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Nella giornata di lunedì la Corea del Nord ha effettuato una parata militare a Pyongyang per celebrare il 90esimo anniversario della fondazione dell’esercito popolare rivoluzionario.

La manifestazione era programmata da tempo e c’era una certa attesa, tra gli analisti, per osservare meglio le ultime creazioni del regime, con particolare riguardo ai sistemi missilistici che sono stati testati nei mesi precedenti.

Lo scorso settembre, il 28, la Corea del Nord ha effettuato un lancio di un presunto missile ipersonico di nuova concezione. Come riportava l’agenzia stampa sudcoreana Yonhap News, l’Accademia delle Scienze della Difesa del Nord ha testato il missile Hwasong-8 da Toyang-ri, nella contea di Ryongrim della provincia di Jagang. Pochi giorni dopo, il 12 ottobre, lo stesso sistema missilistico è stato osservato, se pur di sfuggita, alla fiera degli armamenti tenutasi nella capitale nordcoreana: un evento più unico che raro nella storia della Corea del Nord. È difficile pensare che Pyongyang sia stata in grado di schierare un tale tipo di sistema costruito autonomamente: le testate plananti ipersoniche (Hgv – Hypersonic Glide Vehicle) richiedono dei metodologie di raffreddamento delle superfici particolarmente complesse e avanzate, mentre un’altra problematica riguarda la manovrabilità ad altissime velocità che è qualcosa di non facile risoluzione in quanto mette a dura prova i sistemi di bordo.

Le immagini che ci sono giunte del lancio di settembre, mostranti il vettore e la testata, nonostante fossero di bassa qualità, hanno sollevato l’ipotesi che si potesse trattare di una testata Marv (Maneuverable Reentry Vehicle) più che una planante ipersonica, che deve avere per forza un disegno che le permetta di “planare”. Durante la fiera degli armamenti, si è potuto invece apprezzare quello che è sembrato un modello di una testata Hgv, che ricorda, nelle sue linee generali, quella cinese Df-Zf che va a equipaggiare il missile balistico a medio raggio (Mrbm) Df-17.

Ieri, durante la parata, si sono potuti osservare almeno due di missili dotati di queste testate ipersoniche plananti, trasportati su un veicolo ruotato Te (Transporter Erector) a sei assi simile a quello del BM-25 Musudan (o Hwasong-10), se pure con qualche differenza sostanziale nella cabina. Le testate sono effettivamente molto simili a quelle dell’ipersonico cinese, ma non è dato sapere se siano semplicemente dei modelli oppure dei sistemi reali.

Durante la sfilata, effettuata in orario notturno, si sono osservati anche quelli che sono i nuovi missili balistici intercontinentali (Icbm) Hwasong-17 (o Hwasongpho-17, versione migliorata). Si tratta di un vettore pesante, di nuova concezione, che è stato testato da Pyongyang lo scorso 24 marzo, quando il missile ha raggiunto i 6mila chilometri di altitudine prima di rientrare nell’atmosfera terrestre precipitando in mare nella Zee (Zona di Esclusività Economica) del Giappone 150 chilometri a ovest della penisola di Oshima, quindi non sorvolando direttamente il territorio nipponico. In occasione di quel lancio alcuni analisti sudcoreani avevano avanzato il dubbio che non si trattasse di un nuovo Icbm, ma di uno Hwasong-15, missile intercontinentale più piccolo e meno capace. In realtà, osservando attentamente le immagini del lancio e facendo un raffronto con quanto osservato nei mesi precedenti, abbiamo avuto modo di stabilire che si è effettivamente trattato di uno Hwasonpho-17. La differenza sostanziale, oltre che nella foggia del missile – in particolare nel numero degli ugelli del motore – è data proprio dal veicolo di trasporto e sollevamento: mentre quello dello Hwasong-17 è a undici assi, quello dello Hwasong-15 è a nove.



Anche quest’ultimo vettore è stato visto sfilare nella piazza della capitale nordcoreana, insieme ad altri mezzi e truppe per un totale di 20mila uomini.

Sempre ieri si è visto quello che è il nuovo Slbm della Corea del Nord: il Pukkuksong-5 (“Stella Polare 5”). Il missile balistico lanciabile da sottomarini era stato visto per la prima volta il 10 ottobre dell’anno scorso, durante la sfilata commemorativa dell’anniversario di fondazione del Partito. I missili, anche questa volta, sono sfilati trasportati su semirimorchi trainati da motrici che non si configurano come veicoli Te o Tel (Transporter Erector Launcher) attraverso la piazza Kim Il-sung della capitale nordcoreana. L’arma sembra avere un’ogiva più grande della variante precedente, la Pukkuksong-4A, che il regime aveva svelato durante la parata per il 75esimo anniversario del Partito dei Lavoratori del 2020, e a una prima analisi sembrerebbe anche leggermente più lunga, come si evince confrontandone le dimensioni avendo come riferimento i punti di attacco del missile sul rimorchio. Potrebbe trattarsi quindi, effettivamente, di un nuovo Slbm sebbene il sospetto che sia solo un modello (definito mock-up nel linguaggio tecnico) resti.

Del resto l’ultimo test di un Slbm nordcoreano, avvenuto circa 10 giorni dopo la parata di ottobre dell’anno scorso, ha riguardato un missile di nuovo tipo ancora diverso: il vettore, che ancora non ha una designazione ufficiale, presentava notevoli somiglianze con il missile Kn-24, ma sembra essere leggermente più lungo, pur non così tanto quanto il Kn-23, ovvero la versione autoctona del missile russo 9K720 Iskander-M. La questione delle dimensioni, però, è alquanto controversa. Il vettore, comunque, è apparso molto più piccolo dei suoi predecessori visti affiancati durante il salone degli armamenti nordcoreani, in particolare è almeno un terzo più corto del Pukguksong-1. Il suo disegno sembra anche essere stato anche influenzato dallo Hyunmoo 4-4 sudcoreano, lanciato con successo da Seul all’inizio di settembre dello scorso anno da un sottomarino della nuova classe KSS-III.

Non sono mancati nemmeno i già citati Kn-23 migliorati, osservati a coppie a bordo del loro veicolo Tel a cinque assi e riconoscibili per l’ogiva a spicchi colorati di bianco e di nero.

È possibile che la Corea del Nord effettuerà un nuovo lancio missilistico entro l’estate, probabilmente di un “ipersonico” o di un Slbm, per dimostrare agli Stati Uniti i suoi progressi tecnologici ma soprattutto per mettere pressione su Washington in concomitanza col conflitto in Ucraina e ritornare al tavolo negoziale, seguendo la tattica definibile “diplomazia dei missili”.

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