La Corea del Nord ha dichiarato di aver sparato in mare, al largo delle sue coste orientali e occidentali, più di 130 proiettili di artiglieria a titolo di avvertimento dopo aver rilevato esercitazioni militari congiunte effettuate da Stati Uniti e Corea del Sud al di sotto del 38esimo parallelo.

Un numero non specificato di questi proiettili sarebbe caduto in una zona cuscinetto, una delle tante situate lungo il confine marittimo intercoreano, in quella che Seoul ha definito una violazione di un accordo tra le parti risalente al 2018, progettato per ridurre la tensione.

L’esercito sudcoreano ha reagito al fuoco nordcoreano inviando a Pyongyang diversi messaggi di avvertimento, come ha spiegato il Ministero della Difesa del Sud in una nota. Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa ufficiale nordcoreana Korean Central News Agency, la Corea del Nord ha risposto al lancio di decine di “proiettili” che il Sud avrebbe esploso nei pressi del confine tra i due Paesi”.

“Il nemico dovrebbe cessare immediatamente le azioni militari che causano un’escalation delle tensioni nelle aree vicino alle linee del fronte dove è possibile la sorveglianza visiva. Avvertiamo severamente il nemico di non suscitare inutili escalation di tensione lungo le linee del fronte “, ha detto un portavoce anonimo nordcoreano citato dai media di Stato, avvertendo che il Nord risponderà con fermezza e con un’azione militare schiacciante a qualsiasi provocazione.

L’avvertimento di Kim

La Corea del Sud e gli Stati Uniti stavano conducendo un’esercitazione di fuoco terrestre congiunta vicino al confine nella contea di Cheorwon, nel mezzo della penisola. In particolare, si è trattato del primo giorno delle esercitazioni di artiglieria a fuoco vivo dell’esercito sudcoreano nella contea di Cheorwon, con sistemi di razzi a lancio multiplo (MLRS) e obici K-9. Queste manovre andranno avanti anche nelle prossime ore, fino a venerdì, e potrebbero generare nuove reazioni da parte del Nord.

Per il momento Kim si è limitato a sparare proiettili di avvertimento. L’esercito sudcoreano ha riferito che i colpi sono stati sparati dalla contea di Kumgang, nella provincia di Kangwon, e da Jangsan Cape, nella provincia di Hwanghae meridionale, e che sono atterrati in una zona cuscinetto marittima a nord del confine marittimo de facto intercoreano. “Il nostro esercito sta rafforzando la sua preparazione in caso di emergenza, monitorando e monitorando le tendenze correlate in stretta collaborazione con gli Stati Uniti”, ha informato il Joint Chiefs of Staff (JCS) della Corea del Sud.

I 130 colpi sparati dal Nord seguono un periodo altrettanto travagliato. Si è trattato, inoltre, del primo evento di lancio di artiglieria della Corea del Nord da quando Pyongyang, lo scorso 3 novembre, ha sparato circa 80 colpi appena un giorno dopo aver sparato altri 100 colpi come parte di un intenso periodo di escalation militare nordcoreana proseguito fino al 5 novembre. Nello stesso lasso di tempo, i nordcoreani hanno anche lanciato almeno 33 missili, dopo aver avvertito che gli Stati Uniti e la Corea del Sud avrebbero pagato un “prezzo terribile” per andare avanti con le loro esercitazioni aeree più grandi di sempre.

La reazione di Pyongyang

Oltre che per le esercitazioni, Kim Jong Un potrebbe aver effettuato questo azzardo a causa della mossa di Washington, Seoul e Tokyo di attuare nuove sanzioni contro il Nord. La scorsa settimana, infatti, gli Stati Uniti hanno annunciato l’imposizione di sanzioni nei confronti di tre membri del Partito del lavoro della Corea del Nord per i loro legami con il programma di missili balistici portato avanti dal loro governo. Si tratta di Jon Il Ho, Yu Jin e Kim Su Gil. I tre sono stati sanzionati anche dall’Unione europea.

Corea del Sud e Giappone si sono allineati agli Stati Uniti, varando a loro volta nuove sanzioni a carico di individui ed entità nordcoreane. Il ministero degli Esteri della Corea del Sud ha fatto sapere di aver imposto sanzioni a otto entità e sette individui connessi ai programmi di armamenti nordcoreani, inclusi un cittadino di Singapore e uno di Taiwan.

Dal canto suo, il Ministero degli Esteri giapponese ha annunciato invece l’imposizione di sanzioni a tre persone giuridiche, incluso il Lazarus Group, sospettato di condurre attacchi informatici per conto di Pyongyang. Le sanzioni unilaterali giungono dopo un recente tentativo dei tre Paesi di approvare nuove misure sanzionatorie al Consiglio di sicurezza Onu, dove però hanno espresso parere contrario Russia e Cina. Sulla penisola coreana la tensione resta altissima.  

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