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Il 27 gennaio a Pantelleria ha avuto luogo un’esercitazione congiunta Aeronautica e Marina Militare che ha visto coinvolti gli F-35B, la versione a decollo corto e atterraggio verticale (Stovl) del velivolo prodotto da Lockheed-Martin, di entrambe le Forze Armate.

Presso il sedime aeroportuale dell’isola situata in centro al Mediterraneo, sono giunti due Lightning II che si sono “abbeverati” da un velivolo KC-130J per dimostrare la capacità dei caccia di quinta generazione in versione “Bravo” di poter operare da basi “semipreparate”, ovvero da installazioni avanzate che non hanno tutte le caratteristiche di quelle dove hanno sede permanente i velivoli.

Una sinergia “expeditionary

L’evento addestrativo si inquadra in pieno nel processo di sviluppo di capacità interforze, fortemente sostenuto dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini, e ha sancito un ulteriore passo in avanti nel processo di integrazione di velivoli multiruolo di quinta generazione, avviato con la recente esercitazione internazionale che ha visto impegnata la portaerei Cavour con F-35B di Marina e Aeronautica unitamente alla portaerei britannica Hms Queen Elizabeth.

In particolare, l’esercitazione è stata finalizzata a incrementare la capacità expeditionary da terra attraverso l’utilizzo di una base non idonea alle operazioni di volo di velivoli a decollo convenzionale.

Presenti all’evento il capo di Stato Maggiore della Difesa, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, il capo di Stato Maggiore della Marina, ammiraglio di squadra Enrico Credendino e il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale di squadra aerea Luca Goretti.

Sfruttando le caratteristiche Stovl, gli F-35B delle due Forze Armate sono atterrati presso il distaccamento aeroportuale di Pantelleria ed hanno effettuato attività di rifornimento a terra a motori accesi, in gergo tecnico “hot-pit“, da un aereo KC-130J della 46esima Brigata Aerea di Pisa, attraverso il particolare sistema Alarp (Air Landed Aircraft Refuelling Point) che fornisce il rifornimento simultaneo di un massimo di 4 aeromobili pompando carburante dai serbatoi dell’Hercules.

A seguire, basandosi su uno scenario operativo/esercitativo, i due F-35 B e ulteriori 2 Typhoon hanno condotto operazioni complesse note come Comao (Composite Air Operation). Tra queste quella di Close Air Support (Cas) alle Forze di Superficie per il tramite di nuclei Jtac (Joint Terminal Attack Controller) a terra, ed interdizione aerea con gestione strategica e tattica effettuata dal velivolo G550 Caew del 14esimo stormo. In aggiunta, ha preso parte all’esercitazione offrendo rifornimento un velivolo KC-767A.

L’attività svolta a Pantelleria, che segue quella effettuata nel contesto expeditionary sea based con la portaerei Cavour e la Hms Queen Elizabeth il 21 novembre 2021, mira a ricercare sinergie nel contesto addestrativo tra i velivoli F-35B della Marina e dell’Aeronautica Militare, impegnate rispettivamente nel processo di raggiungimento delle Initial Operational Capability maritime e land.

Lo scopo è quello di esprimere una capacità air expeditionary interforze e multidominio, funzionale allo sviluppo di un moderno strumento militare nazionale basato anche sul sistema d’arma F-35B, e capitalizzando le peculiari expertise di settore e le pregresse esperienze maturate dai gruppi di volo delle rispettive Forze Armate.

Basi “austere”, early entry e il fattore navale

In molti teatri operativi non sono presenti piste idonee alle operazioni di velivoli a decollo convenzionale, ma piuttosto le cosiddette “basi austere”. Queste sono di solito prive di una capacità di supporto logistico oppure l’hanno solo minimale (in gergo sono chiamate “austere base”) e si trovano di massima lontane da Fsb (Forward Support Base) e Flb (Forward Logistic Base). Altre volte sono di ridotte dimensioni perché nate per esigenze di altra natura o perché parzialmente danneggiate/inagibili (quindi parzialmente chiuse).

Per evitare di schierare i velivoli su basi spesso lontane dal teatro di operazioni vero e proprio, con un incremento di costi (impiego di aerocisterne) e rischi operativi dovuti all’aumento delle distanze da coprire in volo, vengono sfruttate queste basi austere, idealmente in prossimità delle aree d’operazione per aumentare la flessibilità nell’utilizzo del sistema d’arma e ridurre notevolmente i tempi d’intervento. Avere a disposizione caratteristiche di decollo corto e atterraggio verticale offre all’F-35B enorme flessibilità e agilità di impiego, consentendone il posizionamento in prossimità delle aree di crisi sin dalle prime fasi di un conflitto quindi supportando l’early entry e riducendo i tempi di costituzione delle forze e, anzi, anticipando la raccolta delle informazioni propedeutica all’immissione in teatro del pacchetto più grande di forze aerospaziali, anche e soprattutto grazie alla capacità del velivolo di essere una piattaforma sensoristica all’avanguardia in grado di comunicare e condividere informazioni praticamente in tempo reale con altri assetti sul campo di battaglia.

Nave Cavour, oggi, insieme al suo gruppo aereo (Grupaer) basato a Grottaglie (Ta) e in fase di passaggio dai velivoli Av-8B Harrier II agli F-35B, rappresenta la massima espressione della proiezione di forza dal mare (in gergo expeditionary sea based) del nostro Paese proprio grazie all’ingresso in linea dei Lightning II.

La Marina Militare sta continuando con priorità il processo per il raggiungimento della capacità operativa iniziale (Ioc) della portaerei col velivolo F-35B, per assicurare una regolare transizione dagli Harrier II, ricercando in futuro sempre maggiori interazioni addestrative e operative sia a livello nazionale, sia internazionale con i gruppi portaerei delle marine alleate. Presto, infatti, nel Mediterraneo Orientale nave Cavour sarà coinvolta con le portaerei di Francia e Stati Uniti per un’importante esercitazione congiunta.

Come funzionerà il modello italiano di gestione degli F-35B

Al termine dell’esercitazione, i tre vertici di Difesa, Aeronautica e Marina, si sono resi disponibili per qualche domanda. Abbiamo così appreso dall’ammiraglio Cavo Dragone che i numeri dei velivoli “Bravo” per singola Forza Armata sono insufficienti per i compiti da svolgere, e pertanto sicuramente “vanno uniti” per “lavorare in sintonia”. L’ammiraglio ha tenuto a sottolineare che pensare singolarmente pro domo sua è ormai “fuori dai tempi” pertanto la flotta di 35B, pur lavorando in modo più o meno parallelo, verrà impiegata “fianco a fianco per raggiungere capacità expeditionary sia da terra che da bordo”. L’ammiraglio ha anche detto che in caso di impiego dei velivoli in un teatro terrestre lontano dal territorio nazionale si useranno i caccia di Marina e Aeronautica con gli esemplari navali che passeranno sotto comando dell’Aeronautica, e viceversa in una situazione analoga ma in ambiente aeromarittimo.

Per quanto riguarda la questione concernente le basi in cui avranno sede i due gruppi dei Bravo, Cavo Dragone ha affermato che la Difesa sta valutando quali siano le migliori opzioni per soddisfare le rispettive esigenze, e che il ministro Lorenzo Guerini ha affidato il compito di studiare le possibili configurazioni allo Smd, ma l’attività congiunta Aeronautica-Marina comunque proseguirà e non è escluso che nella prossima esercitazione ci saranno piloti Am a bordo di nave Cavour. Inoltre si lavorerà per qualificare il rispettivo personale nelle diverse operazioni (a bordo e a terra).

In sostanza l’ammiraglio ha confermato che il “modello britannico” di impiego della forza di 35B non è stato preso in considerazione dalla Difesa italiana per, sostanzialmente, quella che è una doppia considerazione: intanto per mantenere le prerogative di ciascuna Forza Armata, ma poi perché non ha sortito i risultati che si aspettavano tutti in quanto c’è stato un lungo periodo in cui nel Regno Unito non c’è stata aviazione imbarcata.

L’ammiraglio è stato molto preciso: si parla di joint capacity, non di joint group: ciascuna forza armata manterrà il controllo della propria linea di Bravo ma in caso di intervento la gestione dell’intero gruppo sarà affidata a chi di dovere a seconda dello scenario da affrontare (terrestre o navale).

Il generale Goretti, parlando delle prossime consegne dei velivoli, ci ha rivelato che tra marzo e aprile di quest’anno l’Aeronautica riceverà un altro Bravo, ricordando a sua volta che tra le due Forze Armate ora c’è “piena sintonia” nella gestione della flotta e che si è “aperti a qualsiasi soluzione, l’importante è mettersi d’accordo”. Ci ha anche ricordato, parlando questa volta della versione A, che il ritiro definitivo dei Tornado è previsto per il 2027 e che, in particolare, la base aerea di Ghedi (Bs) è in fase avanzata di predisposizione per accogliere i nuovi caccia, ma che già quest’anno i primi velivoli verranno assegnati al Sesto stormo, continuando però ad operare da Amendola (Fg).

Il generale ha anche affermato che si potrebbe pensare di assegnare, in futuro, un pilota dell’Aeronautica a bordo di nave Cavour così come uno della Marina potrebbe volare nel reparto dell’Am che utilizza i Bravo. Goretti, interrogato sulla possibilità di continuare questa sinergia con la Marina Militare anche in merito alla dimensione cyber e spaziale, ha riferito che la strada di una collaborazione, positiva, c’è ed il percorso è avviato, e che “sta a noi non uscire da quella strada”, pertanto “qualsiasi cooperazione possibile sarà fatta”.

L’ammiraglio Credendino ci ha informato che la Ioc per i Bravo è prevista per il 2024 e ha ribadito che lo scopo per la Difesa è avere 30 aerei tipo Bravo perfettamente integrati. Pertanto la Marina deve avere l’obiettivo principale di addestrare i propri piloti a volare sull’F-35B per acquisire la capacità operativa completa, e lavorare insieme all’Am dal mare o da terra con catene di comando che verranno adattate alla situazione operativa. L’ammiraglio ci ha anche informato che il 2024 sarà l’anno del ritiro degli Harrier II dal servizio attivo (per l’esattezza tra il 2024 e il 2025) e che nave Trieste, che comunque avrà un ruolo secondario rispetto a nave Cavour per quanto riguarda l’impiego dei 35, è già pronta per utilizzarli, ma prima che venga consegnata ci vorrà un anno, quindi si parla del 2023.

Sempre Credendino, rispondendo a una nostra domanda, ci ha svelato che la Marina Militare parteciperà all’esercitazione Cold Response 2022 nel Mar di Norvegia con nave Garibaldi, un distaccamento di fucilieri di Marina del battaglione San Marco supportati da elicotteri Eh-101. Pertanto l’esercitazione, la prima nella regione dell’Artico con due gruppi di portaerei, vedrà la presenza di una terza unità portaeromobili, la Garibaldi, utilizzata però nelle esercitazioni di assalto anfibio, quindi senza velivoli ad ala fissa.

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