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L’U.S. Air Force ha ricevuto la prima arma laser ad alta energia che può essere trasportata da aerei in forma pod. Lockheed-Martin ha rivelato che il sistema Lance (Laser Advancements for Next-generation Compact Environments) è stato consegnato all’aeronautica statunitense per effettuare una serie di test.

Breaking Defense ha riportato che l’Air Force ha ricevuto il primo Lance a febbraio di quest’anno, ed ora è in fase di valutazione da parte dell’Air Force Research Laboratory, o Afrl, incaricato di sviluppare e integrare nuove tecnologie nel campo aeronautico, spaziale e cyber.

Sappiamo ancora poco su questo nuovo sistema d’arma a energia diretta, a parte che si tratta del laser più piccolo, leggero e ad alta energia della sua classe di potenza che la Lockheed Martin abbia costruito fino ad oggi. Tyler Griffin, un dirigente della società statunitense leader nel campo della Difesa, ha affermato che Lance è grande “un sesto delle dimensioni” di una precedente arma a energia diretta prodotta dalla Lockheed per l’esercito, e che si tratta di “un punto di riferimento fondamentale nello sviluppo di un sistema d’arma laser operativo per il dominio aereo”. Non sappiamo esattamente la potenza di Lance, ma il laser terrestre, facente parte del programma Robust Electric Laser Initiative, aveva una potenza di 60 kilowatt, e ci sono indiscrezioni che quindi potrebbe aggirarsi intorno alla stessa classe, comunque inferiore ai 100 kilowatt.

Oltre alle sue dimensioni contenute, che lo rendono adatto per essere trasportato da un caccia, Lance richiede meno energia rispetto ai suoi predecessori, quindi risulta un sistema promettente sulla strada per arrivare alla completa integrazione di armi a energia diretta sui velivoli. Lance, infatti, è stato sviluppato nell’ambito programma più vasto, assegnato a novembre 2017, per lo sviluppo di un dimostratore laser di “autodifesa” per l’Usaf chiamato Shield (Self-protect High Energy Laser Demonstrator).

Si tratta di uno sforzo congiunto che riunisce Lockheed Martin, Boeing e Northrop Grumman: la prima fornisce l’arma laser vera e propria, Boeing produce il pod che la trasporta e Northrop Grumman è responsabile del sistema di controllo del raggio. Il programma Shield infatti comprende tre sottosistemi: Shield Turret Research in Aero Effects (Strafe), il sistema di controllo del raggio, che dirigerà il laser sul bersaglio, il Laser Pod Research & Development (Lprd), il pod montato sul jet da combattimento che alimenterà e raffredderà il laser, e il Lance.

Il lavoro di valutazione del sistema è appena cominciato, ma all’Afrl sono ottimisti e si pensa che potrebbe essere il primo tassello verso la possibilità di dotare i caccia legacy di pod laser in grado di esprimere un potenziale offensivo, che poi saranno integrati anche sui caccia di quinta generazione – in modalità intermedia – e infine sui nuovi velivoli di sesta generazione, integrandoli all’interno della cellula. Se il sistema sarà efficiente, in futuro ci saranno nuove classi di laser in grado di ingaggiare aerei nemici e droni a distanze maggiori rispetto a quando si prende di mira un missile antiaereo in rapido avvicinamento, lanciato da terra o da un aereo nemico.

Ancora Tyler Griffin ha aggiunto che la fase successiva del programma di sviluppo dovrebbe vedere il laser Lance integrato con un sistema termico per gestire il flusso di calore dell’arma. Non è noto esattamente quale aereo dovrebbe utilizzare il Lance per le prove di volo e, possibilmente, per quelle di tiro in volo: Lockheed-Martin, a tal proposito, è stata poco chiara affermando che stanno considerando diverse piattaforme.

Sembra che il laser, secondo quanto riferito dai funzionari dell’industria statunitense, potrà anche essere utilizzato da velivoli più grandi e lenti, pertanto non è da escludere che, almeno per le primissime fasi di valutazione, lo si veda appeso all’ala di un C-130, ma la decisione definitiva sulla piattaforma di test iniziale per il sistema Shield completo arriverà probabilmente una volta che sarà finanziata la prima dimostrazione di volo, che al momento non è ancora stata stabilita.

Allo stato attuale, anche la tempistica del programma di valutazione non è chiara, poiché l’Afrl ha affermato che si deve ancora decidere su quando potranno svolgersi le prime prove in volo. Alla fine del 2017 era stato affermato di voler testare un laser su un cacciabombardiere entro il 2021, mentre nel 2020 Lockheed Martin ha affermato che aveva in programma di far volare uno dei suoi laser su caccia entro il 2025. Tuttavia, l’Usaf ha riscontrato alcuni problemi, e l’anno scorso ha affermato di aver posticipato di due anni, al 2023, il programma per l’inizio dei test di volo.

Tali ritardi sono imputabili sia agli eventi pandemici, sia alle difficoltà riscontrate per soddisfare i requisiti del sistema d’arma, che, secondo i piani, deve essere in grado anche di intercettare i missili ipersonici, ponendo quindi delle sfide giudicate “enormi”.

I vantaggi tattici di una simile arma sono evidenti: poter disabilitare un missile in arrivo, o distruggere un drone, permetterebbe di ottenere un vantaggio tattico mai visto prima nel dominio aereo, ma esistono anche degli svantaggi per quanto riguarda questo tipo di armi a energia diretta: un laser, infatti, per essere efficace a distanza, deve superare la distorsione/diffusione e l’assorbimento dato dall’atmosfera, che in condizioni meteo particolari potrebbe essere molto limitanti, al punto da neutralizzarlo. Per questo si cercano anche altre soluzioni, come le armi a microonde, in grado di “friggere” i sistemi avionici dei bersagli. C’è anche il problema che un laser è in grado di ingaggiare un solo bersaglio alla volta, quindi per far fronte a un attacco multiplo servirebbero più assetti dotati di un singolo laser.

Sebbene non sia chiaro fino a che punto questi vari problemi, in particolare quelli legati alla stessa natura fisica del laser, siano stati risolti, la consegna del Lance è una pietra miliare importante verso la realizzazione di un’arma laser funzionale basata su velivoli.

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