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La Finlandia – insieme alla Svezia – è in dirittura d’arrivo per la domanda di adesione alla Nato: un recente sondaggio sulle intenzioni di voto del parlamento finlandese ha mostrato che la maggior parte dei delegati (112 su 200) sarebbe favorevole all’ingresso nell’Alleanza Atlantica, ma perché legalmente sia possibile è necessaria la maggioranza dei 2/3 dei rappresentanti, quindi, se in fase di votazione non si dovesse raggiungere questa soglia, la questione sarebbe rinviata alla Commissione per gli Affari Costituzionali.

La svolta atlantista di Helsinki non è affatto una novità: il costante aumento dell’attività militare russa – a sua volta innescato dall’espansione a est della Nato – e soprattutto il colpo di mano in Crimea del 2014, hanno costretto i Paesi Scandinavi a cambiare la propria postura militare, aumentando non solo l’attività di pattugliamento e sorveglianza ma anche recuperando un assetto generale “da Guerra Fredda”. La Svezia, ad esempio, ha reintrodotto la leva – se pur selezionata – e ha aumentato il budget per la Difesa.

Proprio col suo vicino scandinavo, la Finlandia ha intessuto una partnership stretta che mette a fattor comune le rispettive capacità militari in caso di necessità, puntando molto sull’interoperabilità delle reciproche forze armate per rafforzare la sicurezza della regione del Mar Baltico anche grazie a una pianificazione operativa congiunta in tutte le situazioni possibili, ad esempio la protezione dell’integrità territoriale.

Helsinki, insieme a Stoccolma, è anche legata a Oslo (membro della Nato) attraverso il “Trilateral Statement of Intent”, siglato il 23 settembre del 2020, che fissa come obiettivo una più stretta cooperazione in materia di Difesa tra i tre Paesi col fine di raggiungere capacità e prontezza tali per condurre operazioni militari, sulla base sempre di “decisioni separate”. La Finlandia ha anche firmato un accordo trilaterale simile con Stati Uniti e Svezia nel 2018 e fa parte del Nordefco, una struttura che ha lo scopo generale di rafforzare la difesa nazionale dei partecipanti, esplorare sinergie comuni e facilitare soluzioni condivise efficienti.

L’attuale conflitto in Ucraina ha quindi accelerato un processo in atto già da tempo, e innescato proprio dalla maggiore assertività russa che lentamente si è trasformata in vera e propria aggressività. L’avvicinamento all’Alleanza Atlantica è stato accompagnato, com’è ovvio, da un progressivo miglioramento delle capacità difensive delle Finnish Defense Forces (Fdf) supportato da un aumento delle spese per la difesa: la Finlandia ha previsto di spendere 5,6 miliardi di dollari nel 2022 per questo settore, equivalenti all’1,96% del Prodotto Interno Lordo del Paese (la spesa media, dal 1988, si aggirava intorno al 1,54%). Una percentuale che porta Helsinki molto prossima a quella soglia del 2% stabilita dall’Alleanza per i propri partner nell’ormai lontano vertice del Galles del 2014.

Il programma di miglioramento delle capacità delle Fdf è di ampia portata: passa dal settore aeronautico per quello marittimo, terrestre, e fino a coinvolgere anche il sistema di difesa civile. Le luci della ribalta giornalistiche si sono soffermate, com’è logico, sulla decisione di acquistare i cacciabombardieri di quinta generazione F-35.

A dicembre dello scorso anno Helsinki ha piazzato un ordine per la fornitura di 64 velivoli insieme a missili aria-aria, munizionamento guidato di precisione aria-terra e relative attrezzature per un costo stimato complessivo di 12,5 miliardi di dollari. In dettaglio, oltre ai caccia, saranno forniti 66 motori Pratt & Whitney F-135 insieme a un interessante pacchetto di armi composto in particolare da 500 Gbu-53/B II “small diameter bomb”, 150 missili Aim-9X Block II+ “Sidewinder”, 100 missili Agm-154C-1 Joint Stand Off Weapon (Jsow-C1), 200 missili Agm-158B-2 (Jassm-Er), 120 kit di guida Jdam per le bombe Gbu-31 e 150 per le Gbu-38/54 insieme a contenitori di armi.



Il programma HX per la sostituzione dei 62 F/A-18 “Hornet” dell’Aeronautica Finlandese ha così visto il caccia di Lockheed-Martin vincere la concorrenza rappresentata dai francesi Rafale, dagli Eurofighter Typhoon, e dagli svedesi Saab Gripen E. La scelta è stata probabilmente guidata dalle elevatissime capacità di situational awareness date dall’F-35, e proprio da questo punto di vista Helsinki ha recentemente indetto una gara per l’acquisizione di Uas (Unmanned Aerial System) per missioni di intelligence, sorveglianza e acquisizione obiettivi in grado di operare durante tutto l’anno con qualsiasi condizione atmosferica. Il bando di gara è stato emesso lo scorso 11 aprile e riguarda 1000/2000 Uas complessivi da fornire alle Fdf. La gara terminerà il prossimo 9 maggio, mentre il ciclo di negoziati per i dettagli delle specifiche operative cesseranno all’inizio del 2023 per portare alla scelta del vincitore entro l’estate dello stesso anno.

Sicuramente la decisione intrapresa da Helsinki ha risentito anche di quanto visto in Ucraina, dove gli Uas, anche di tipo commerciale, hanno una parte centrale nel conflitto, aiutando i difensori nella ricognizione del campo di battaglia e nell’aggiustamento del tiro di artiglieria.

Per quanto riguarda le forze terrestri, la Finlandia ha firmato, sempre a dicembre del 2021, un accordo per aggiornare il sistema di controllo del fuoco dei loro Mbt (Main Battle Tank) Leopard 2: il Ministero della Difesa ha autorizzato infatti l’aggiornamento dei carri acquistati da Germania e Paesi Bassi. Ad occuparsene sarà la compagnia tedesca Krauss-Maffei Wegmann e l’aggiornamento riguarderà la capacità di sparare nuovi proiettili He/Frag oltre alle munizioni già in uso. Questo migliorerà significativamente la potenza di fuoco degli Mbt, le opportunità di utilizzo e la capacità di fornire supporto alle truppe. La flotta di carri armati finlandesi dovrebbe essere tutta aggiornata entro il 2026. L’ultima consegna dei tank, nella versione 2A6, era stata effettuata a ottobre del 2019, dopo che l’ordine per 100 carri in surplus dagli arsenali olandesi era stato effettuato nel 2014.

Come si può notare il 2014 rappresenta, proprio per quanto avvenuto in Ucraina, l’anno della svolta per la percezione di sicurezza di tutti i Paesi che confinano o sono prossimi all’orso russo. In particolare la Finlandia, in pochi anni a partire da quel fatidico momento, ha compilato la sua “lista della spesa” per l’aggiornamento delle Fdf, che includeva anche nuovi sistemi radar di contro-artiglieria, proiettili di artiglieria di precisione a lungo raggio e siluri, questi ultimi che non venivano acquistati in gran numero dalla Seconda Guerra Mondiale. I

n quegli anni sono state gettate anche le basi per sostituire alcune classi di unità navali in servizio: stiamo parlando, ad esempio, delle moto-missilistiche da attacco veloce della classe Rauma e dei posamine della classe Hameenmaa (in totale sette vascelli), prossime a raggiungere la fine della loro vita operativa, che dovranno essere rimpiazzate da quattro nuove navi del programma “Squadron 2020” – nato nel 2016 – per un costo stimato totale di 1,2 miliardi di euro. Inoltre, le quattro unità missilistiche da attacco veloce di classe Hamina hanno visto un aggiornamento di mezza vita tra il 2019 e il 2021 che ha incluso il miglioramento delle capacità antisom grazie all’introduzione di armamento siluristico.

Dal punto di vista della difesa civile, Helsinki sta implementandone l’addestramento. L’associazione dei riservisti finlandesi prevede che i suoi membri raddoppino quest’anno passando a 100mila: circa il 90% di essi sono sono riservisti e il resto sono civili che volontariamente seguono i corsi di addestramento, che per quest’anno, come riferiscono fonti finlandesi, sono al completo e che potrebbero presto vedere un cambiamento con la possibilità che i volontari civili possano utilizzare armamento reale sotto la supervisione di istruttori dell’esercito. È bene chiarirlo: non si tratta di una mobilitazione generale come qualche media in cerca di visibilità a metà tra l’allarmismo e il sensazionalismo cerca di far credere, ma solamente un rafforzamento delle capacità difensive di Helsinki.

Proprio questo rafforzamento generale, cominciato da tempo, come abbiamo visto, sarà la condizione che permetterà un rapido ingresso della Finlandia nella Nato, insieme alla sua ormai rodata capacità di interagire efficacemente con le forze dell’Alleanza.

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