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Questi ultimi giorni sono stati a dir poco convulsi sul fronte ucraino: Kiev, temendo un’invasione russa, sta freneticamente cercando di evitarla facendo dietro front in merito alla sua volontà di entrare nella Nato, ma parallelamente si è attivata per raccogliere quanti più aiuti militari possibili, stante, ormai, la consapevolezza che Stati Uniti e Alleanza Atlantica risponderanno esclusivamente con sanzioni internazionali, che lascia il presidente Volodymyr Zelensky con pochissime frecce al suo arco.

Il Regno Unito è quello che si è attivato maggiormente per sostenere l’Ucraina: il ponte aereo per trasferire armamenti e munizioni è cominciato da tempo, e ha riguardato principalmente sistemi anticarro leggeri. Londra ha spedito missili Javelin e Nlaw (Next generation Light Anti-tank Weapon), insieme a consiglieri militari per addestrare l’esercito ucraino al loro utilizzo che, a quanto sembra, sono stati frettolosamente ritirati nel fine settimana per evitare che possano restare coinvolti in un attacco russo. Anche il Canada, che aveva inviato un contingente militare per addestrare i soldati ucraini, ha intrapreso la stessa decisione, allontanando così lo spettro di un’ulteriore escalation che coinvolgerebbe la Nato in un conflitto con la Russia.

Sappiamo che gli Stati Uniti hanno anch’essi inviato i missili Javelin, insieme a relativo munizionamento e, probabilmente, ad altre scorte del genere, ma Kiev avrebbe chiesto a Washington di schierare diversi battaglioni del sistema antimissili balistici Thaad vicino a Kharkov. Il Thaad sarebbe in grado di individuare i lanci di Srbm (Shor Range Ballistic Missile) tipo Iskander-M che la Russia ha dispiegato ai confini Ucraini: un reggimento è stato visto di recente nei pressi di Belgorod che va ad aggiungersi a quelli già posizionati in Bielorussia e nell’oblast russo di Krasnodar, dove a Molkino è situata la Prima brigata missilistica, e di intercettarne i vettori. L’Ucraina ha ricevuto anche domenica altre due spedizioni dagli Stati Uniti che hanno consegnato circa 180 tonnellate di munizioni nonché almeno un carico di Manpads (Man-Portable Air-Defense Systems) tipo Stinger dalla Lituania.

Kiev dimostra però di avere un’insaziabile “fame” di armamenti, ed è comprensibile stante le condizioni ancora traballanti del suo esercito. Le forze armate ucraine sono sicuramente meglio armate e numerose rispetto al 2014, quando la Russia mise un atto un vero e proprio colpo di mano per occupare la Crimea e cercare di fare altrettanto in Donbass, ma versano ancora in condizioni precarie sia per questioni di budget, diviso tra necessità di modernizzazione di vecchi assetti e acquisizione di nuovi, sia per la corruzione interna, ormai endemica. Si calcola che, attualmente, Kiev possa contare su circa 150mila soldati a fronte dei 6mila del 2014, inoltre è stato consegnato un certo numero di mezzi modernizzati all’esercito che comunque non sarebbero sufficienti a contrastare efficacemente un’invasione russa, ma offrirebbero una massa d’attrito di una certa importanza in ambiente urbano, dove la superiorità qualitativa e quantitativa dei mezzi russi verrebbe ridimensionata, se non annullata, dalle caratteristiche intrinseche di un conflitto in città.

L’Ucraina quindi cerca di spingere i Paesi occidentali a fornire più armamenti: è notizia di oggi che l’ambasciatore di Kiev a Berlino, Andriy Melnyk, ha invitato la Germania a fornire immediatamente 12mila razzi anticarro. Secondo il diplomatico la situazione al confine russo-ucraino è “drammatica” e “quello per cui dobbiamo essere preparati oggi è il peggior scenario possibile”. Il governo tedesco starebbe valutando la possibilità di inviare a Kiev forniture militari non letali, come ad esempio sistemi di localizzazione elettronici, apparecchiature per lo sminamento, radio digitali, stazioni radar e dispositivi per la visione notturna, dopo che Berlino, qualche giorno fa, aveva inviato 5mila elmetti.

Una spedizione che, per gli ucraini, ha avuto il sapore di uno scherzo di pessimo gusto, nonostante Kiev avesse ordinato alla Germania circa 100mila nuovi elmetti e giubbotti antiproiettile. La stessa risposta che ha dato il Bundestag in quella occasione non ha convinto il governo ucraino: Berlino aveva fatto notare che il sostegno tedesco all’Ucraina si era manifestato in circa 1,8 miliardi di euro nell’ambito della cooperazione, e nell’invio di una sezione di caccia Typhoon in Romania per contribuire alla protezione dello spazio aereo dell’Alleanza Atlantica attraverso la missione di Air Policing richiesta da Bucarest. Inoltre l’esercito tedesco aumenterà la sua presenza nella Nato Response Force passando a impegnare 13600 soldati, facendo segnare quindi un aumento del 70% rispetto a tre anni fa.

Tutte queste misure, se escludiamo quelle di sostegno finanziario, sono però limitate alla Nato e alla protezione del suo fronte orientale, non alla difesa dell’Ucraina, come è ovvio che sia dato che Kiev non fa parte dell’Alleanza né ha accordi di “mutuo soccorso” in caso di conflitto. Tutto quello che possono fare – e che vogliono fare – gli Stati Uniti e i loro alleati è fornire materiale bellico e sottoporre la Russia a pesanti sanzioni internazionali in caso di attacco.

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