La Cina ha inviato 57 aerei militari e 4 navi da guerra nei pressi di Taiwan come parte delle esercitazioni di combattimento congiunte della marina e dell’aeronautica cinesi annunciate lo scorso 8 gennaio dal Comando del teatro orientale.

Il Ministero della Difesa di Taipei ha fatto sapere che 28 velivoli hanno attraversato la linea mediana dello stretto di Taiwan o hanno violato il perimetro di sudovest della zona di identificazione della difesa aerea (ADIZ) di Taiwan. Tra gli aerei rilevati erano presenti tre droni senza pilota BZK-005, sei caccia J-11, 12 caccia J-16 e due aerei Sukhoi Su-30. Taiwan ha risposto alla sortita dispiegando navi, aerei e sistemi missilistici terrestri, oltre a emettere allarmi radio.

Quello andato in scena è stato il secondo round di esercitazioni militari condotte dal citato Eastern Theatre Command dell’Esercito popolare di liberazione cinese (PLA) intorno a Taiwan nelle ultime due settimane, da quando il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha firmato a dicembre il National Defense Authorization Act, che autorizza gli Stati Uniti ad erogare 10 miliardi di dollari in prestiti a Taiwan per acquistare armi americane nel prossimo quinquennio. 



Prove di blocco?

La particolarità rispetto alle più recenti esercitazioni cinesi è che, questa volta, la Cina sembrerebbe aver preso le misure per formare un blocco attorno all’isola.

Come ha sottolineato il South China Morning Post, lo stesso Ministero della Difesa taiwanese ha rilasciato una mappa della traiettoria di volo degli aerei di Pechino che mostra come alcuni dei velivoli avrebbero cercato di formare un blocco su Taiwan. In particolare, in un grafico delle rotte di volo 28 degli aerei hanno dato l’impressione di voler bloccare tre lati di quella che il governo cinese definisce “provincia ribelle”.

Due bombardieri H-6 con capacità nucleare e tre droni da ricognizione BZK-005 sono stati rilevati mentre entravano nella zona di identificazione della difesa aerea a sud-est di Taiwan; 12 caccia J-16, due caccia Sukhoi Su-30, due J-10, sei J-11 e un aereo di preallarme KJ-500 hanno invece, come detto, hanno attraversato la linea mediana tra l’isola e la Cina continentale.

Botta e risposta

La Cina ha spiegato che le manovre rientravano in “operazioni di polizia congiunte, di prontezza al combattimento ed esercitazioni di combattimento effettive”. L’ufficio presidenziale di Taipei ha condannato le esercitazioni cinesi affermando che hanno intensificato l’instabilità nello stretto e nella regione.

“Attraverso varie affermazioni e ragioni infondate, le forze comuniste hanno costantemente condotto operazioni militari intorno a Taiwan negli ultimi giorni. Per questo, l’ufficio presidenziale esprime la sua grave condanna”, ha detto il portavoce Xavier Chang. “Lo scopo delle esercitazioni è testare le capacità di combattimento congiunto e anche contrastare risolutamente le azioni provocatorie delle forze esterne e delle forze separatiste indipendentiste di Taiwan”, ha dichiarato, invece, il portavoce del comando del teatro orientale dell’esercito cinese, il colonnello Shi Yi.

Gli analisti sostengono che le ultime esercitazioni varate da Pechino sarebbero da intendere come addestramento ad alta intensità per rafforzare le capacità di combattimento delle forze cinesi. Avrebbero anche lo scopo di servire da monito agli Stati Uniti e al Giappone, nel caso in cui Washington e Tokyo, in futuro, dovessero appoggiare ulteriormente le istanze taiwanesi.

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