Edifici, radar, hangar, aeroporti, campi militari. La Cina ha ulteriormente fortificato le sue isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale nel tentativo, affermano alcuni analisti, di assicurarsi maggiore proiezione strategica nel cuore dell’Indo-Pacifico.

Le immagini scattate dal fotografo filippino Ezra Acayan hanno immortalato strutture a più piani, strade asfaltate e altre infrastrutture. Come ha sottolineato il South China Morning Post, che ha passato in rassegna le foto citate, dal portfolio di Acayan si possono cogliere diversi indizi legati alla ipotetica strategia regionale di Pechino.

In particolare, è stato notato un aereo KJ-500H di rifornimento sulla pista di rullaggio di Fiery Cross Reef. Questo mezzo è un velivolo di controllo e allarme rapido di terza generazione, in grado di garantire alla Cina migliori capacità di monitoraggio nel Mar Cinese Meridionale. Per farsi un’idea, stiamo parlando dello stesso tipo di aereo inviato, nel recente passato, in missioni di pattugliamento a lungo raggio nell’area e nello Stretto di Taiwan.

In un’altra foto, nei pressi di Mischief Reef – una barriera corallina nelle Isole Spratly, arcipelago collocato tra le coste del Vietnam e delle Filippine – si notano due imbarcazioni missilistiche catamarano Type 22 con caratteristiche stealth e in grado di trasportare fino a otto missili antinave subsonici YJ-83. Sempre a Mischief Reef, in un’altra immagine, è ben visibile un aereo da trasporto Y-8 a medio raggio di medie dimensioni. L’Y-8, continuamente aggiornato, è un popolare aereo da trasporto con molte varianti. L’hangar dove era di stanza può riparare gli aerei da ambienti caldi, umidi e ad alta salinità, ma, hanno fatto notare gli analisti, la sua costruzione non sembra sufficientemente robusta per difendersi dagli attacchi nemici.

Su un angolo di Cuarteron Reef, altra barriera corallina delle Spratly, ecco apparire sistemi d’arma simili al cannone navale H/PJ-26 da 76 mm e al cannone difensivo H/PJ-13B, oltre a diversi soldati, sulla sommità di due torri che forniscono potenza di fuoco antiaerea, in un’ipotetica ultima linea di difesa nel caso di uno scontro militare.

La carrellata di immagini fornisce altri dettagli. Ancora a Cuarteron Reef si vede un grande radar simile al radar di allerta precoce tridimensionale SLC-7, un radar anti-stealth teoricamente in grado di rilevare e tracciare più bersagli. Su Subi Reef, notiamo dei presunti camion probabilmente posizionati sulla pista per impedire l’atterraggio forzato di aerei stranieri sull’isola. Due piattaforme di atterraggio mediche – con una croce rossa dipinta su un pad quadrato bianco – sono infine visibili sia su Mischief Reef che su Fiery Cross Reef.

L’importanza strategica delle isole artificiali della Cina

A detta di vari analisti tutte queste attività non dovrebbero essere trascurate. Quelli che sono all’apparenza isolotti disabitati, costruiti dalla Cina in aree geografiche contese, possono infatti trasformarsi in potenziali piattaforme da utilizzare in ambito militare.

C’è chi, come Malcolm Davis, analista senior dell’Australian Strategic Policy Institute, parla esplicitamente di basi. “I cinesi hanno fatto dei progressi nel rendere le basi un po’ più ospitali. In termini di uso tattico, queste basi consentono all’aeronautica militare dell’esercito cinese di dispiegarsi in una crisi verso strutture preparate, completamente attrezzate con rifugi per aerei rinforzati e altre infrastrutture di supporto, per le operazioni nel Mar Cinese Meridionale”, ha spiegato Malcom. “Penso che agiscano anche come portaerei inaffondabili per l’aviazione cinese e per le piattaforme di guerra anti-sottomarino della marina cinese, con l’intenzione di cacciare i sottomarini nell’area”, ha aggiunto.

Vale quindi la pena approfondire l’utilità di questi punti di appoggio. La Cina potrebbe in teoria usarli strategicamente per contestare il transito di aerei e navi di un altro Paese, mediante un blocco o la dichiarazione di una zona di identificazione della difesa aerea. Mediante la sua presenza in loco, inoltre, l’esercito cinese può espandere le capacità di condurre operazioni di sorveglianza, minacciare la navigazione nemica e ridurre i tempi di allerta qualora dovesse rendersi necessaria un’azione militare contro le Filippine o uno Stato limitrofo (con i quali, ricordiamo, sono ancora in gioco diverse contese marittime).

È pur vero che i vantaggi strategici offerti da queste rinominate “portaerei inaffondabili” possono teoricamente essere compensati dalla loro vulnerabilità durante un conflitto. Al netto di una documentata militarizzazione, infatti, non mancano i punti deboli, a cominciare dalla loro distanza dalla Cina continentale, dalle piccole dimensioni e dalle molteplici rotte dalle quali potrebbero essere attaccate. In ogni caso, e giusto per capire l’entità del tema, secondo la CSIS Asia Maritime Transparency Initiative, dal 2013 la Cina avrebbe costruito sette isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, creando più di 1.000 ettari di nuova terra.

Obiettivo Indo-Pacifico

Citando John C. Aquilino, ammiraglio della Marina degli Stati Uniti, in servizio come comandante del comando indo-pacifico, la scorsa primavera il Guardian scriveva che la Cina aveva completamente militarizzato almeno tre delle numerose isole costruite nel Mar Cinese Meridionale, armandole con sistemi missilistici antinave e antiaerei, apparecchiature laser e di disturbo, e jet da combattimento, in una mossa sempre più aggressiva volta a minacciare le nazioni operanti nelle vicinanze.

Dal canto suo, Pechino continua a ribadire che che il suo profilo militare è puramente difensivo, organizzato per proteggere quelli che considera i suoi diritti sovrani. Il recente sviluppo che ha coinvolto alcune di queste isole artificiali sembra tuttavia essere in linea con la dottrina navale cinese.

In un report firmato Lyle Goldstein e William Murray, e intitolato Undersea Dragons: China’s Maturing Submarine Force, viene evidenziato come la Cina consideri i suoi sottomarini alla stregua di una piattaforma asimmetrica da utilizzare contro la superiore potenza navale statunitense. Da questo punto di vista la dottrina cinese dei sottomarini è sempre più orientata alla guerra antisommergibile (ASW), in linea con l’adagio che la migliore arma antisommergibile è rappresentata da un altro sottomarino.

Se è vero che il binomio sottomarino più portaerei è imprescindibile per la Cina, per il gigante asiatico è altrettanto fondamentale affidarsi a punti di appoggio incastonati nel cuore del Mar Cinese Meridionale. Per gli Stati Uniti, e non solo, le apparenti e innocue isole artificiali cinesi servirebbero dunque proprio a questo scopo.

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