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Civili uccisi con un colpo alla testa e gettati lungo una strada di provincia, sospetti ribelli tenuti per settimane in un buco a cielo aperto di 7 metri di profondità per 5 di larghezza, dita mozzate, torture fisiche di ogni sorta, pestaggi, intimidazioni ed esazioni arbitrarie sono solo alcuni dei crimini di cui sono stati accusati gli pseudo-mercenari Russi che operano in Repubblica Centroafricana. Eppure, nel piccolo paese africano le cui forze armate contano c.ca 15 mila uomini, operano più di 11 mila caschi blu della missione Minusca in parallelo alla missioni Eutm (addestramento- conclusasi a dicembre del 2021) ed Euam (consulenza strategica) volute dall’Unione Europea.  Com’è possibile quindi che numerosi operatori di sicurezza russi, comunemente associati al famigerato gruppo Wagner, possano operare in totale impunità? Per rispondere ad una simile domanda occorre analizzare più nel dettaglio non solo le condizioni in cui versano le forze armate centrafricane (Faca), ma anche le caratteristiche della penetrazione Russa nel paese. Infatti, comprendere quali siano gli elementi che consentono agli operatori russi di agire con un ampio margine di manovra in un teatro operativo piuttosto saturo come quello centrafricano è fondamentale per capire il modus operandi russo in Africa e perché la presenza dei degli pseudo contractors russi rappresenta una minaccia per l’Occidente e per i suoi interessi. Un esempio: Parigi, già a novembre del 2021, avvertiva che la presenza degli uomini del gruppo Wagner in Mali era incompatibile con l’operazione Barkhane. A distanza di un solo mese, Macron annunciava la fine dell’operazione durata in totale più di 7 anni. Il caso paradigmatico della Repubblica Centrafricana permette quindi di fare luce sulla guerra d’influenza che contrappone la Russia all’Europa in Africa.

Il Settore della Sicurezza in RCA

In Rca si combatte sin dal 1989. Fra colpi di stato, insurrezioni, campagne contro-insurrezionali ed episodi di violenza intercomunitaria, l’Uppsala Conflict Data Program (Ucdp) stima che più di 14 000 persone abbiano perso la vita. Nel 2012 la Seleka, una coalizione di gruppi insorti provenienti dal nord del paese prevalentemente musulmano e storicamente marginalizzato, riesce a spodestare l’allora presidente Bozizé. Questo provocherà la dissoluzione delle forze armate centrafricane e farà sprofondare il paese nel caos. Nove anni dopo, a seguito dell’intervento delle Nazioni Unite con l’operazione Minusca nel 2014 e l’arrivo dei primi “consiglieri militari” russi nel 2018, le Faca hanno riacquistato il controllo di tutti i principali centri urbani del paese. Alla guida del paese siede ormai saldamente Faustin-Archange Touadéra, politico centrafricano di lungo corso, già primo ministro sotto Bozizé ed ora rieletto per un secondo mandato presidenziale nel 2020. Touadéra  deve a sua volta affrontare l’insurrezione della Coalizione dei Patrioti per il Cambiamento (Cpc), un nuovo gruppo ribelle guidato dall’ex presidente Bozizé che contesta la validità della sua rielezione. Nei primi mesi del 2021 le Faca lanciano una violenta controffensiva con l’aiuto di truppe ruandesi e dei “consiglieri militari” russi riuscendo ad indebolire significativamente i ribelli del Cpc. Un buon numero di questi è costretto a ritirarsi in Ciad e in Sudan, mentre una piccola parte si dà alla macchia.

Se I recenti successi militari delle Faca si potrebbero considerare come un segno della “buona salute” del settore della sicurezza centrafricano, le condizioni in cui versa l’esercito suggeriscono il contrario.  I numerosi progetti di riforma delle Faca, da ultimo quello del Piano Nazionale di Difesa (Pnd, 2017) elaborato con l’appoggio di Minusca, sono stati infatti sistematicamente disattesi. I principali ostacoli contro cui si sono scontrati i vari progetti di riforma sono l’etnicizzazione e la politicizzazione del personale di sicurezza. Storicamente i presidenti in carica hanno infatti accordato una netta preferenza per i membri della propria etnia d’origine e per i loro alleati politici, stravolgendo di volta in volta la composizione delle forze armate. Da ciò conseguono due principali effetti: la crescita incontrollata delle forze armate e sistemi di reclutamento opachi che spesso avvengono in parallelo a quelli ufficiali. Se il Pnd prevedeva un aumento del personale di sicurezza da 7000  a 9 800 , l’ International Crisis Group stima che il loro numero si aggiri oggi intorno alle 15 000 unità. Buona parte di queste nuove reclute non ha però seguito l’iter previsto dalla legge, ma è stata assunta a seguito del pagamento di una somma di denaro, senza passare dalle normali procedure di “vetting” (controllo dei precedenti penali e dell’attitudine al servizio). Inoltre, alcune istituzioni come la Guardia Presidenziale (in cui l’etnia del presidente in carica è maggioritaria) sono state integrate all’esercito regolare al di fuori da ogni quadro legale creando di fatto un sistema di gerarchie multiple in cui diversi corpi dell’esercito rispondono ad autorità diverse (ministero della difesa, stato maggiore della difesa, presidenza). Questo sistema di reclutamento inficia quindi non solo la disciplina delle forze armate, ma anche la loro formazione aumentando il rischio di episodi di violenza sulla popolazione. Se a ciò si aggiunge il fatto che la legge di bilancio dell’RCA prevede un taglio di più del 20% al budget della difesa per il 2022 , la situazione si fa ancor più preoccupante per un paese che permette ai militari di conservare il proprio equipaggiamento (fucili d’assalto compresi) presso il loro domicilio.

E i Russi?

Quando i ribelli della Seleka giungono a Bangui, a fine del 2012, il Centrafrica sprofonda nel caos. Per questo motivo nel 2014 il consiglio di sicurezza delle Nu istituisce Minusca con l’obiettivo di stabilizzare il paese. Tre anni dopo si svolgono le prime elezioni, giudicate libere ed eque da osservatori internazionali, che consacrano Touadéra. Sempre nel 2016 l’Unione Europea dà il via alla propria missione di addestramento (Eutm Rca) al fine di rendere le forze armate centrafricane “moderne, efficaci e democraticamente responsabili”. Composta da 365 istruttori militari e 71 civili la missione conta su un budget annuale complessivo di c.ca 30 milioni di euro. Dal 2016 ad oggi Eutm Rca ha addestrato 5 battaglioni delle Faca per un totale di 4 000 soldati e 1 200 ufficiali. L’addestramento fornito dall’Ue e la presenza del robusto contingente di Minusca non sono però sufficienti a risolvere i problemi di sicurezza nel paese, tant’è che fra il 2020 e il 2022 i ribelli lanciano 47 attacchi che causano 90 morti fra le Faca. Il presidente, insoddisfatto dei risultati ottenuti sul campo di battaglia, decide allora di rivolgersi ai russi la cui presenza nel paese è andata crescendo a partire dal 2018. Se non è chiaro come i mercenari russi siano retribuiti, la concessione di numerosi giacimenti di oro, diamanti e uranio al gruppo russo Lobaye Invest sembra suggellare una qualche forma di accordo.

I consiglieri militari russi, poco interessati alla promozione del rispetto dei diritti dell’uomo, a dispetto dei consiglieri di Eutm forniscono un addestramento “accelerato” di tre mesi (anziché sei), recentemente ridotto a qualche settimana. Soprattutto però i russi partecipano direttamente sia alle operazioni di combattimento sia alle attività di polizia. Svincolati da costrizioni giuridiche, i “contractors” russi sono più efficaci del personale delle Nu nel condurre operazioni di controinsorgenza. Il giorno precedente alla rielezione di Touadéra, l’ambasciatore russo in Rca, Vladimir Titorenko, avverte infatti i ribelli che rischiano di essere “totalmente annichiliti” se non rinunceranno alla violenza. I successi militari ottenuti dai contractors del Cremlino vengono poi amplificati da una vera e propria macchina della propaganda che si scatena sui social media bollando l’operato di Minusca e di Eutm come fallimentare. Numerosi soldati centrafricani sfoggiano orgogliosamente sui social patch e insegne appartenenti al gruppo Wagner. Nel cortile dell’Università di Bangui viene perfino eretta una statua che simboleggia la stretta collaborazione fra Faca e “forze bilaterali russe”. Più Bangui si lega a Mosca, più aumentano gli episodi di violenza nei confronti della popolazione.

Uno documento riservato del European External Action Service (Eeas), recentemente trapelato sui media, rivela che numerosi battaglioni dell’esercito centrafricano (fra cui quelli formati da Eutm) sarebbero sostanzialmente passati sotto il controllo diretto degli pseudo-contractors di Wagner. In effetti, se il Pnd mirava a ricostituire le Faca come una forza di guarnigione con una presenza stabile su tutto il territorio centrafricano, l’assenza di incentivi economici per i militari dislocati nelle zone più remote del paese ha di fatto contribuito a militarizzare la capitale, dove ora risiede c.ca un terzo delle forze armate del paese. I battaglioni dislocati nelle zone rurali e nella capitali provinciali sono stati invece abbandonati a loro stessi, dal momento che gli alti ufficiali delle Faca si muovono raramente al di fuori della capitale e non si spingono oltre le capitali provinciali. Abbandonati dai propri superiori, in assenza di una struttura gerarchica chiara, diversi battaglioni delle Faca si sono quindi trovati sotto il diretto comando dei contractors russi. Mentre le alte sfere dello stato e dell’esercito centrafricano intessono rapporti sempre più profondi con i Russi, l’International Crisis Group riporta che il malumore inizierebbe a serpeggiare fra i ranghi della Faca a causa sia dei ritardi nel versamento delle paghe sia dei trattamenti degradanti, sfociati talvolta in violenze fisiche, cui sono sottoposti dai “contractors” di Wagner. Non sorprende quindi la decisione dell’Europa di sospendere indefinitamente Eutm, che avrebbe dovuto essere rinnovata proprio nel 2022.

Il caso del Centrafrica è pertanto emblematico del ruolo sovversivo che ha assunto la Russia in teatri come quello africano. Il Cremlino si è infatti dimostrato particolarmente abile nello sfruttare a proprio vantaggio le debolezze interne dell’apparato di sicurezza centrafricano, di fatto vanificando gli sforzi internazionali per una riforma dello stesso (Ssr). Nonostante le ingenti somme di denaro investite nella stabilizzazione del Centrafrica, Nazioni Unite e Ue sembrano aver perso la guerra di influenza nel piccolo paese africano. Senza un’adeguata riforma delle pratiche di Ssr che tenga conto del ruolo di attori sovversivi come la Russia, il rischio di vedere questo scenario ripetersi in altri teatri come quello del Mali, del Ciad e perfino della Libia è pertanto pericolosamente alto.

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