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Gli Stati Uniti stanno accelerando il dispiegamento in Europa della nuova versione delle bombe nucleari tattiche.

L’arrivo della bomba a caduta libera B61-12 in quelle basi Nato che normalmente ospitano già questo tipo particolare di munizionamento nucleare tattico era originariamente previsto per la prossima primavera, mentre ora è stato anticipato a dicembre di quest’anno, secondo quanto riferito da funzionari statunitensi agli alleati durante una riunione a porte chiuse a Bruxelles questo mese, come riferisce Politico. La mossa arriva in concomitanza con le crescenti tensioni date dalla minaccia della Russia di utilizzare un’arma nucleare tattica in Ucraina e rappresenta la presa di coscienza che l’Occidente deve fare di più per dissuadere Mosca dall’attraversare quella linea rossa.

Riteniamo che Mosca molto difficilmente alzerà il livello dello scontro sino a oltrepassare la soglia nucleare: sebbene nella dottrina russa di impiego dell’armamento atomico ci sia la possibilità di impiegare armi atomiche per preservare l’integrità della Federazione oppure per risolvere positivamente un conflitto che la coinvolge, il Cremlino, in questo momento, non ha mostrato alcun segnale concreto, al di là delle parole di propaganda, che possa far pensare stia effettivamente considerando questa opzione: le forze nucleari, in particolare quelle strategiche, non sono in preallarme, e gli assetti preposti all’utilizzo di armi atomiche non svolgono attività fuori dalla normale routine addestrativa.

Le recenti esercitazioni russe “Grom, che hanno coinvolto la “triade nucleare” di Mosca, vengono regolarmente effettuate ogni anno e non riflettono un imminente pericolo nucleare, semmai rispondono a un aumento delle tensione tra Occidente e Russia che è cominciata da anni riportandoci a livelli simili a quelli della Guerra Fredda.

Sul fronte dell’Alleanza Atlantica, da questo punto di vista, si è infatti assistito, negli ultimi 30 anni e con un’accelerazione negli ultimi 10, a un’inversione di tendenza riguardo la strategia nucleare in Europa, che quindi interessa direttamente l’arsenale delle bombe atomiche tattiche.

Dopo la fine della Guerra Fredda, la Nato ha rivisto la sua dottrina nucleare, riducendo notevolmente il numero e i tipi di armi atomiche substrategiche dispiegate in Europa e riducendo costantemente il loro ruolo nella difesa dell’Alleanza nel periodo che va dal 1991 al 2014. Nello Strategic Concept della Nato del 1991 si affermava che “le circostanze in cui qualsiasi uso di armi nucleari potrebbe dover essere contemplato sono remote”, e ha iniziato il processo di riduzione del numero e dei tipi di armi nucleari assegnate alla difesa avanzata dell’Alleanza. Oggi, queste armi includono meno di 200 B61 dislocate a Incirlik (Turchia), Ghedi, Aviano (Italia), Kleine Brogel (Belgio), Büchel (Germania) e Volkel (Olanda). Ad esclusione di quelle di Aviano e Incirlik, le bombe possono essere utilizzate da velivoli dei Paesi ospitanti secondo il meccanismo “a doppia chiave”. Washington, come detto, ha progressivamente ritirato le nucleari tattiche dall’Europa: al termine della Guerra Fredda ce n’erano circa 480 in basi situate anche in Grecia (Araxos), Regno Unito (Lakenheath) e a Memmingen e Ramstein in Germania.

In risposta al cambio di rotta della Russia, lo Strategic Concept del 2010 ha introdotto l’idea che la deterrenza sia “basata su un appropriato mix di capacità nucleari e convenzionali”, che con l’annessione illegale della Crimea da parte di Mosca nel 2014 ha portato ad annullare la minimizzazione del ruolo delle armi nucleari nella difesa della Nato, culminando poi nel vertice e nello Strategic Concept del 2022, in cui si afferma che la deterrenza nucleare serve a “imporre costi a un avversario che sarebbero inaccettabili e supererebbero di gran lunga i benefici che potrebbe sperare di ottenere”. Si tratta, quindi, di un chiaro ritorno al concetto originale di deterrenza nucleare. Tuttavia l’Alleanza mantiene una mobilitazione nucleare minima, anche se ad aprile era circolata la notizia che gli Stati Uniti potrebbero considerare di riposizionare le atomiche tattiche a Lakenheath, come desunto dalla documentazione del budget statunitense per la Difesa del 2023, ma attualmente non siamo a conoscenza di ulteriori sviluppi.

All’interno del concetto di deterrenza nucleare ci sono due filosofie distinte: la deterrenza mediante punizione (nota anche come deterrenza passiva), basata sul timore che chi intraprende un’azione aggressiva subisca poi un devastante colpo di ritorsione che nega all’attore un beneficio, e la deterrenza per negazione (nota anche come deterrenza attiva), basata sull’idea che l’altra parte sarebbe in grado di agire per impedire a un attore di raggiungere il suo obiettivo primario.

Tornando alle B61-12 che dovrebbero arrivare in Europa a partire da dicembre, l’aggiornamento riguarda tutti gli aspetti non nucleari della bomba e comporta la rimozione del paracadute e l’installazione di un nuovo kit di coda nonché altri miglioramenti per ottenere una precisione significativamente maggiore. La nuova versione è inoltre progettata per essere trasportata agevolmente dai bombardieri B-2 e B-21 e dai caccia F-15E, F-16C/D, F-16 MLU, F-35 e Tornado. La B61 è un ordigno versatile, in quanto la potenza della testata nucleare (in Kilotoni – Kt) è regolabile: 0.3 Kt, 1.5 Kt, 10 Kt, e 50 Kt.

Anche la Russia dispone di ordigni nucleari tattici: l’ultimo rapporto statunitense (marzo 2022), stima che Mosca abbia una varietà di sistemi di consegna che possono trasportare testate nucleari non strategiche utilizzabili dalla sua componente navale (sottomarini e unità di superficie), dalle forze aeree tattiche (Su-24 e Tu-22M) nonché su missili balistici a corto raggio. Si valuta che il numero di testate definibili come armi nucleari non strategiche presenti nell’arsenale russo ammonti a circa 1900. Per fare un paragone, in quello statunitense, è di circa 600.

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