Nella giornata dell’8 luglio Joe Biden ha visitato a Langley, in Virginia, il quartier generale della Cia nel giorno del settantacinquesimo anniversario della fondazione dell’agenzia di intelligence più importante degli Stati Uniti. Riconoscendola come un “pilastro” della sicurezza nazionale, il presidente Usa ha inoltre approfondito il suo sostegno ai metodi operativi seguiti della Cia negli ultimi mesi, a partire dalla fase di avvicinamento all’invasione russa dell’Ucraina.

“Il discorso di Biden è stato in netto contrasto con quello del predecessore Donald Trump, che in occasione del suo primo discorso da presidente nella sede della Cia aveva criticato i media e i suoi avversari politici”, nota Formiche.



Biden sposa appieno, in ultima istanza, la strategia della Cia della massima trasparenza e dell’uso “militare” delle informazioni che spesso la Casa Bianca ha avuto modo di stigmatizzare nei momenti in cui veniva tesa al massimo. La scelta della Cia guidata dall’ambasciatore William Burns di promuovere il passaggio diretto delle informazioni ai media statunitensi nelle fasi precedenti l’invasione dell’Ucraina è stata pensata per evitare intossicazioni ambientali e Dezinformatsia da parte di Mosca ha mostrato, carte in tavola, che Washington aveva una capacità di raccolta dati notevole e poteva prevedere le mosse della Russia.



Il presidente punta una volta di più su un’intelligence che con la nomina di Burns, ex ambasciatore in Russia, ha messo al lavoro da oltre un anno e mezzo sulla gestione dei rapporti con Mosca. Dapprima Burns è stato il pontiere per il tentativo di Biden e di Vladimir Putin di ricostruire con un grado crescente di prevedibilità i rapporti Washington-Mosca, mettendo la prevedibilità al posto della conflittualità a tutto campo.

Di fronte al naufragio Usa in Afghanistan, in cui peraltro Burns è stato l’unico membro dell’amministrazione a salvarsi provando a dialogare coi Talebani la via d’uscita per le truppe americane, la crescente assertività russa ha messo la Cia in trincea nel monitoraggio del rafforzamento del dispositivo militare ai confini dell’Ucraina. In inverno Burns ha visitato due volte Putin e Volodymyr Zelensky facendo la spola tra Mosca e Kiev: avvertimenti allo Zar, a cui è stato fatto capire che la Russia era attenzionata; parole franche e schiette al comico divenuto presidente e ora comandante in capo, circa le reali intenzioni russe.

Di fronte al timore di Zelensky e alla sua titubanza sugli avvertimenti americani, la svolta aperta: la comunicazione a mezzo stampa delle informazioni riservate circa l’imminente offensiva russa, una strategia che poi i servizi segreti britannici hanno a guerra iniziata replicato. A Langley Biden ha rivendicato questa strategia: “siamo stati in grado di preannunciare al mondo cosa Vladimir Putin stava pianificando in Ucraina”, causando “un buco gigantesco nella messinscena” e “screditando le sue bugie”.



Va detto che sul fronte politico è mancato il gancio tra la strategia di massima trasparenza operata dalla Cia. Ovvero: anche nel “secolo dell’intelligence” in cui, più che mai, è fondamentale per i governi avere sotto mano informazioni privilegiate e decisive per capire i trend globali e le mosse degli attori ostili, è l’autorità politica il decisore ultimo. Il fatto che i servizi non siano titolati di questa priorità è chiaramente una garanzia fondamentale per qualsiasi ordinamento liberaldemocratico moderno ma impone che i servizi agiscano nel quadro di un sistema.

In tal senso il dato della guerra in Ucraina parla di un eccellente lavoro di sorveglianza satellitare, di intelligence e di presidio a cui Biden e l’amministrazione non hanno saputo (o voluto) dare la degna conclusione: far emergere mosse deterrenti per bloccare l’invasione russa dell’Ucraina piuttosto che agire a traino degli avvenimenti in quella che è emersa come una conflittualità avente le caratteristiche della guerra per procura (l’utilizzo dell’Ucraina come antemurale anti-russo) senza averne però le tempistiche, dato che Washington ha sempre agito a traino degli avvenimenti e del ritmo di marcia dell’invasione. Dalle sanzioni più dure agli invii di armi a Kiev: alla luce del sole l’amministrazione Biden poteva compiere azioni operative di vario tipo per scongiurare l’invasione. Ma non le ha compiute. Per Biden ripararsi dietro il paravento della Cia serve anche a coprire indecisioni politiche e carenza di pragmatismo nei momenti decisivi. Che poi questo sia avvenuto per calcolo o per negligenza, al calcolo pratico poco cambia, nonostante le chiare e diverse implicazioni politiche: se Biden esalta il lavoro dell’agenzia, vanno valutate le conseguenze operative nel campo delle scelte della Casa Bianca. Che parlano di una sostanziale negligenza mentre l’incendio ucraino veniva appiccato.

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