Difesa /

L’accordo concluso tra Israele e Marocco non è un accordo come gli altri. Il memorandum d’intesa firmato dal ministro della Difesa israeliano, Benny Gantz, e l’omologo marocchino, Abdellatif Loudiyi, è un patto che cambia il volto del del Nord Africa, con lo Stato ebraico che per la prima volta sugella le relazioni con Rabat non solo a livello di intelligence, ma con canali diretti e cristallini da parte delle rispettive forze armate. Israele ha già accordi con Egitto e Giordania che stabiliscono relazioni in ambito militare e securitario. Ma questa memorandum of understanding con il Marocco è costruito su un piano diverso, che avvicina più agli Accordi di Abramo che a normali accordi di pace. Il patto di Rabat, infatti, rappresenta soprattutto una virata verso una partnership bilaterale che se da un lato mostra l’interesse marocchino ad aprirsi a Israele, dall’altro lato conferma la volontà israeliana di penetrare in Africa settentrionale, costruendo una politica estera che non guarda solo al Medio Oriente. Una svolta che indica la rottura forse definitiva degli schemi che hanno caratterizzato tradizionalmente i rapporti tra Nord Africa e Medio Oriente, e che non può non essere considerata un significativo giro di boa anche per la politica israeliana.

“L’accordo consentirà di stringere legami tra le industrie della difesa e di avviare esercitazioni congiunte”, ha detto Gantz. E la visita in Marocco del titolare della Difesa israeliana è stata segnata anche da un primo contratto che conferma l’asse industriale tra Rabat e Gerusalemme. L’esercito marocchino ha infatti annunciato, poche ore prima dello sbarco di Gantz, l‘accordo per l’acquisizione del sistema antidrone israeliano Skylock Dome. Un sistema che, a detta degli esperti, servirebbe soprattutto per arrestare la minaccia di droni da ricognizione. Un problema che per le forze armate marocchine si traduce inevitabilmente nel Fronte Polisario, avversario che da tempo utilizza velivoli senza pilota commerciali per individuare l’eventuale presenza di truppe di Rabat e che ci spiega anche il triangolo che è sorto tra Algeria, Israele e Marocco. Alcuni osservatori parlano anche di un’intesa sulla co-produzione di droni kamikaze: ma i dettagli non sono stati confermanti né tantomeno resi noti.

Il Fronte Polisario e l’Algeria sono i due veri obiettivi strategici del Marocco nella stesura di questi accordi di difesa e intelligence con Israele. Le tensioni tra Rabat e Algeri sono aumentate negli ultimi tempi e non è un caso che il presidente del Consiglio della nazione, Salah Goudjil, abbia reagito all’accordo tra Israele e Marocco dicendo che “l’Algeria è stata presa di mira”. Parole che riguardano non solo l’ultimo accordo concluso da Gantz e Loudiyi, ma anche la visita del ministro degli Esteri israeliano, Yair Lapid, e le accuse nei confronti di Rabat di avere utilizzato il software israeliano Pegasus per spiare personalità algerine e di avere utilizzato droni di fabbricazione israeliana per colpire un gruppo di autotrasportatori dell’Algeria. Imputazioni che il Marocco ha rispedito al mittente, ma che dimostrano la tensioni crescenti tra i due Stati così come il motivo del coinvolgimento di Israele in questo scontro solo apparentemente nordafricano.

Per il Marocco la partita è molto importante. Rabat ha ottenuto, ai tempi di Donald Trump, il sostegno degli Stati Uniti per la sovranità sul territorio conteso ai ribelli del Polisario, ma la conferma di questo supporto Usa si fondava anche sulla politica marocchina nei confronti di Israele. Lo Stato ebraico non ha particolari questioni aperte con l’Algeria, ma ha necessità di uscire dal “guscio” mediorientale per muoversi in modo più libero e ufficiale anche nel grande scacchiere nordafricano. Per fare questo, occorre un riconoscimento internazionale che non è mai apparso scontato. La stabilizzazione delle relazioni con il Marocco può essere un passaggio fondamentale.

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