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La Corea del Nord ha dato il via una fase in cui sta effettuando diversi lanci di vettori missilistici di tipo diverso che ha generato allarme negli alleati statunitensi della regione del Pacifico Occidentale.

Mercoledì 2 novembre una raffica di tre missili, incluso uno che secondo la Corea del Sud potrebbe essere stato un missile balistico intercontinentale, ha solcato i cieli del Mar del Giappone provocando l’attivazione delle sirene di allarme aereo in territorio nipponico nelle prefetture di Niigata, Yamagata e Miyagi che hanno spinto la popolazione a cercare rifugio.

L’esercito sudcoreano ha affermato che l’Icbm (Intercontinental Ballistic Missile) è stato lanciato dall’area di Sunan, vicino a Pyongyang, e che il lancio è stato un fallimento, mentre gli altri due vettori appartenevano alla classe a corto raggio (Srbm – Short Range Ballistic Missile).

Parlando in una conferenza stampa, il ministro della Difesa giapponese Yasukazu Hamada ha affermato che il missile balistico intercontinentale ha percorso 750 chilometri, raggiungendo un’altitudine massima di 2mila. Tali lanci, noti come lanci “lofted“, vengono condotti dal Nord per evitare di sorvolare le nazioni vicine e per testare la resistenza delle testate mentre rientrano nell’atmosfera. Gli osservatori hanno affermato che il missile potrebbe essere uno Hwasong-17, il più grande missile balistico mobile del mondo, che si credeva avesse fallito il lancio di marzo scorso. Nessuno dei tre missili lanciati è atterrato nella Zee (Zona di Esclusività Economica) del Giappone, che si estende per 200 miglia nautiche dalla sua costa.

L’allarme lanciato dal Giappone, definito J-Alert, è stato emesso a causa di una traccia diversa da quella dei tre missili, che si ritiene potrebbe essere quella di una sezione del missile esploso in volo.

I lanci di mercoledì sono solo gli ultimi di una serie cominciata a settembre: dal 25 sono stati sette gli Srbm lanciati dalla Corea del Nord, in quattro distinti giorni, a cui si è affiancato un Irbm (Intermediate Range Ballistic Missile) il 4 ottobre che ha volato nello spazio aereo nipponico.

Con l’ultimo lancio di un Icbm possiamo notare la progressiva escalation da parte di Pyongyang: dapprima i vettori a corto raggio, poi uno a raggio intermedio che ha attraversato i cieli nipponici come non avveniva da tempo, infine il lancio di un missile intercontinentale. Si tratta, ancora una volta, della “diplomazia dei missili” della Corea del Nord messa in atto per cercare di arrivare al tavolo negoziale con Stati Uniti e alleati in modo da ridurre la pressione dell’embargo e delle sanzioni internazionali che stanno strangolando il Paese.

Questa volta, però, Washington non sembra propensa a cedere: il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price ha affermato che il lancio “sottolinea la necessità per tutti i paesi di attuare pienamente le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite relative alla Corea del Nord, che hanno lo scopo di vietare a Pyongyang di acquisire le tecnologie e i materiali necessari per portare a termine questi destabilizzanti prove”.

Il lancio di mercoledì è giunto dopo una serie senza precedenti di oltre 20 lanci di missili effettuata il giorno prima, incluso uno che è precipitato vicino alle acque territoriali sudcoreane per la prima volta dalla divisione della penisola nel 1953.

Definire test questi lanci non è però del tutto corretto. Non è infatti un caso che il Nord abbia usato vettori di tipo diverso in un breve arco temporale o anche nello stesso momento: l’esercito nordcoreano, infatti, non effettua veri e propri test ma si tratta di esercitazioni a fuoco che mobilitano diverse unità, non solo missilistiche.

Il procedimento di certificazione dell’operatività di un vettore missilistico è infatti diverso rispetto a quello occidentale: la Corea del Nord, una volta assemblato il missile, lo utilizza per esercitazioni a fuoco che testano sia il vettore stesso, sia le forze che lo utilizzano. Una metodologia usata spesso e per vettori diversi che è funzionale alla velocizzazione del processo di ingresso in servizio dei missili.

Tale modus operandi porta, a volte, anche all’abbandono prematuro di un sistema qualora le esercitazioni che lo vedono coinvolto siano un fallimento, come accaduto per il Taepodong-1, un Irbm che era stato pensato anche per la messa in orbita di piccoli satelliti. Dopo di esso, infatti, il Nord è passato direttamente al Musudan, che è stato usato in diversi lanci nel 2016 che ne hanno certificato l’affidabilità. Stessa prassi per gli Icbm: Taepodong-2/Unha-3 sono stati presto abbandonati per passare allo Hwasong-13 (anch’esso abbandonato), da cui poi sono derivati gli Hwasong-14, 15 e 17.

Questa metodologia è tanto più evidente se consideriamo che, a volte, la Corea del Nord effettua lanci che coinvolgono unità dell’esercito operative come in occasione del lancio di un missile a corto raggio da un treno avvenuto a gennaio.

Ovviamente non si tratta solo di esercitazioni: come detto la Corea del Nord usa questi lanci per testare le proprie capacità missilistiche in modo accelerato. Pyongyang sta lavorando, infatti, per migliorare la tecnologia di guida dei missili dotati di più veicoli di rientro, in quanto il fine è raggiungere la capacità di effettuare un attacco nucleare preventivo e di rappresaglia in grado di annientare qualsiasi bersaglio entro un raggio di 15mila chilometri con un’alta precisione. Da questo punto di vista il Nord deve quindi effettuare lanci di vettori con combustibile solido, che risultano essere molto più efficaci in quanto hanno tempi di attivazione molto più brevi rispetto a quelli a combustibile liquido.

Anche nel campo delle testate nucleari, Pyongyang ha bisogno di fare progressi per quanto riguarda la miniaturizzazione, fattore che, insieme alla situazione diplomatica attuale e ai lavori osservati presso il sito di Punggye-ri, ci fanno ritenere sia prossima la ripresa dei test atomici sotterranei.

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