Missili più difficili da intercettare e capaci di eludere i sistemi di difesa controllati da Corea del Sud, Giappone e Stati Uniti. Nel corso degli ultimi cinque anni, la tecnologia missilistica della Corea del Nord è migliorata al punto da trasformarsi in una minaccia da prendere seriamente in considerazione.

Quasi il 40% dei missili balistici lanciati da Pyongyang dal 2019 in poi ha seguito traiettorie variabili, rendendo molto più arduo il loro eventuale abbattimento da parte di forze nemiche. Come se non bastasse, per oltre il 70% de missili presi in esame nello stesso lasso di tempo è stato utilizzato combustibile solido di facile conservazione. Questa mossa ha ovviato la necessità di lunghe operazioni pre lancio, contribuendo a rendere ancora più complicato rilevare i preparativi per i test.

L’analisi è stata effettuata dall’Asian Nikkei Review, che ha preso in esame tutti i lanci dei missili nordcoreani effettuati tra il 2016 alla prima metà del 2022, attingendo ai dati rilasciati dal Ministero della Difesa giapponese e dalle forze armate sudcoreane. I risultati dell’indagine sono emblematici di come la Corea del Nord stia progressivamente affinando le proprie capacità missilistiche.

E forse non è un caso che, lo scorso 8 settembre, il presidente nordcoreano Kim Jong Un abbia sottolineato la determinazione di Pyongyang nello sviluppare ulteriormente le suddette capacità nucleari e missilistiche del Paese.



L’importanza del combustibile solido

Nella prima metà del 2022, la Corea del Nord ha lanciato almeno 28 missili balistici, ben più dei 25 lanciati in tutto il 2019. Secondo i calcoli di un istituto di ricerca governativo sudcoreano, Pyongyang potrebbe aver speso fino a 650 milioni di dollari per finanziare i lanci dal gennaio 2022 ad oggi, ovvero circa il 2% del prodotto interno lordo stimato della nazione.

Per quale motivo Kim ha impresso una simile accelerazione ai programmi missilistici nordcoreani? Lasciamo la domanda in sospeso e guardiamo cosa ci dicono i lanci fin qui effettuati.

Uno dei cambiamenti più evidenti riguarda il tipo di carburante impiegato. Se la maggior parte dei missili lanciati nel 2017 erano alimentati da combustibile liquido, negli ultimi anni questo propellente è stato progressivamente sostituito dal combustibile solido. I vecchi missili a combustibile liquido, ad esempio il Nodong e lo Scud, sono stati sostituiti da varianti a combustibile solido come il KN23 e il KN24.

Che differenza c’è? A differenza del carburante solido, quello liquido non può essere tenuto all’interno dei missili per lunghi periodi. In altre parole, quel carburante deve essere caricato entro pochi giorni dal lancio. Il punto è che questo tempo di preparazione rischia di esporre le posizioni di lancio ai satelliti da ricognizione e altri servizi d’intelligence. Con il combustibile solido la Corea del Nord può bypassare questo passaggio, dispiegando rapidamente i missili e lanciarli.

Cambio di traiettoria

C’è, poi, un secondo aspetto da evidenziare. Pyongyang ha realizzato missili balistici in grado di cambiare rotta a mezz’aria. Mentre i missili lanciati nel 2017 hanno sostanzialmente seguito normali traiettorie paraboliche, oltre un terzo di quelli lanciati dal 2019 ha invece assunto traiettorie variabili.

Lo sviluppo di missili difficili da intercettare, quasi “invisibili” agli occhi nemici, per usare un eufemismo, minaccia direttamente le basi militari statunitensi dislocate tra Giappone e Corea del Sud. Non solo: una nuova arma tattica nordcoreana “guidata”, dotata di una portata di 110 chilometri, potrebbe teoricamente colpire Seoul e Pyeongtaek, dove Washington e i sudcoreani mantengono basi militari. Il missile balistico a corto raggio KN23, inoltre, può colpire anche le basi militari statunitensi in Giappone, in particolare quelle nelle prefetture di Nagasaki e Yamaguchi.

Perché, dunque, Kim sta accelerando il programma missilistico nordcoreano? L’obiettivo principale di Pyongyang sembrerebbe essere quello di mettere nel mirino il territorio statunitense continentale. Gli attuali missili a lungo raggio nordcoreani, incluso l’Hwasong-17, utilizzano però ancora carburante liquido. Quando e se la Corea del Nord schiererà un missile balistico intercontinentale a combustibile solido, allora Washington potrà dirsi seriamente minacciata.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.