Il pubblico italiano ha cominciato a familiarizzare con la Mocro Maffia il 6 luglio dello scorso anno, in occasione dell’agguato mortale al giornalista investigativo Peter de Vries, ma nel resto del Vecchio Continente di questa feroce organizzazione criminale nata nelle enclavi turco-marocchine del Benelux si scrive da anni, si investiga da un decennio e le si dedicano documentari e serie televisive.

Ora, con il brutale omicidio di un narcotrafficante marocchino per le strade di una tranquilla cittadina dell’Andalusia, anche la Spagna ha scoperto di avere un problema con la Mocro Maffia del temuto Ridouan Taghi.



Chi è nemico di Taghi muore

Chiclana de la Frontera, Andalusia, sera del 15 gennaio. Una signora sta portando a spasso il cane, quando si imbatte una macchina parcheggiata avvolta dalle fiamme. Allerta immediatamente i vigili del fuoco, i quali, giunti sul posto, sono costretti a chiamare la Guardia Civil. Dentro il veicolo, infatti, giace il cadavere carbonizzato di un uomo.

Aartselaar, Belgio, sera del 22 gennaio. Un 39enne viene avvicinato da due sconosciuti qualche istante prima di aprire la porta di casa. Lo chiamano per nome, assicurandosi che sia colui che stanno cercando, dopo di che estraggono delle pistole e fanno fuoco. Per lui, trasportato d’urgenza in ospedale, non ci sarà nulla da fare.



Un filo rosso come il sangue lega le brutali morti di fine gennaio che hanno sconvolto il piccolo paesino andaluso e la cittadina fiamminga. Perché entrambe le vittime erano in qualche modo legate alla Mocro Maffia, più di preciso al suo fondatore e padre padrone: Ridouan Taghi.

L’uomo assassinato a Chiclana de la Frontera si chiamava Ebrahim Buzhu, marocchino con cittadinanza olandese, ed era stato per lungo tempo uno dei soci più fidati di Taghi. Nel 2015, poi, la decisione di rivolgersi alla polizia di Utrecht per denunciare il boss mafioso. L’uomo ucciso ad Aartselaar si chiamava Bledar Muça, albanese con cittadinanza britannica, ed era il membro di un clan albanese in competizione con la Mocro Maffia per il controllo dello strategico porto di Anversa, la prima e principale porta d’accesso della cocaina in Europa. Entrambi, anche se per ragioni diverse, erano nemici di Taghi ed è per questo, forse, che sono stati ammazzati.

L’ascesa della Mocro Maffia

Taghi è nato a Bni Selmane (Marocco) nel 1977 ed è considerato il nemico pubblico numero uno del Benelux. Trasferitosi nei Paesi Bassi da giovanissimo, Taghi cresce nelle periferie di Utrecht ed entra nel crimine dopo aver abbandonato una carriera promettente – era uno studente modello al corso di laurea in scienze dell’educazione dell’università cittadina – a causa dei problemi economici della famiglia. L’assenza di clan autoctoni lo incoraggia a dar vita ad una propria banda, principalmente composta da connazionali e turchi, con la quale, in breve tempo, conquista le strade della città olandese e si fa un nome in tutta la nazione per via della violenza impiegata da lui e dai suoi gregari.

L’ascesa di Taghi comporta la discesa dei Paesi Bassi nella violenza. Perché se a Utrecht mancava la competizione, Amsterdam e Rotterdam avevano già le loro bande: alcune autoctone, altre surinamesi e afro-caraibiche, altre ancora turche e marocchine. Nessuna di queste, però, aveva un’inclinazione alla violenza paragonabile a quella di Taghi, che nel 2014, dopo aver assassinato gli ultimi due rivali storici – Gwenette Martha e Samir Bouyakhrichan –, diventa il re incontrastato del crimine organizzato olandese e getta le basi per la proiezione della Mocro Maffia nel mondo.

Dopo essersi impadronito dei porti olandesi, che gli valgono l’attenzione delle mafie che contano e lo fanno entrare nelle grazie di Raffaele Imperiale – il più importante camorrista dello scorso decennio –, Taghi posa lo sguardo su quelli del vicino Belgio, che, però, sono già controllati dai clan albanesi. Rincorrere questa nuova ambizione, però, gli costerà l’attenzione di una pluralità di polizie, di rivali dal grilletto facile e, non meno importante, della stampa.

Incurante delle conseguenze delle sue azioni, perché abituato, del resto, a uscire pulito dai processi grazie alle arringhe infuocate dei migliori avvocati dei Paesi Bassi e a testimoni che scompaiono o si tirano indietro all’ultimo, Taghi decide di muovere guerra contro chiunque si ponga sul cammino: dai clan concorrenti ai giornalisti – l’8 dicembre 2016 l’assassinio di Martin Kok e il 26 giugno 2018 l’attentato alla sede del De Telegraaf –, passando per uomini di giustizia – l’avvocato Derk Wiersum, ucciso il 18 settembre 2019 – e membri della sua stessa organizzazione – come il fratello di Nabil B., ex socio divenuto collaboratore di giustizia.

Pericoloso, sempre e comunque

Ricercato nell’ambito del primo maxi-processo di mafia della storia dei Paesi Bassi – il cosiddetto “processo Marengo” –, presso il quale è imputato di vari crimini, Taghi è stato tratto in arresto a Dubai il 16 dicembre 2019. Sul suo capo, all’epoca, pendeva una taglia di centomila euro – un altro record per la giustizia olandese.

Rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Nieuw Vosseveld (Vught), Taghi, in questi anni, è comunque riuscito a far parlar di sé. Lo scorso luglio l’assassinio del giornalista investigativo Peter de Vries, condannato a morte dal capo della Mocro Maffia per via delle sue inchieste. A inizio anno, invece, la scia di sangue dalle Fiandre all’Andalusia e la rivelazione choc delle autorità: Taghi aveva trovato il modo di contattare l’esterno e aveva trascorso il 2021 a pianificare un’evasione dal carcere “in stile Navy Seals”.

Una cosa, alla luce degli eventi, sembra più che certa: del temibile Taghi, che è capace di ordinare omicidi anche da dietro le sbarre ed è circondato di fedelissimi pronti a qualsiasi follia pur di liberarlo, si sentirà parlare ancora a lungo.

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