Il conflitto in Ucraina ha riportato in auge un secondo “fronte diplomatico” per Mosca: quello della Scandinavia. La Russia, nel corso delle operazioni belliche ma anche in precedenza, ha più volte minacciato Svezia e Finlandia che il loro possibile ingresso nella Nato porterebbe a “gravi conseguenze” di ordine politico e addirittura militare. Entrambi i Paesi del “grande nord” hanno rafforzato i loro legami bilaterali negli ultimi anni, in particolare da dopo il colpo di mano russo in Crimea: Stoccolma ed Helsinki valutano i rispettivi ambienti di sicurezza da punti di partenza simili, come si può notare in particolare coi casi delle isole Gotland e Aland. I due Paesi hanno sempre più approfondito la cooperazione bilaterale in materia di difesa concentrandosi sul potenziamento delle capacità militari e dell’interoperabilità in risposta all’assertività russa, poi dimostratasi vera e propria aggressività. Tale cooperazione mira a rafforzare la sicurezza della regione del Mar Baltico anche grazie a una pianificazione operativa congiunta in tutte le situazioni possibili, ad esempio la protezione dell’integrità territoriale. Svezia e Finlandia, separatamente ma anche insieme, hanno importanti legami con altri Paesi scandinavi o con gli stessi Stati Uniti e la Nato. Legami che si sono fatti via via più stabili e importanti proprio come riflesso dell’attività russa. Per avere un quadro più puntuale del punto di vista finlandese su quanto sta accadendo in Europa e per farci un’idea su dove Helsinki andrà a posizionarsi nel quadro del nuovo bipolarismo che si sta delineando nel Vecchio Continente, siamo riusciti ad avere un breve colloquio scritto con un collaboratore di altissimo livello del governo finlandese. Ecco che cosa ci ha detto.

Come è la percezione della Finlandia sulla minaccia russa in questo momento dopo l’attacco in Ucraina? Com’è cambiata dall’inizio del 2000?

Per cominciare, posso dire che l’Ucraina sta combattendo anche per la Finlandia in modo concreto. Al momento, la maggior parte delle truppe (russe ndr) dietro il confine orientale della Finlandia stanno combattendo in Ucraina. Pertanto, l’uso della forza armata convenzionale contro la Finlandia sarà quasi inesistente fintanto che la Russia farà ruotare le sue truppe anche da nord. La seconda cosa è, ovviamente, una valutazione a più lungo termine. La Russia ha dimostrato la sua disponibilità a usare la forza militare per raggiungere i suoi obiettivi politici. Questo è stato il caso della Georgia nel 2008, dell’Ucraina nel 2014, della Siria nel 2015 e ora, nel 2022, su larga scala in Ucraina. Allo stesso tempo, la Russia sta usando le sue forze per procura (proxy n.d.r.) sia in Medio Oriente che in Africa. Seguiamo il comportamento russo da oltre cento anni e abbiamo un buon quadro delle politiche di Putin nell’attuale millennio. Ecco perché, come molti altri Paesi, non ci siamo concentrati solo sull’antiterrorismo, ma il compito principale delle forze di difesa è sempre stato quello di difendere il nostro stesso Paese. Ecco perché la Finlandia ha una forte forza di difesa per le sue dimensioni e il più alto livello di volontà di difendere il Paese (ora l’Ucraina è almeno allo stesso livello). Quindi, summa summarum: la minaccia militare per la Finlandia è ormai quasi inesistente, ma siamo pronti a rafforzare ulteriormente la nostra difesa nel prossimo futuro.

Mosca, riguardo alla possibilità che Helsinki possa entrare a far parte della Nato, ha minacciato azioni anche dal punto di vista militare. Secondo lei cosa potrebbero essere e come potrebbe reagire la Finlandia?

Facendo riferimento alla risposta alla prima domanda, fintanto che le forze armate russe sono attive in Ucraina, le loro possibilità di operare altrove (esclusa la Moldova) sono relativamente basse. Ciò non esclude altri mezzi, in primo luogo l’influenza dell’informazione (in particolare l’intimidazione dei cittadini) e gli attacchi informatici. L’influenza informativa del Cremlino include anche la facilità con cui si è parlato di armi nucleari. La nostra risposta è rafforzare la resilienza della nostra nazione alle operazioni di influenza russa.

La Finlandia, insieme alla Svezia, ha una forte partnership nel campo della difesa con i paesi scandinavi, inclusa la Norvegia. La Svezia non è più un Paese neutrale, poiché ha diversi patti con gli USA (ex Hnsa – Host Nation Support Agreement) e la Norvegia, come tutti sappiamo, è un membro della Nato. È questo un segno che Helsinki non vede l’ora di volgersi verso l’Alleanza Atlantica?

Lo stato attuale delle relazioni NATO: sia la Finlandia che la Svezia sono Enhanched Opportunities Partner e, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, lo status di entrambi i paesi è stato rafforzato dalla cooperazione dell’MSI (Modalities for Strengthened Interaction n.d.r.). L’interoperabilità delle forze di difesa è a livello plug-and-play. Per la prima volta, l’ultimo sondaggio d’opinione ha mostrato una maggioranza di finlandesi a favore della richiesta di adesione alla NATO.

Quali sono le misure adottate dal suo Paese per la propria sicurezza nazionale nel periodo di escalation (aprile 2021 gennaio 2022) fino all’inizio della guerra in Ucraina e durante la guerra stessa?

Non prendo posizione sulla regolamentazione della prontezza delle Forze di Difesa.

La scelta di acquistare l’F-35 è legata a una maggiore minaccia alla sicurezza dalla Russia?

Mi riferisco alle risposte alla prima e alla seconda domanda. La flotta di F-18 finlandesi (62 in servizio nella Ilmavoimat) è altamente capace, tra le altre cose, grazie ai missili JASSM (Joint Air-to-Surface Standoff Missile ndr).

La “domanda da un milione di dollari”: secondo lei come finirà il conflitto in Ucraina?

Disastroso per il Cremlino.

Ultima domanda: è d’accordo con chi dice che dopo questa guerra una nuova “Cortina di Ferro” calerà dal Mare di Barents al Mar Nero? 

Dipende da chi ci sarà al comando in Russia dopo la guerra: Putin, un leader ancora più aggressivo oppure una leadership completamente riformata.

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