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Nella mattinata di martedì 4 ottobre, la Corea del Nord ha effettuato un lancio di prova di un missile balistico che, sorvolando l’arcipelago nipponico, si è schiantato in mare dopo aver percorso circa 4500 chilometri.

Il vettore, dal profilo di volo (quota massima raggiunta intorno ai 980 chilometri) potrebbe trattarsi di un Irbm (Intermediate Range Ballistic Missile) tipo Hwasong-12, il cui ultimo lancio risale al 30 gennaio di quest’anno.

Pyongyang ha effettuato una fitta serie di test di missili balistici a corto raggio cominciata a settembre: dal 25 a oggi, sono stati sette gli Srbm (Short Range Ballistic Missile) lanciato dalla Corea del Nord, in quattro distinti giorni. Componendo questi ultimi lanci insieme a quelli di inizio anno, il quadro generale che ne deriva fa ritenere ad alcuni analisti la possibilità che il regime stia per organizzare un prossimo lancio di un Icbm (Intercontinental Ballistic Missile) e di un Slbm (Submarine Launched Ballistic Missile), ma non solo: l’intelligence statunitense, basandosi sulla ricognizione satellitare, ritiene possibile che Pyongyang possa presto tornare a effettuare test nucleari.

Le immagini di Punggye-ri, il sito dove la Corea del Nord ha effettuato i suoi test atomici, mostrano infatti una nuova costruzione vicino al tunnel numero 4: quest’attività potrebbe far parte di un’espansione delle possibilità di effettuare test, o potrebbe essere una componente di un piano di inganno strategico. Il passaggio satellitare risale al 29 settembre, e si può chiaramente notare come sia in fase di ricostruzione la strada verso l’ingresso del tunnel numero 4, fatto saltare per dimostrare la “buona volontà” nordcoreana di porre fine agli esperimenti atomici come risultato del vertice di Singapore (2018), oltre a nuovi edifici e un nuovo ingresso verso il tunnel numero 3.

I test precedenti

Tutto farebbe pensare, quindi, che Pyongyang stia per ripristinare il suo programma di test nucleari, bruscamente interrotto dopo l’ultimo avvenuto a settembre del 2017, risultato il più potente dei sei effettuati in totale. Quel particolare evento ha causato il crollo della porzione sommitale della montagna stessa, fattore che, con ogni probabilità, ha portato all’abbandono da parte di Pyongyang del sito. Il monte Mantap (o Mantapsan), a Punggye-ri, è stato sede di cinque dei sei test effettuati dal regime nordcoreano: il primo, quello del 2006, è stato effettuato in un tunnel scavato sotto una cima adiacente, verso est. Il sito ha diverse entrate che corrispondono a diversi tunnel scavati nelle montagne: nord, nel monte Mantap, ovest, sud ed est.

La porzione a est, sede del test del 2006, è stata abbandonata da subito in quanto, contrariamente alle previsioni, ci sono stati dei rilasci in atmosfera di radionuclidi, facendolo classificare quindi non idoneo per futuri test. Secondo alcuni studi di ricercatori cinesi – ripresi anche in Italia – Kim Jong-un sarebbe stato costretto a porre termine al suo programma di test atomici dall’impossibilità di trovare un altro sito geologicamente adatto dopo il crollo avvenuto nel monte Mantap.

Non sappiamo se, in questi quattro anni di pausa, Pyongyang abbia individuato un nuovo sito dalle caratteristiche geologiche adatte a sostenere test nucleari come il monte Mantap (e quindi quanto osservato di recente sia solo “maskirovka”), oppure se i lavori individuati dal satellite nel suo ultimo passaggio indichino che effettivamente la strutture all’interno della montagna siano state riaperte, nel qual caso significherebbe che la Corea del Nord non ha altro luogo all’infuori di quello per testare i suoi ordigni nucleari, con tutte le limitazioni date dall’ulteriore stress meccanico sostenibile dalla montagna.

I test continueranno

Secondo il ministero della Difesa sudcoreano, Pyongyang sta mantenendo la capacità di test nucleari e si sta preparando a testare nuovi missili balistici intercontinentali. In particolare, in un rapporto, si afferma che “la Corea del Nord sta continuando i suoi sforzi per mantenere il normale funzionamento dei principali impianti nucleari, incluso il reattore di Yongbyon, per mantenere la capacità di test nucleari e per migliorare le sue capacità atomiche”.

Seul si spinge oltre, affermando che si attende di vedere il settimo test atomico nordcoreano entro il prossimo maggio e stima che potrebbe essere una vera e propria arma nucleare tattica oppure potrebbe essere un ordigno più potente rispetto al sesto e ultimo test. Quelle sudcoreane, al momento, appaiono speculazioni, ma le immagini satellitari non mentono e considerando l’innalzamento del livello di provocazione dato dal lancio di un vettore a raggio intermedio, è possibile che Pyongyang possa tornare a testare armi nucleari.

Un altro segnale della crescita dell’escalation è dato dalla stessa traiettoria di volo dell’Irbm lanciato martedì, che ha sorvolato direttamente il territorio nipponico all’incirca al di sopra dell’isola di Hokkaido: qualcosa che, dall’interruzione dei test missilistici del 2018 a oggi, Pyongyang aveva sempre accuratamente evitato di fare. Infatti tutti i lanci missilistici successivi a quell’anno, compreso quello del vettore intercontinentale “Hwasong-17 migliorato” (o Hwasongpho-17) effettuato a marzo del 2022, non hanno mai interessato lo spazio aereo giapponese.

Questo è forse il segnale più forte della ripresa della “diplomazia dei missili” nordcoreana, ed è quello che ci fa ritenere che con ogni probabilità nell’arco dei prossimi 12 mesi potremmo assistere a un nuovo test atomico, verosimilmente di un’arma a basso potenziale – probabilmente per testare le capacità di miniaturizzazione – data la situazione strutturale del poligono di Punggye-ri.

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