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Gli Stati Uniti hanno pubblicato la loro nuova dottrina di impiego degli armamenti nucleari. Il documento, che prende il nome di Nuclear Posture Review (Npr), è stato pubblicato per la prima volta insieme alla National Defense Strategy e alla Missile Defense Review.

Analogie con la dottrina dell’amministrazione Trump

Per quanto riguarda l’impiego dell’armamento atomico – tattico e strategico – e il rapporto con gli alleati e partner degli Stati Uniti concernente il concetto di deterrenza, esso non si discosta dall’ultima Npr pubblicata nel 2018 dall’amministrazione Trump: gli Usa continuano a impegnarsi per la sicurezza dei propri alleati mettendo a disposizione il proprio “ombrello nucleare” fintanto che esisteranno Paesi che dispongono di tali strumenti di distruzione di massa.

Si ribadisce, infatti, che “il ruolo fondamentale degli armamenti nucleari è quello di essere un deterrente contro attacchi atomici verso gli Stati Uniti, i nostri alleati e i nostri Partner”. In particolare “gli Stati Uniti considereranno l’uso di armi nucleari solamente in circostanze estreme per difendere gli interessi vitali degli Usa, degli alleati e dei partner”. Riaffermata anche la scelta di non affidarsi alla dottrina “no first use” in considerazione che il rischio determinato anche da armamenti convenzionali in grado di infliggere danni di livello strategico sviluppati e schierati da Paesi “concorrenti” è di “livello inaccettabile”.

Parallelamente Washington si impegna a lavorare nella definizione di un utilizzo “sole purpose” (unico scopo) coi propri alleati e partner.

Nuovi concetti di deterrenza integrata

La prima novità che si incontra è la ridefinizione del concetto di deterrenza, che ora si esprime attraverso un sistema integrato di forze convenzionali e nucleari bilanciato, in modo da poter avere un ampio spettro di adattamento e messa in pratica per poter “complicare” i calcoli degli avversari, compresi quelli riguardanti l’innesco di crisi, iniziare conflitti armati e condurre attacchi strategici usando armi non nucleari, oppure cominciare un’escalation atomica con armi nucleari di ogni tipo.

Vale la pena riportare fedelmente le parole della Npr riguardo a questo concetto. Si afferma che “la deterrenza integrata implica lavorare senza soluzione di continuità attraverso i domini di combattimento, i teatri, l’intero spettro del conflitto, tutti gli strumenti del potere nazionale degli Stati Uniti e la nostra rete di alleanze e partnership. Adattata a circostanze specifiche, applica un approccio coordinato e sfaccettato per ridurre le percezioni dei concorrenti sui benefici netti dell’aggressività rispetto alla moderazione. La deterrenza integrata è resa possibile da forze di combattimento credibili, preparate a combattere e vincere, se necessario, e protette da un deterrente nucleare sicuro ed efficace. Un obiettivo chiave della deterrenza integrata è sviluppare opzioni su misura che modellano le percezioni dell’avversario sul rapporto benefici/costi. Il ruolo delle armi nucleari è ben stabilito e integrato nella politica e nei piani di deterrenza strategica. Le capacità non nucleari possono essere in grado di integrare le forze nucleari nei piani e nelle operazioni di deterrenza strategica in modi adatti alle loro caratteristiche e coerenti con la politica su come devono essere impiegate”.

Cina sempre più al centro

Dal punto di vista delle minacce di riferimento, la grossa novità è data dall’ampio spazio dato a quella cinese.

Si afferma che la Repubblica Popolare Cinese (Rpc) diventerà, entro il 2030, il terzo Paese al mondo a possedere un importante arsenale nucleare (si stima con un migliaio di testate) e che pertanto è necessario mantenere la credibilità della deterrenza in modo contemporaneo verso Russia e Cina mettendo quindi “sotto stress” la stabilità, il controllo degli armamenti e la riduzione del rischio atomico.

La Corea del Nord viene definita come un rivale “non della stessa scala” di Pechino e Mosca ma che presenta un dilemma per quanto concerne la deterrenza in quanto l’espansione del suo arsenale missilistico e atomico pone una “minaccia persistente” nella regione che potrebbe degenerare in un conflitto nucleare nella Penisola Coreana che potrebbe facilmente degenerare.

L’Iran viene ricordato come una potenza non atomica e che, attualmente, non sta lavorando per diventarlo, ciononostante la sua attività di ricerca, così come effettuata prima della stipula del trattato Jcpoa (Joint Comprehensive Plan of Action) ora decaduto, è fonte di grande preoccupazione perché potenzialmente sfruttabile per ottenere armi nucleari.

Indo-Pacifico è fonte di preoccupazione

Tornando alla Cina, nella Npr un paragrafo viene dedicato esclusivamente alla deterrenza nell’Indo-Pacifico a sottolineare ancora una volta la centralità di questo fronte nella politica estera statunitense, in cui è passato in secondo piano il contrasto alla Russia.

Qui Washington individua nell’aggressività cinese, russa e nordcoreana i fattori destabilizzanti e di rischio e pertanto si prefigge di “lavorare con alleati e partner per assicurare un efficace mix di capacità, concetti, dispiegamenti, esercitazioni e opzioni su misura per scoraggiare e, se necessario, rispondere alle coercizioni e aggressioni”.

Gli Stati Uniti ribadiscono che non intendono condividere il loro deterrente atomico fornendo armi di questo tipo agli alleati, in quanto una tale possibilità potrebbe innescare un attacco nucleare preventivo da parte di attori particolarmente instabili come la Corea del Nord.

Invece, Washington si prefigge di aumentare e rafforzare la deterrenza enfatizzando un approccio collaborativo tra Usa e alleati in ambito decisionale e nelle attività che rinforzano la sicurezza collettiva. Pertanto, si afferma, gli Stati Uniti “continueranno a mettere in campo forze nucleari flessibili adatte a scoraggiare un conflitto regionale, incluse lo schieramento avanzato di bombardieri strategici, cacciabombardieri dual use e armi nucleari nella regione e nel globo”. In particolare gli Usa “lavoreranno con gli alleati e partner per identificare le possibilità di aumentare la visibilità degli assetti strategici statunitensi nella regione a dimostrazione dell’impegno Usa, incluse visite di sottomarini lanciamissili balistici e di bombardieri”.

Abbandonati gli Slcm nucleari

Da un punto di vista più tecnico, nella nuova Npr si rende nota la decisione di abbandonare lo schieramento di missili da crociera a carica atomica lanciati dal mare (Slcm-N – Sea Launched Cruise Missile – Nuclear). Questi vettori, comparsi nella Npr del 2018 “per integrare il programma nucleare esistente al fine di rafforzare la deterrenza dell’uso nucleare limitato in un conflitto regionale”, vengono ritenuti “di valore zero” per fornire un’opzione di risposta all’uso di un’arma nucleare tattica da parte di un avversario usando una testata a basso potenziale.

Gli Stati Uniti, nel 2018, avevano stabilito di sviluppare la testata W76-2 a basso potenziale per la loro flotta di sottomarini lanciamissili balistici e oggi hanno rivalutato la logica di queste capacità concludendo che la W76-2 è sufficiente a fornire attualmente un mezzo importante per scoraggiare un uso nucleare limitato.

Abbiamo già avuto modo di analizzare come la decisione di montare testate a basso potenziale su missili balistici sia, potenzialmente, destabilizzante: un avversario non può sapere se un Slbm (Submarine Launched Ballistic Missile) lanciato da un sottomarino monta una testata a basso o alto potenziale, e nemmeno, ovviamente, sapere il bersaglio. Pertanto in caso di lancio di un ordigno simile molto facilmente si arriverebbe a una “full escalation” atomica utilizzante anche ordigni strategici.

Russia, Nato e armi atomiche tattiche

Abbiamo detto che nella Npr la Cina rappresenta la minaccia principale, ma questo non significa che gli Stati Uniti abbiano derubricato la Russia.

Viene infatti ricordato che la Federazione resta il rivale degli Usa con il più grande e diversificato arsenale atomico e con una dottrina che prevede l’utilizzo combinato di armi nucleari e convenzionali per la difesa del territorio da attacchi strategici oppure per il conseguimento della vittoria sul campo di battaglia in conflitti regionali.

Pertanto Washington ribadisce i suoi impegni euro-atlantici precisando anche, sibillinamente, che lavorerà con gli alleati per “raggiungere la più ampia partecipazione possibile alla missione di condivisione degli oneri nucleari della Nato coerentemente con gli impegni assunti nel trattato”. Sembra che, tra le righe, gli Stati Uniti aprano alla possibilità di allargare il club di membri dell’Alleanza Atlantica che sono dotati di armi nucleari tattiche statunitensi utilizzabili secondo il meccanismo della “doppia chiave” dai Paesi ospitanti.

Il rinnovo della “triade”

Infine, riaffermata la centralità della “triade” nucleare composta da bombardieri, sottomarini lanciamissili e Icbm (Intercontinental Ballistic Missile) specificando i programmi di modernizzazione che prevedono il nuovo missile balistico intercontinentale (Sentinel) che monterà due testate (la W87-0/Mk21 e la W87-1/Mk21a, il proseguimento del programma per gli Ssbn della classe Columbia e, di concerto, il prolungamento della vita operativa dell’Slbm Trident II D5 e la continuazione del lavoro per la testata W83, la modernizzazione dei bombardieri B-52H, il finanziamento complessivo per il nuovo B-21 e per il missile da crociera Long Range Standoff Weapon a cui si associa la testata W80-4, il ritiro della bomba a caduta libera B83-1 insieme al già citato proseguimento dello sviluppo della W76-2 con relativo vettore lanciato da sottomarini, l’adeguamento dell’F-35A per il ruolo di bombardamento atomico tattico e la sostituzione delle vecchie B61 con le nuove B61-12.

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