Un mese fa la Cina ha varato la sua terza portaerei, la cosiddetta Fujian o Type 003. A differenza delle della Liaoning e della Shandong, l’ultimo gioiello di Pechino presenta delle caratteristiche tecniche e dimensioni che le consentono di rivaleggiare con i colossi della Us Navy. Possiede una capacità di spostamento di 80mila tonnellate, è dotata di un ponte di volo piatto e può contare pure su catapulte di lancio EMALS (Electromagnetic Aircraft Launch System) , ovvero elettromagnetiche, che, utilizzando l’elettricità, dovrebbero essere in grado di lanciare gli aerei ad una velocità maggiore rispetto alla norma.

Certo, la Fujian andrà a rafforzare la marina cinese, da qualche anno pronta ad effettuare un importante balzo in avanti, passando da forza regionale a globale. In ogni caso, un conto è varare una portaerei, un altro vederla all’opera. Prima che il colosso cinese dei mari sia effettivamente pronto, dovranno passare alcuni mesi, se non anni, necessari al suo perfezionamento. La Cina ha insomma puntato i riflettori sulla nuovissima Type 003, facendo capire al mondo intero – in primis agli Stati Uniti – le sue ambizioni navali.

Fujian, del resto, è la portaerei più grande, moderna e potente mai sfornata dalla Repubblica Popolare Cinese, nonché ciliegina sulla torta della crescita, tanto qualitativa che quantitativa, della sua marina. A proposito: la Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione Cinese risulta essere la più folta al mondo. Tutto questo dovrebbe far riflettere Washington, anche perché la Cina è coinvolta in varie controversie con il Giappone nel Mar Cinese Orientale, in altre tensioni analoghe con i vicini nel Mar Cinese Meridionale e nella questione taiwanese.



Gli altri jolly di Pechino

Nonostante il lancio del Fujian abbia generato clamore, gli analisti mettono in guardia su altre temibili carte presenti nella mano cinese. Minacce, se non altro, più immediate, visto che la terza portaerei del Dragone non sarà operativa probabilmente prima di tre o quattro anni. Inoltre, quand’anche tutto sarà pronto, le dimensioni della Type 003 la renderanno un obiettivo troppo ovvio. Detto altrimenti, qualsiasi nemico sarà ben consapevole del fatto che affondare una nave del genere equivarrebbe a sferrare sia un colpo al morale dell’esercito cinese che a provocare un disastro militare per la Cina. Come se non bastasse, la Cnn ha spiegato che le portaerei non sono in realtà necessariamente i mezzi più adatti a quelli che gli esperti considerano gli scenari di conflitto più plausibili nell’immediato futuro dell’Indo-Pacifico. La Fujian potrebbe insomma sì essere il fiore all’occhiello della marina cinese, ma non rappresentare il problema principale degli Stati Uniti e dei suoi partner asiatici.

Gli esperti hanno elencato altri quattro tipi di navi a disposizione della Cina che, con ogni probabilità, incarnano, per il controllo dei mari e agli occhi di Washington, una minaccia di gran lunga superiore rispetto alla Type 003. Escludendo le suddette portaerei, il primo jolly della lista da tenere d’occhio risponde al nome di Type 055. Si tratta di grandi cacciatorpedinieri lanciamissili antiaerei/antinave dotati di missili guidati stealth da 13.000 tonnellate. Sono inoltre dotati di 112 tubi di lancio verticali che possono essere utilizzati per sparare di tutto, dai missili anti-nave ai missili di attacco terrestre a lungo raggio, passando per i balistici anti-nave YJ-21 ipersonici. “Questa nave in particolare ha un design sofisticato, caratteristiche stealth, radar e un ampio inventario missilistico. È più grande e più potente della maggior parte dei cacciatorpediniere statunitensi, giapponesi e sudcoreani”, ha spiegato nel 2018 Timothy Heath, analista senior di RAND Corp. Secondo un recente report Usa, pare che almeno 10 Type 055 siano stati lanciati o si trovino in fase di costruzione.

Sottomarini, traghetti mercantili e “milizia marittima”

Massima attenzione dovrebbe essere riposta anche sui sottomarini Type 039. Silenziosi e difficili da affrontare, questi mezzi possono teoricamente fornire alla Cina una formidabile difesa in profondità nelle acque vicino alle sue coste. Sono inoltre dotati di propulsione indipendente dall’aria (AIP), e non hanno quindi bisogno di emergere frequentemente per ottenere l’aria necessaria per la combustione del diesel. Washington sostiene che Pechino stia spingendo per lanciare più sottomarini, armati tra l’altro di missili da crociera antinave. Per quanto riguarda i numeri, gli Usa stimano 17 unità già in funzione, da estendere a 25 da qui ai prossimi tre anni.

Arriviamo così alla minaccia numero quattro, rappresentata dai traghetti mercantili. Per lanciare un fantomatico e ipotetico assalto a Taiwan, la Cina dovrebbe trasportare in loco centinaia di migliaia di uomini, forse più di un milione. La flotta navale di Pechino non risulta, al momento, essere all’altezza di questo compito. Il discorso, tuttavia, cambia se consideriamo la massiccia flotta di traghetti civili cinesi, che il Dragone potrebbe rapidamente convertire per uso militare.

Last but not least, gli Stati Uniti dovrebbero preoccuparsi della cosiddetta milizia marittima cinese. Di che cosa stiamo parlando? Alcuni esperti accusano la Cina di aver creato una milizia marittima, formata da più di cento navi presumibilmente impegnate nella pesca commerciale, ma in realtà usate allo scopo di far valere le proprie rivendicazioni nei mari contesi. Il Center for Strategic and International Studies parla di 122 navi, forse addirittura 174, i dati non sono concordi. “La milizia marittima delle forze armate popolari non pesca. Quelle navi hanno armi automatiche a bordo e scafi rinforzati, il che le rende molto pericolose a distanza ravvicinata. Inoltre, hanno una velocità massima di circa 18-22 nodi, e sono più veloci del 90% dei pescherecci del mondo”, dichiarava alla Cnn un anno fa Carl Schuster, ex capitano della Marina degli Stati Uniti ed ex direttore delle operazioni presso il Joint Intelligence Center del Comando del Pacifico degli Stati Uniti. I riflettori saranno pure puntati sulla portaerei Fujian, ma Washington farebbe bene a guardarsi anche – e soprattutto – da altri jolly a disposizione di Pechino.

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