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Christine Lambrecht è la donna scelta dal Partito socialdemocratico tedesco per guidare la difesa. I socialisti tornano dunque a occuparsi delle forze armate, e lo fanno in una fase particolarmente complessa dei rapporti di Berlino con la Bundeswehr. Potenza economica ma fragile in ambito strategico, tanti sono coloro che chiedono alla Germania uno sforzo maggiore sia in termini di impegni finanziari nel settore difesa sia termini di impegni strategici. La sinistra tedesca ha per ora mantenuto una linea critica su diversi punti richiesti sia oltre Atlantico che in sede europea, ma l’arrivo di Lambrecht rischia di essere elemento che forse potrà cambiare la fisionomia di quella parte politica rispetto alla sicurezza e alle forze armate.

Lambrecht e le forze armate

Per la Germania, quella della difesa non è una questione di poco conto nel prossimo governo. I media si sono concentrati sul fatto che sia una donna a guidare il ministero e che questo sia un esecutivo “gender equal”. Ma al netto di queste battaglie di matrice culturale (che spesso sfociano nella pura propaganda) quello che interessa sul fronte della sicurezza è l’insieme di sfide che la Lambrecht dovrà attendere e con lei il suo partito. Nuove e vecchie esigenze che intersecano i destini tedeschi con quelli dell’Ue e della Nato, e che adesso affiorano con prepotenza alla luce della perdita di leadership senza Angela Merkel e con il mondo sempre più diviso e in balia di crescenti tensioni internazionali.

Al tedesco Der Spiegel, Lambrecht ha voluto sottolineare il ruolo della Bundeswehr nella lotta alla pandemia di Covid-19, ricordando anche la volontà di rendere “attraente”, come racconta Nova, la carriera militare. Parole che servono a mostrare l’attenzione della politica verso il ruolo “civile” dei militari, in un discorso che sicuramente serve far dimenticare il vero nodo da sciogliere per lo Spd: coniugare linee guida tipicamente pacifiste, più autonome e tendenzialmente anche critiche verso gli impegni internazionali, con le richieste espresse in sede Nato e Ue per un maggiore impegno di Berlino sul fronte della difesa.

La nuova titolare del Bundesministerium der Verteidigung ha dato un primo segnale ambiguo e non propriamente in linea con quanto auspicato Oltreoceano. Almeno a livello mediatico. Allo Spiegel, il ministro ha sostenuto che le missioni all’estero dovranno essere sempre “valutate” con molta attenzione aggiungendo la necessità di individuare “vie d’uscita”. Un messaggio che sembra far presagire un ulteriore disimpegno nei confronti delle operazioni più propriamente atlantiche, e che se può essere considerato il frutto di quel “trauma” del ritiro dall’Afghanistan che colpì soprattutto Merkel, dall’altro lato indica che le aspettative di Washington, Bruxelles e di molti altri centri interessati alla difesa tedesca potrebbero essere ridotte da subito.

Spd e Verdi di fronte alle richieste del mondo

Un’analisi dell‘International Institute for Strategic Studies (IISS) ha evidenziato come la coalizione “semaforo” debba prossimamente dare conto di esigenze e aspettative a livello mondiale che riguardando la difesa tedesca. “La Germania ha il potenziale per migliorare il livello della capacità europea e per rafforzare la sicurezza e la difesa europee, data la sua posizione geografica, le dimensioni e il potere economico” spiegano dall’istituto, e “molti osservatori sostengono che dovrebbe, dato che la sicurezza in Europa si è deteriorata. Il fatto che i leader tedeschi si siano rifiutati di farlo è stato fonte di frustrazione e preoccupazione in altri paesi europei e negli Stati Uniti”. Un esempio sottolineato nell’analisi riguarda i Paesi dell’Europa orientale, che si sentono sempre meno garantiti dall’avere un partner a ovest come la Germania che ha già chiarito, anche con il nuovo accordo di governo guidato da Olaf Scholz, di non considerare la Russia una minaccia diretta per la propria sicurezza della Germania, bensì di una minaccia percepita da altri partner europei.

L’arrivo della verde Annalena Baerbock farebbe pensare a un esecutivo meno aperto a oriente rispetto a quello della Grande Coalizione. Tuttavia un approccio più duro nei confronti di Cina e Russia dovrà fare i conti non solo con gli accordi siglati con Mosca e Pechino (dal gas al commercio) ma anche con il dibattito interno alla sinistra proprio sull’utilizzo delle forze armate e del ruolo nella Nato. Impossibile ritenere che la Germania possa rompere lo status quo senza aprire un dibattito sulle richieste ormai note degli ambienti atlantici: aumento delle spese della difesa (quantomeno al 2% del Pil) e impegni nelle missioni in varie aree del mondo. Senza un miglioramento dell’apparato bellico tedesco e senza un adeguamento agli obiettivi, l’unica alternativa sarà quella di lasciare tutto così com’è procedendo con alcune correzioni in corso d’opera. Cambiamenti di rotta minimo che però aprono un dibattitto culturale di non poco conto per socialdemocratici ed ecologisti in una fase in cui alla Germania viene chiesto proprio di tramutare la propria potenza geoeconomica in un’essenza più geostrategica.

L’esempio dei droni

Un esempio è dato dalla questione “droni”, che ha tenuto banco per diversi mesi negli apparati della difesa. La coalizione “semaforo” ha approvato l’armamento degli UAV a condizione che vengano utilizzati esclusivamente per proteggere i soldati tedeschi. Quindi non in missioni di attacco. Ma anche in questo caso già il Partito socialista è sembrato molto diviso, così come il movimenti dei Verdi. L’accordo di governo ha dato dei timidi segnali di apertura verso la Bundeswehr, ma anche in questo caso la “militarizzazione” della sinistra tedesca appare procedere con molta cautela e tendente a un continuo compromesso. Una scelta che sembra quasi data dalla necessità di infrangere dei tabù che né i socialisti né i verdi avrebbero voluto rompere, non solo per ideologia, ma anche per evitare divisioni all’interno della maggioranza e dei singoli partiti.

L’impressione è che il primo lavoro della ministra socialdemocratica sarà quello di capire cosa fare delle forze armate tedesche. In un ambiente politico internazionale sempre più diviso e a rischio di tensioni, evitare di guardare alle proprie capacità militari rischia di essere un problema per un Paese come la Germania, soprattutto in un periodo in cui la difesa comune europea è diventata un riferimento delle agende Ue e Berlino paga l’assenza di un leader riconosciuto come Merkel. Lo Spd non avrà un compito facile.

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