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Il presidente del Consiglio Mario Draghi, al termine del vertice Nato di Madrid, ha rivelato che l’Italia metterà a disposizione dell’Alleanza, se necessario, circa 10mila uomini per il rafforzamento del suo “Fronte Est”.

In particolare il presidente Draghi aveva affermato che 2mila dovrebbero partire per la Bulgaria e l’Ungheria, mentre i restanti 8mila resteranno in Italia pronti per essere mobilitati in caso di bisogno. Il nuovo impegno per le nostre forze armate è ancora in fase di definizione a Palazzo Baracchini, ma sappiamo che in Bulgaria il nostro Paese sarà framework nation – ovvero nazione di riferimento – del dispositivo di sicurezza dell’Alleanza che, a giugno 2022, poteva contare su 1650 truppe alleate provenienti da Stati Uniti e Albania in aggiunta alle 27400 locali. In Ungheria i nostri soldati si aggiungeranno ai 900 uomini giunti dalla Croazia che al momento integrano le forze dell’esercito di Budapest forti di 21400 unità. Recentemente è stato reso noto che per “lo schieramento di Battlegroup multinazionali in Slovacchia, Ungheria, Romania e Bulgaria, ciascuno guidato da una framework nation e complementari alle forze dei Paesi ospitanti” il contributo massimo nazionale per l’Italia è di mille unità, articolato in maniera modulare tra Bulgaria (circa 750 unità) e Ungheria.

Triplica quindi la nostra presenza nel dispositivo terrestre dell’Alleanza, parte del complesso sistema difensivo della Nato Response Force (Nrf) inquadrati nella Very high Readiness Joint Task Force (Vjtf): l’Esercito Italiano, infatti, è già presente in Lettonia con personale e mezzi a comporre un battle group nel quadro della Nato Enhanched Forward Presence insieme a personale proveniente da Albania, Repubblica Ceca, Danimarca, Montenegro, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Spagna, tutti al momento sotto comando canadese, per un totale di 4mila uomini, con compiti anche di difesa aerea.

L’impegno delle nostre forze di terra va a integrare quelli già in essere dell’Aeronautica e della Marina Militare. Da anni l’AM mette a disposizione i suoi velivoli – Eurofighter Typhoon ed F-35A – per l’Air Policing della Nato e, recentemente, per l’Eva (Enhanched Vigilance Activiy), resasi necessaria per rinforzare la sorveglianza dello spazio aereo dell’Alleanza nei Paesi orientali.

Nei giorni scorsi è terminata ufficialmente in Romania quella che al momento è forse la più lunga missione di Air Policing/Eva: 8 Typhoon sono stati dispiegati presso la base di Mihail Kogalniceanu, vicino a Costanza, a partire da dicembre dello scorso anno dapprima con quattro velivoli, poi, da marzo, con altri quattro per effettuare l’attività di vigilanza aerea rinforzata, dopo aver passato le consegne dell’Air Policing agli Eurofighter della Royal Air Force (Raf), l’aeronautica militare britannica. Parallelamente, ma al di fuori del rafforzamento del fronte orientale Nato, l’Aeronautica ha impiegato due F-35B dal 20 al 27 giugno in Islanda per valutazione della capacità expeditionary land, rappresentando il primo impiego della versione a decollo corto e atterraggio verticale del Lightning II in questo tipo di missione in ambiente artico. I nostri Typhoon, invece, saranno utilizzati ancora una volta sul “fronte orientale” all’inizio di agosto, per attività di AP/Eva in Polonia, ma ancora non sappiamo in quanti esemplari.

La Marina Militare da tempo è integrata nei vari dispositivi dell’Alleanza – come lo Standing Nato Mine Counter Measures Group Two (Snmcmg2) – ma quest’anno è avvenuto il passaggio, per la prima volta nella storia, di nave Cavour e del suo gruppo da attacco sotto il comando diretto del Naval Striking and Support Forces Nato, a certificazione dell’alto livello raggiunto dalla nostra componente aeronavale.

Tornando alle forze terrestri, sebbene non si sappia quali saranno le unità dell’Esercito che vedranno la partecipazione ai battle group Nato in Ungheria e Bulgaria, è possibile comunque individuarle stante il livello di prontezza ed equipaggiamento: quasi sicuramente verranno attivate le nostre brigate di punta, come la Garibaldi, la Taurinense, la Folgore e la Sassari, che da tempo – come da modernizzazione dell’Esercito – sono “multiruolo”, o in gergo militare “Brigate di Manovra Pluriarma”. Significa che ogni unità (il livello brigata corrisponde a circa 5mila uomini) ha in sé reparti corazzati (con Aifv), di artiglieria, antiaerei ecc (la Sassari è l’unica tra le citate di fanteria a non avere al seguito artiglieria e cavalleria).

In generale l’Alleanza sta continuando a rinforzare il suo “Fronte Est”: se facciamo un raffronto, Paese per Paese, con la situazione al 16 marzo vediamo che in Estonia le truppe Alleate sono aumentate di 200 unità passando a 2200 mentre quelle locali a disposizione sono passate da 7mila a 10500, in Lettonia sono passate, rispettivamente da 1700 a 4mila e da 7400 a 7500, in Lituania da 4mila a 3700 e da 16800 a 17200, in Polonia da 10500 a 11600 e da 120mila a 122500, in Slovacchia da 2100 a 1100 e da 13mila a 13500, in Ungheria da 800 a 900 e da 24mila a 21400, in Romania da 3300 a 4500 e da 76mila a 75mila, infine in Bulgaria da 900 a 1650 e da 26mila a 27400. Eccezion fatta per Lituania e Slovacchia le truppe degli altri Paesi Nato presenti sono aumentate, però vedendo parallelamente un aumento di quelle locali messe a disposizione. Gli unici casi in cui le forze del Paese ospitante sono diminuite a fronte di una maggiore presenza di quelle degli alleati sono l’Ungheria e la Romania.

Gli Stati Uniti prevedono di rinforzare l’Europa con un nuovo schieramento di forze: si parla di 300mila effettivi a fronte degli attuali 40mila e in particolare verrà aperto un nuovo quartier generale permanente del Quinto Corpo d’Armata Usa in Polonia, arriverà una nuova Brigata in Romania (3mila soldati), saranno dispiegati di due gruppi di F-35 nel Regno Unito, si potenzieranno le forze terrestri su base rotazionale nella regione baltica, due nuovi cacciatorpediniere arriveranno alla base navale di Rota in Spagna e sarò implementata la difesa aerea insieme ad “altre capacità” non meglio specificate in Germania e Italia.

L’Italia quindi avrà un ruolo importante nel rafforzamento del “Fronte Est” dell’Alleanza, in linea con le nuove direttive individuate dallo Strategic Concept emerso dal recente vertice di Madrid, in cui, purtroppo, ci si è dimenticati del “Fronte Sud”: nel documento vengono infatti elencate le criticità relative alla sicurezza in Africa e Medio Oriente ma non sono state delineate linee d’azione, come invece avvenuto per quanto riguarda il contenimento delle azioni aggressive della Russia.

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