Caos nei palazzi del potere comunitario sul pacchetto ambientale. Nel primo voto-chiave della sessione odierna il Parlamento europeo ha respinto la riforma del sistema di Ets (Emission Trading System, lo scambio di quote di emissione) nel pacchetto del clima Fit For 55. La riforma viene rimandata in commissione Ambiente dopo che il gruppo dei socialisti (alleato con i Verdi) ha deciso di bocciare tutto il pacchetto dopo che erano stati approvati tanti emendamenti sostenuti dal Partito Popolare Europeo con l’appoggio dei conservatori Ecr e del gruppo Identità e Democrazia (l’estrema destra).

Caos nel Parlamento

Il provvedimento in questione era uno dei pilastri del pacchetto climatico Fit for 55 e sarebbe andato a modificare il più grande mercato al mondo dei permessi di inquinamento. Introdotto nel 2005 quale primo grande schema al mondo di questo tipo, l’Emission Trading System dell’Unione Europea mira a regolamentare i permessi di inquinamento tra i settori più impattanti sul clima dell’area comunitaria. Coinvolge complessivamente 11mila tra fabbriche, poli produttivi e strutture aventi consumi energetici superiori ai 20 MW l’anno. A ognuna delle strutture coinvolte nel sistema sono assegnate quote annuali di inquinamento, superate le quali il soggetto che rimane a secco deve ovviare comprando i permessi da coloro che dispongono di quote inutilizzate. Il sistema di scambio di quote avviene attraverso un sistema di aste.

Per una strana eterogenesi dei fini, è proprio il passaggio di Id e Ecr nel voto contrario al pacchetto definitivo a far deragliare la riforma. In sostanza: il Ppe ha presentato una serie di modifiche che cambiavano, annacquandone la portata ambientalista, la proposta di cui era relatore il suo esponente  Peter Liese, membro della Cdu tedesca.

La sinistra ha contestato le norme che modificavano l’introduzione di inceneritori, termovalorizzatori e trasporto marittimo nel sistema. Bruxelles intendeva introdurre, inoltre, una tassa su trasporti su gomma e caldaie domestiche contestata da molti in una fase in cui l’inflazione alle stelle e la guerra in Ucraina, secondo una nutrita fronda di europarlamentari, non la renderebbero più sostenibile. Da qui è emersa la strategia del Ppe. Una mossa politica che ha chiamato alla scoperta il gruppo dei Socialisti e Democratici, scatenandone il fallo di reazione: la spaccatura della “maggioranza Ursula” si è poi consumata portando la capogruppo S&D Iraxte Garcia Perez a strappare contro la proposta Liese.

Sinistra e populisti alleati

Al voto finale, in ogni caso, i Socialisti si sono trovati sulla stessa barricata di conservatori e estrema destra, che hanno votato contro l’approvazione definitiva del pacchetto essendo all’opposizione contro la Commissione von der Leyen. Il Pd italiano in sostanza ha votato allo stesso modo della Lega, del Rassemblement National e dei polacchi di Diritto e Giustizia al pari dell’estrema sinistra. Nel voto finale, fiutando il disastro, Renew Europe ha comunque votato a favore della proposta, ma non è bastato.

Renew, per mezzo dei suoi esponenti macroniani, ha provato un compromesso finale senza successo. “La rottura c’è stata sulla data finale di eliminazione delle quote gratuite concesse dallo schema oggigiorno in vigore; il compromesso di Renew con gli S&D prevedeva il periodo 2026-32 e avevamo previsto che passasse ma è stato bocciato da 11 europarlamentari”, ha spiegato il presidente della commissione Ambiente Pascal Canfin. Questi ha ricordato come sia “passato invece l’emendamento del Ppe, che individuava il periodo di transizione nel 2028-34” per consentire alle aziende di evitare di subire l’effetto del boom dei prezzi dei permessi. Una vera e propria “linea rossa per Verdi, Socialisti e sinistra che quindi nel voto finale si sono espressi contro tutta la riforma”.

Risultato? Riforma bocciata con 265 voti favorevoli, 340 contrari e 34 astenuti. Un riesame della proposta a Strasburgo potrebbe non arrivare prima di settembre e, dopo essersi spaccati, la maggioranza che sostiene la Commissione ha deciso di rimandare altri due voti previsti sul pacchetto Fit for 55, quello sul fondo sociale per il clima e il voto finale sul Carbon Border Adjustment Mechanism, la proposta che istituisce i celebri dazi verdi

La reazione politica

Forza Italia, che in seno al Ppe di questo ambientalismo pragmatico è da sempre una portavoce, rincara la dose. Duro il commento del vicepresidente del Ppe Antonio Tajani: “Il gruppo dei S&D ha bloccato la riforma del sistema Ets perché non ha ottenuto quello che voleva, ovvero una riforma ideologizzata che penalizza i lavoratori. Vista la sconfitta i socialisti si sono alleati con Afd e Le Pen per bloccare tutto. Pur di bloccare tutto si sono alleati con l’estrema sinistra e l’estrema destra”. L’eurodeputata Luisa Regimenti, componente della commissione Ambiente al Parlamento europeo, ha invece affermato: “Quando la sinistra si è resa conto che non sarebbero mai passate le sue posizioni ambientaliste e ideologiche, ha bloccato la riforma ETS, stringendo una paradossale e incredibile alleanza anche con l’estrema destra, dimostrando così un cinismo e un’ipocrisia senza eguali. Ha dunque scelto di farsi andare bene tutto e il contrario di tutto, pur di mettere i bastoni tra le ruote a una riforma europea che avrebbe tutelato sia l’ambiente che imprese, lavoratori e famiglie”.

Tra i massimi accusati, in Italia, per il caos scatenatosi vi è il Partito Democratico.

Caustico sul tema il commento del leader di Fratelli d’Italia e presidente Ecr, Giorgia Meloni, che ha attaccato le giravolte del centrosinistra e in particolare del Pd: “figuraccia di Enrico Letta. Per giorni e giorni abbiamo ascoltato appelli e accuse a Fratelli d’Italia: se non votate in Europa il pacchetto climatico “Fit for 55″, siete contro l’ambiente. Ma un bel tacer non fu mai scritto”, attacca Meloni. “i socialisti”, nota la politica romana, “hanno di fatto affossato uno dei provvedimenti principali del pacchetto e il dossier è stato rinviato in Commissione. È la dimostrazione di quello che diciamo da tempo: l’approccio ideologico della sinistra finisce per danneggiare non solo l’economia ma anche la difesa stessa dell’ambiente”. Ma anche dal mondo progressista piovono critiche.

“Estrema destra e sinistra (Pd incluso) fanno saltare la proposta della commissione su Ets. La saldatura dei populismi è completa anche in parlamento Ue”: questo quanto scrive su Twitter l’eurodeputato, ex ministro dello Sviluppo Economico e ex membro del Pd Carlo Calenda, segretario di Azione, criticando una manovra strumentale. “Motivazione opposte; troppo severo su emissioni per la destra e troppo morbida per la sinistra. Il risultato è il disastro. Ppe e Renew sono gli unici gruppi a tenere la linea di un ambientalismo pragmatico”.

La maggioranza Ursula è in frantumi assieme a ogni narrazione anti-populista promossa da una sinistra che ha preferito allearsi con gli oppositori del pacchetto climatico per non renderlo più pragmatico. E ora sul voto riguardante lo stop alle auto a combustione interna entro il 2035 sarà, logicamente, tutti contro tutti.

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