persone; una popolazione che necessita di carne di porco e allevatori dipendenti dalla soia. Per bypassare l’ostacolo, la Cina si è rivolta semplicemente ad altri partner. I più convenienti? I Paesi dell’America Latina. Questi Stati, ha pensato il governo cinese, possono offrirci tutto quello di cui abbiamo bisogno, e magari a prezzi ancor più convenienti rispetto a quelli americani. Detto, fatto. Al posto della soia dell’Ohio la Cina ha riempito le sue riserve di soia brasiliana e argentina. E così è andata per tanti altri prodotti.

Rapporti sempre più intensi

Nell’ultimo periodo la Cina sta lavorando sotto traccia con il Brasile. I rapporti tra le parti sono sempre più intensi, così come gli incontri istituzionali. Hamilton Mourao, il vicepresidente brasiliano, ha addirittura annunciato la visita di Xi Jinping in terra carioca; il leader cinese volerà in America Latina il prossimo autunno, in occasione della riunione dei paesi del gruppo Brics, in programma a Brasilia il 13 e 14 novembre prossimo. Nel frattempo gli affari commerciali sino-brasiliani procedono a gonfie vele e la comunicazione dell’agenzia di vigilanza sanitaria della Cina di aver autorizzato 25 aziende produttrici di carne brasiliana a esportare verso Pechino è solo l’ultimo tratto di un percorso assai più lungo.

L’ultimo accordo: un affare che supera i due miliardi di euro

L’ultimo accordo congiunto riguarda la costruzione di una miniera. Secondo quanto riportato dal quotidiano carioca O Estado de Sao Paulo, lo stato brasiliano di Minas Gerais ha firmato un protocollo di intenti con Sul Americana de Metais (che fa capo alla cinese Honbridge Holdings) per l’edificazione di un complesso minerario dal valore di 2,2 miliardi di dollari. Questo accordo è stato firmato giovedì, a poche settimane dalle polemiche che hanno travolto il Brasile per l’inadeguata gestione degli incendi in Amazzonia. Oltre alla miniera, i cinesi costruiranno quella che diventerà una delle dighe più grandi del paese brasiliano: un colosso che occuperà 845 milioni di metri quadrati. Il progetto citato, fanno notare gli esperti, sarà 70 volte più grande della diga crollata a Minas Gerais lo scorso gennaio che causò la morte di 240 persone. A che serve la diga? Le miniere producono rifiuti fangosi che, uniti agli altri minerali, devono essere contenuti da apposite infrastrutture. In ogni caso, oltre ad aver fatto impennare la domanda di soia del Brasile – spingendo gli agricoltori locali a bruciare la foresta amazzonica per accaparrarsi appezzamenti di terreno con i quali commerciare con il Dragone – la Cina è tornata a lanciare una ciambella di salvataggio all’economia carioca. Il prezzo da pagare, per Brasilia, rischia tuttavia di essere enorme.

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