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La Svezia, tradizionalmente, ha optato per mantenere una neutralità armata – ovvero con forze militari capaci di avere un effetto di deterrenza credibile – che le permette di rimanere al di fuori di un possibile conflitto in Europa.

Questo tipo di politica, a ben vedere, ha avuto molte deroghe se consideriamo il supporto alla Germania durante la Seconda guerra mondiale (riguardante le materie prime), ma soprattutto alle alleanze che Stoccolma ha intessuto nel campo della difesa con Paesi allineati in epoca recente.

Oltre al “Trilateral Statement of Intent”, stipulato con Norvegia e Finlandia, la Svezia ha firmato, nel altro accordo trilaterale, a maggio del 2018, anche con gli Stati Uniti (insieme alla Finlandia), che ha, a margine degli altri obiettivi strettamente inerenti alla cooperazione in ambito militare, la promozione di legami costruttivi con la Nato e l’Ue, visti come organismi fondamentali per implementare la sicurezza del Baltico. Stoccolma, infatti, fa parte anche dell’Unione Europea e in quanto è tra i principali contributori degli EU Battlegroups, oltre ad avere una stretta cooperazione, comprensiva di esercitazioni congiunte, con la Nato attraverso la sua adesione alla Partnership for Peace e all’Euro-Atlantic Partnership Council. Nel 2008 è stato avviato un partenariato tra i Paesi nordici che ha portato alla creazione di Nordefco con lo scopo generale di rafforzare la difesa nazionale dei partecipanti. Un percorso progressivo di abbandono della neutralità in senso stretto che è cominciato nel 2008, in occasione del conflitto in Georgia, e che ha avuto un’accelerazione nel 2014, quando la Russia ha effettuato il suo colpo di mano in Crimea e ha destabilizzato il Donbass.

Un esempio calzante, da questo punto di vista, è stata la reintroduzione della leva obbligatoria: la Svezia aveva deciso di sospenderla a luglio del 2010, ma a partire dal 2018 è stata reintrodotta, anche se non a carattere universale: le nuove leve vengono infatti selezionate tra 19mila unità dopo vari test psicologici e attitudinali sino a raggiungere il numero di 4mila effettivi da impiegare nelle forze armate.

Il cuore della dottrina militare svedese, come già accennato, è la capacità di deterrenza ritenuta essere al centro di una difesa efficace in grado di resistere a tutte le minacce di superare tutte le sfide. La deterrenza militare svedese è progettata per scoraggiare potenziali aggressori e costringerli a considerare attentamente i rischi di attaccare il Paese. Per essere efficace, il deterrente deve essere credibile e visibile. Visibilità che viene mantenuta attraverso un addestramento frequente ed esteso, soprattutto con forze armate di altri Paesi, che rendono il deterrente svedese più credibile. La postura, però, assume anche sfumature non propriamente difensive riguardanti l’integrità della nazione, ma estende il raggio d’azione delle forze armate a protezione degli interessi di Stoccolma. La Svezia ha un’industria bellica di alto livello, che fornisce prodotti per uso interno e per l’esportazione che certificano la qualità della capacità di deterrenza nazionale.



Orientativamente, le forze armate svedesi possono contare su circa 30mila uomini e donne in servizio attivo (compresa la Home Guard forte di 22mila unità) e su altri 34mila della riserva.

L’esercito ha in dotazione circa 120 Mbt (Main Battle Tank) tipo Stridsvagn 122, 354 Ifv (Infantry Fighting Vehicle) Cv904 in varie versioni, circa 399 Apc (Armoured Personnel Carrier), 4500 veicoli cingolati leggeri Bv206, 48 autocannoni tipo Archer, e 8 lanciatori per missili Mim-23 “Hawk” mentre sono cominciate da poco le consegne del primo lotto di missili Patriot Pac-3 che andranno a formare due battaglioni ciascuno dotato di 4 batterie entro il 2025.

L’aeronautica svedese, al pari di quella finlandese, ha in dotazione un unico cacciabombardiere multiruolo: il Jas-39 “Gripen” nelle versioni C (74 esemplari) e D (24). La componente ad ala rotante è composta da 20 Aw-109, 19 Nh-90 e 15 Uh-60.

La marina militare di Stoccolma ha una vocazione litorale, così come quella di Helsinki, con la differenza di possedere anche una componente subacquea. La spina dorsale è formata da 11 corvette: sono presenti cinque moderne classe Visby, quattro classe Goteborg (di cui due “in naftalina”), e due classe Stockholm, convertite però in pattugliatori. Nove sono le unità contromisure mine (due ancora da consegnare). Il grosso della flotta è però composto dalle unità da pattugliamento, che hanno tonnellaggio diverso: alle più grandi classe Tapper (11 in servizio), si affiancano 147 Stridsbat 90 da 15 tonnellate di dislocamento standard.

Al 2019 l’esercito svedese era organizzato su 7 battaglioni (6 corazzati/meccanizzati a Boden, Revingehed e Skovde) e uno da assalto aereo (a Karlsborg). Le unità ausiliarie in 14 battaglioni.

La Svezia, oltre alle basi sul territorio della Penisola Scandinava, ha recentemente riattivato il suo presidio militare sull’isola di Gotland, situata al centro del Mar Baltico. Le tensioni crescenti con la Russia, che in più di una occasione, soprattutto di recente, ha effettuato violazioni dello spazio aereo svedese, ha convinto Stoccolma a schierare nuovamente sull’isola situata in posizione strategica le sue unità militari, comprensive di veicoli blindati leggeri. L’isola, infatti, era stata completamente smilitarizzata nel 2005 con il ritiro delle forze navali, di terra e aeree che sino ad allora vi stazionavano in quanto considerata strategica dalla Svezia ma non solo: la sua particolare posizione geografica ne fa un obiettivo particolarmente ambito per chi volesse controllare la navigazione nel Mar Baltico e quindi gli accessi al Golfo di Finlandia ed al Golfo di Botnia, quest’ultimo sorvegliato anche dall’isola finlandese di Aland.

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