Difesa /

Poche ore prima che a Tirana esplodesse la tensione con l’assalto alla sede del Partito democratico, l’Albania è stato oggetto di una notizia passata in sordina ma dagli interessanti risvolti strategici. Il Comando per le operazioni speciali degli Stati Uniti in Europa (Soceur) ha infatti annunciato di avere scelto il territorio albanese per un base avanzata. Secondo quanto riferito dallo stesso Soceur – e riportato da Agenzia Nova – l’obiettivo del comando delle forze speciali statunitensi è quello di rafforzare la stabilità regionale attraverso un centro che, a rotazione, servirà per blindare le capacità di proiezione strategica del Pentagono nell’area balcanica. “La posizione del quartier generale avanzato in Albania fornirà una maggiore interoperabilità con i nostri alleati albanesi, un importante accesso agli hub di trasporto nei Balcani e una maggiore flessibilità logistica”, queste le prime parole del comunicato.

Nel testo in cui viene annunciata la creazione dell’avamposto, si legge anche che “l’Albania rimane un forte alleato della Nato e gli Stati Uniti godono di una forte relazione con il governo albanese e il ministero della Difesa, il che rende naturale il posizionamento di un quartier generale avanzato nella nazione alleata. Inoltre, questa posizione riduce notevolmente i tempi di viaggio e aumenta la flessibilità sia delle operazioni speciali che delle forze convenzionali nella regione. Ciò non sarebbe possibile senza l’enorme sostegno del governo albanese e la professionalità dell’Esercito albanese”.

Per le forze speciali degli Stati Uniti l’obiettivo appare dunque duplice. Da una parte la volontà di ribadire la centralità albanese nel quadro strategico americano. Tirana, da tempo oggetto di una rinnovata sfida internazionale per influenzarne i destini, è confermata come alleata di Washington e quindi pienamente allineata al blocco occidentale. Dall’altra parte, però, c’è un secondo obiettivo che traspare dal comunicato di Soceur ma anche dalle parole del maggiore generale David H. Tabor, a capo del Comando operazioni speciali per l’Europa. L’Albania non viene vista soltanto come un partner, ma anche come un perfetto hub per l’addestramento e il dispiegamento rapido delle forze speciali Usa in tutta l’area balcanica. Un avamposto che è dunque non solo punto di arrivo, ma anche di partenza per eventuali operazioni nell’area sudorientale europea e in una fase estremamente delicata anche dei rapporti di forza con le altre potenze internazionale che si affacciano e convivono nei Balcani.

Per l’Albania non è certo una novità l’interesse americano nel rafforzamento del partenariato in campo militare. Già nel 2015 era stata firmata una dichiarazione congiunta che aveva come obiettivo proprio quello di rafforzare la cooperazione bilaterale su questioni globali e regionali, su temi che andavano dalla sicurezza all’energia fino in ambito politico. Nel 2018, in un incontro avvenuto al Pentagono tra l’allora ministra della Difesa, Olta Xhacka, e il Segretario alla Difesa Usa, James Mattis, la rappresentante della difesa albanese disse apertamente di considerare il proprio Paese come “una roccaforte degli Stati Uniti nella regione”, puntando sulle accuse nei confronti della Russia per tentativi di destabilizzazione politica.

Con la notizia della base delle forze speciali Usa in Albania, l’impressione è che Washington abbia dato sì seguito a un accordo che da tempo era sul tavolo dei rapporti con Tirana, ma anche che siano tutti i Balcani occidentali a essere di nuovo centrali nei piani statunitensi. Quella regione dell’Europa sud-orientale in cui l’Unione europea e la Nato tentano definitivamente di espandersi e dove si assiste a forti resistenze russe, penetrazioni turche e inserimenti cinesi, rientra adesso nuovamente nei piani di Washington. E che a confermarlo siano le forze speciali del Pentagono – e proprio in Albania – è un segnale di come le forze armate Usa siano particolarmente interessate a posizionarsi in vista di futuri possibile focolai di tensione, ma anche per cercare di limitare e prevenire azioni da parte di altri attori interni o esterni alla regione.

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