William Burns è un direttore della Cia atipico. L’ex ambasciatore a Mosca scelto da Joe Biden per guidare la più importante agenzia d’intelligence a stelle e strisce sta muovendosi, dall’inizio del mandato, su tre piani: operativo, programmatico e diplomatico.

I tre piani di Burns

Operativo, ovviamente, perché le spie Usa della centrale d’elaborazione informativa principale non possono non acquisire in continuazione dati e prospettive. Burns ha segnato il punto della previsione in anticipo dell’invasione russa dell’Ucraina, non capitalizzata però dal governo federale di Joe Biden con mosse opportune.

Programmatico, perché nella strategia Usa Burns e i suoi hanno un ruolo chiave nel fissare paletti, annunciare visioni strategiche e sondare il terreno con alleati e avversari.

Diplomatico, last but not least, perché l’ambasciatore fautore di un dialogo franco e schietto tra Usa e potenze rivali si muove coi modi felpati della feluca vecchio stampo. E la doppia tappa tra Ankara e Kiev di questa settimana è solo l’ultima di una serie di tour che hanno avuto inizio nella preparazione del summit di Ginevra del giugno 2021 tra Biden e Vladimir Putin, sono proseguiti con l’interessamento della Cia al dossier afghano durante la rotta Usa dell’agosto dello stesso anno, a cui Burns fu tra i pochi a mettere una pezza, e hanno avuto un culmine con l’Ucraina.

Le missioni tra Turchia e Ucraina

Dopo essersi recato a Ankara per fissare con l’Svr russo le “linee rosse” del dialogo e dei rischi bilaterali Burns è stato nelle scorse ore a Kiev per la seconda volta in poche settimane. Il 27 ottobre scorso è giunto in visita per, ufficialmente, ribadire il sostegno americano a Volodymyr Zelensky. Poco dopo si è scatenata la vittoriosa controffensiva di Kherson. Oggi Burns è tornato dopo il passaggio a Ankara, evidentemente, per riferire della nuova strategia Usa alla luce del colloquio con l’omologo Sergej Naryskhin, che ha portato a un nuovo livello il confronto diretto tra Mosca e Washington: “Dall’invasione della Russia, i funzionari americani hanno sottolineato il loro obiettivo di sostenere gli ucraini, assicurando al contempo che la guerra non si intensifichi e potenzialmente provochi un conflitto nucleare più ampio”, nota il New York Times.

Mentre il Dipartimento di Stato, alla base già delle chiusure diplomatiche che hanno accelerato il conflitto, metteva l’elmetto, militari e tenutari della sicurezza nazionale hanno incondizionatamente difeso l’Ucraina senza dimenticare il dato politico: “Lloyd Austin, il segretario alla Difesa, ha avuto due conversazioni telefoniche con Sergei Shoigu, ministro della Difesa russo, sulle tensioni nucleari in ottobre. Jake Sullivan, il consigliere per la sicurezza nazionale, ha anche tenuto colloqui con il suo omologo, Nikolai Patrushev, sulle questioni nucleari negli ultimi mesi”. L’incontro Burns-Naryskhin segna un nuovo passaggio fondamentale: Burns può rivendicare l’alleanza d’intelligence Usa-Ucraina che ha spinto la controffensiva ma anche la natura tutt’altro che russofoba della sua carriera personale. Uomo degli apparati, è anche fautore di una human intelligence che si fonda sul dialogo diretto con le controparti, da conoscere personalmente con i tatti del diplomatico.

Il filo diretto con la Casa Bianca

E così Burns vuole sentire tutte le parti in causa. Per evitare che l’obiettivo di fondo da difendere, la grande strategia Usa e la difesa della sicurezza nazionale, sia compromesso dalle fughe in avanti altrui. Alla base della cautela di Biden sull’escalation ci sono proprio i report Cia che da un lato segnalano l’efficacia del sostegno dato finora all’Ucraina e dall’altro avvertono sulle minacce che ci potrebbero essere qualora si credesse a ogni produzione dei servizi segreti di Kiev. Da un lato Burns vede Mykhailo Podolyak, l’uomo della guerra-ombra dell’Ucraina, rivendica il sostegno americano e invita l’Ucraina a operare con giudizio spalleggiata da Washington. Ma dall’altro al contempo il messaggio contro l’escalation nucleare è consegnato, a voce, all’omologo russo per evitare ogni fraintendimento e scavalcare, su questo fronte, Kiev.

L’intelligence si fa diplomatica spingendo sul triplice vantaggio della disintermediazione, dell’informalità data dalla segretezza e dalla padronanza dei dati politici decisivi: la nomina di Burns alla guida della Cia è stata, indubbiamente, una delle più felici della sua amministrazione e se dopo aver consolidato il contenimento anti-russo l’ambasciatore del dialogo che conosce Mosca come le sue tasche e la leadership russa nel suo complesso in maniera articolata potrà porre le basi per la ricostruzione di un canale diretto dopo le mosse di Austin e Sullivan il suo peso nell’amministrazione crescerà sempre più. A patto che la politica sappia cogliere gli spazi di manovra dati dalle mosse di Burns in questa fase in cui a fare da pontieri sono le spie più importanti dell’amministrazione americana. Architetti e costruttori delle linee rosse che evitano l’escalation totale e che potranno in futuro porre le basi della diplomazia a tutto campo.

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