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La Marina della Federazione Russa ha fatto sapere che rinuncerà alla consegna di un’ulteriore serie di sei pattugliatori (corvette) della classe project 22160.

Secondo quanto riferito dalla Tass, l’acquisizione delle nuove unità da pattugliamento non proseguirà e si concluderà con la consegna dell’ultima corvetta alla Flotta del Mar Nero il prossimo anno, rilevando anche che la Voenno-morskoj Flot (Vmf), la Marina Russa, ha ritenuto le qualità tattiche e tecniche delle navi non coerenti con le condizioni operative in combattimento. Una fonte interna ha spiegato all’agenzia stampa russa che gli equipaggi non sono soddisfatti delle caratteristiche e dell’equipaggiamento delle corvette impiegate nei combattimenti del conflitto in Ucraina. In particolare sono state rilevate doti di navigabilità insufficienti, armamento troppo leggero, vulnerabilità delle centrali elettriche, nonché insufficienti capacità antiaeree.

In precedenza, Andrey Dyachkov, direttore generale del Northern Design Bureau, che ha sviluppato le unità della classe 22160, aveva dichiarato in un’intervista che le prime sei navi della serie erano state costruite proprio secondo i requisiti emessi dalla Marina Russa. Secondo lui la composizione delle armi e dell’equipaggiamento di bordo è stata scelta proprio per i compiti e gli obiettivi indicati dalla Flotta. Il programma di acquisizione originale, risalente al 2014, prevedeva di incorporare nella Vmf da sei a 12 unità. A dicembre di quest’anno è prevista la consegna della corvetta “Nikolai Sipyagin” e l’anno prossimo l’ultima unità della serie, la “Viktor Veliky”.

Lunedì 13 giugno, una fonte della Tass ha affermato che entro la fine di quest’anno, quattro corvette appartenenti alla Flotta del Mar Nero (la “Vasily Bykov”, “Dmitry Rogachev”, “Pavel Derzhavin” e “Sergey Kotov”), tenendo conto dell’esperienza fatta durante il conflitto, vedranno il rafforzamento del sistema di difesa aerea con l’installazione di un lanciatore Tor-M2KM sul ponte di volo poppiero.

Le corvette della classe 22160, in costruzione nel cantiere navale di Zelenodolsk, secondo fonti russe, sono progettate per effettuare pattugliamenti nella Zee (Zona di Esclusività Economica) della Russia e possono svolgere missioni di ricerca e salvataggio, scortare convogli di navi e venire impiegati per attività antipirateria. I pattugliatori, nonostante siano pesantemente armati per questa tipologia di unità navale (possiedono un lanciatore a quattro celle per missili da crociera Kalibr), difettano di efficaci sistemi antiaerei: hanno infatti a prua un pezzo di artiglieria navale А-220М da 57 millimetri dual use (per bersagli aerei, di superficie e costieri) e una torretta Gibka, armata con otto missili da difesa aerea portatili Igla, gli stessi usati nell’omonimo Manpads (Man Portable Air Defense System), e dispongono di hangar per elicotteri Kamov Ka-27PS/Ka-29 e droni. Questa tipologia di armamento pesante tradisce, nonostante quanto affermato dai russi, quella che è la missione principale delle unità, ovvero il supporto al fuoco terrestre di concerto con le altre unità maggiori: risulta infatti che, insieme all’incrociatore Moskva, della classe Atlant (o Slava per la Nato), abbiano partecipato alla battaglia per l’Isola dei Serpenti.

Recentemente sono state diffuse sul web immagini che riprendono il pattugliatore “Vasily Bykov”, in forza alla Flotta del Mar Nero, mentre lascia il porto di Sebastopoli avendo montato, sul ponte di volo di poppa, proprio il sistema missilistico antiaereo (Sam – Surface to Air Missile) Tor-M (SA-15 Gauntlet in codice Nato). Questa tipologia di Sam è nata come semovente terrestre cingolato per sostituire il 9K33 Osa (SA-8 Gecko), ed è progettata per la difesa di punto delle divisioni/brigate/battaglioni corazzati dell’esercito russo, venendo introdotta in servizio nel 1991.

In occasione della diffusione di queste prime immagini abbiamo già avuto modo di dire che questa particolare soluzione non è inusuale nella storia dei conflitti, e che proprio il campo di battaglia, essendo il banco di prova per i sistemi d’arma, determina il successo o il fallimento degli stessi. Le esperienze fatte sul comportamento degli armamenti in guerra, infatti, sono preziose per capire la loro reale efficacia e scoprire le falle, e qualora si ritenga impossibile apportare delle migliorie, si procede alla loro dismissione.

Questo è proprio il caso delle corvette classe 22160 che per poter operare in modo più sicuro vista l’azione aerea avversaria, si vedono costrette a dover sopperire a quelle mancanze progettuali nel campo antiaereo, ed è stato ritenuto che i lavori di potenziamento non siano convenienti, molto probabilmente per questione di costi e per la stessa architettura delle navi, che non permette di imbarcare sistemi antiaerei più efficaci senza dover sbarcare l’armamento principale costituito dal Vls (Vertical Launch System) per i Kalibr.

La notizia riguardante la decisione di non proseguire nel completamento dell’ordine per le classe 22160 non deve quindi sorprendere, ma a livello strategico significa che la Vmf si troverà nel Mar Nero a usare unità con una “toppa” che non è molto efficace: l’installazione poppiera dei Tor-M riduce il settore di ricerca/scoperta e ingaggio del loro radar verso prua per la presenza delle sovrastrutture della nave. Inoltre la Flotta Russa, più in generale, dovrà trovare una soluzione alternativa per sostituire le corvette che prevedeva di dover mettere in servizio: qualcosa che richiederà anni dovendo progettare da zero della unità totalmente nuove.

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