Recentemente è stato pubblicato il nuovo Dpp (Documento Programmatico Pluriennale) della Difesa per il triennio 2021-2023. Oltre ad assunti strategici vecchi e nuovi, come la riaffermazione del concetto di centralità mediterranea del nostro Paese e la considerazione sugli effetti sistemici della pandemia che hanno “messo a dura prova la resilienza e le capacità di risposta nazionali”, ci sono alcune novità di indirizzo che vale la pena riportare.

Per la prima volta viene detto che, lungo arco orientale di interesse nazionale, la Federazione Russa per la sua politica assertiva continua sì a essere “cruciale” per la nostra sicurezza anche sotto i profilo energetico, ma la posizione nazionale resta improntata a un approccio “a doppio binario”: dimostrando fermezza attraverso il contributo alle iniziative per il rafforzamento del deterrente sul “fianco est” della Nato ma, al contempo, essendo disponibili al dialogo per promuovere un confronto su temi di interesse convergente. Ad un occhio attento è sostanzialmente l’approccio della Casa Bianca, per la ricerca di una “stabilità della tensione” senza per questo precludersi la possibilità si collaborazione su tematiche condivise.

Il Mediterraneo, ed il “fronte sud” dell’Alleanza, sono sempre al centro della nostra politica di sicurezza: il Regional Hub for the South appare fondamentale per favorire la comprensione dei fattori e delle dinamiche di instabilità che caratterizzano il quadrante meridionale della Nato, che più ci riguarda. La nostra priorità, quindi, è sempre quella rivolta all’area Euro-Mediterranea e alle sue zone contigue: Balcani, Maghreb, Medio Oriente, Sahel, Africa Occidentale, Corno d’Africa e Penisola Arabica.

Venendo agli indirizzi per il miglioramento delle capacità della nostra Difesa, il punto focale sembra essere quello riguardante i domini cibernetico e spaziale. Viene infatti detto che risulta essenziale incentivare lo sviluppo e l’adozione di tecnologie innovative come cloud computing, artificial intelligence e machine learning, mentre per quanto riguarda il dominio spaziale ci si propone di conseguire un’adeguata capacità di rilevamento della minaccia “da e verso” lo spazio e di condurre efficacemente operazioni in quell’ambito.

Si richiede pertanto l’avvio di un Defence Cloud a supporto dell’attività decisionale, di comando e controllo, a tutti i livelli nonché l’avvio di attività di studio, ricerca e implementazione di applicazioni di Ia con la creazione di un network di centri d’innovazione (con la collaborazione di enti civili) e delle emerging disruptive technologies (Edt), ovvero robotica, supercalcolo, blockchain, computer vision. Nessun accenno in merito a questo ambito alle tecnologie ipersoniche, nonostante in Italia ci siano studi accademici a riguardo. Prima di passare ad analizzare i programmi “più succosi” diamo uno sguardo generale a quanto verrà preso in carico dalle nostre Forze Armate nel prossimo futuro (il traguardo è il 2026).

Si intende migliorare le nostre difese aeree con lo sviluppo del sistema Camm/Er e dei Samp/T e Paams, questi ultimi che dovranno avere capacità Abm nel lower layer spendendo in totale 3 miliardi di euro in 15 anni. Sarà implementata l’attività di contrasto agli Uas (Unmanned Air System), si proseguirà col programma del nuovo elicottero leggero (Luh – Light Utility Helicopter), sarà avviato il programma per un nuovo veicolo blindato anfibio e si intende sviluppare un nuovo Infantry Fighting Vehicle (Ifv) per la fanteria pesante (che necessita un investimento totale di 1231 milioni di euro) con la volontà di consolidare i partneriati europei per la realizzazione di un nuovo Mbt (Main Battle Tank) entro il 2035. In quest’ultimo ambito si crede che l’Italia, quindi, cercherà di partecipare al programma franco-tedesco Mgcs, già ampiamente analizzato su queste colonne.

Interessante il settore navale, con l’auspicio di procedere nella realizzazione degli U-212 Nfs, l’adozione di una capacità Istar imbarcata con droni ad ala fissa e rotante, l’approvvigionamento del munizionamento guidato Vulcano, lo sviluppo e acquisizione del missile Teseo Mk/2E, la definizione dei nuovi cacciatorpediniere (Ddx) che vedremo in dettaglio a breve e l’avvio degli studi per la realizzazione di nuove unità anfibie (Lxd).

Dal punto di vista aeronautico, prima di passare al Tempest, è opportuno notare il peso dato alla capacità expeditionary con il progetto Air Expeditionary Task Force Combat Service Support, oltre al proseguimento delle acquisizioni di T-345 (addestratore basico) e T-346 (addestratore avanzato). Sempre per l’Arma Azzurra la partecipazione al programma EuroMale per un drone di media altitudine/lunga durata è stata finanziata per un valore di 286 milioni di euro nel prossimo triennio e ne prevede un fabbisogno complessivo di 1246.

Come dicevamo si vedono finalmente i primi importanti finanziamenti per il caccia Tempest, il nuovo velivolo di sesta generazione costruito insieme a Regno Unito e Svezia, che dovrà vedere la luce tra il 2035 ed il 2040. Il Tempest raccoglierà le esperienza maturate negli ambiti Tornato, Eurofighter e soprattutto F-35, che ci pone all’avanguardia insieme proprio al Regno Unito nella tecnologia aeronautica di quinta generazione e rappresenta il primo velivolo “stealth” su cui l’industria italiana ha potuto lavorare.

Il programma Tempest si pone come assolutamente innovativo nel campo dell’Ia, del machine learning, del deep learning senza dimenticare la meccanica, la gestione dell’energia (avrà armi a energia diretta), i materiali innovativi, la sensoristica di nuovissima generazione, le trasmissioni e le capacità cyber. Chiamarlo caccia è riduttivo: sebbene nasca come un velivolo da superiorità aerea, il Tempest sarà un “sistema di sistemi” per il controllo dello spazio aereo, l’attacco, la sorveglianza, la ricognizione, l’intelligence all’interno di ambienti operativa altamente contestati caratterizzati dalla completa fusione di tutti i domini della guerra moderna (spazio, aria, mare, terra, cyber, elettronico). Il programma, che vede stanziati 2 miliardi di euro spalmati in quindi anni, copre una piattaforma aerea principale e quelle secondarie (seguendo il concetto manned-unmanned), gli attuatori e i sensori. Tutte tecnologie che resteranno in possesso dell’industria italiana. Il fabbisogno del programma Tempest per la fase di Ricerca e Sviluppo (R&S) è pari a 6 miliardi di euro.

Per quanto riguarda i nuovi cacciatorpediniere che dovranno sostituire i due classe Durand de la Penne, il fabbisogno complessivo messo a bilancio è di 1,497 miliardi di euro. Le nuove unità avranno una spiccata vocazione antiaerea che dovrà riguardare anche la capacità di intercettare missili balistici. A tal fine è previsto lo sviluppo di un nuovo radar di scoperta/tracciamento di lunghissima portata che, insieme ai sistemi di ingaggio, posizionerà la nostre due unità all’interno della rete Abm della Nato in Europa.

Restando in ambito navale il Dpp prevede di continuare l’acquisizione di due unità da supporto logistico d’altura (Lss) in sostituzione delle più obsolete (823 milioni di euro totali) ma soprattutto vede – finalmente – la prima fase di sviluppo di nuove unità anfibie che vedranno nel prossimo triennio i primi studi di de-risking finanziati con tre milioni di euro: le nuove navi dovranno sostituire a partire dal 2035 quelle delle classi San Giorgio e San Giusto. Recepita anche la necessità impellente di svecchiare la nostra capacità di contromisure mine con l’avvio di un programma di acquisto per nuovi cacciamine versatili per un valore complessivo di 2,8 miliardi di euro, nonché il completamento della linea di pattugliatori con l’acquisizione di otto unità Opv (Offshore Patrol Vessel) che abbisognano di 3,5 miliardi di euro.

Tornando al settore aeronautico, per l’iniziativa Fast Future Rotorcraft, che prevede un elicottero integrante soluzioni costruttive avanzate quali ad esempio rotori coassiali e pusher propeller, sono stati stanziati 129 milioni per i primi studi di fattibilità, definizione di requisiti e ricerche di mercato. Interessante anche il programma di acquisto di loitering munitions (o munizioni orbitanti) che vale 3,88 milioni spalmati in cinque anni.

Tra i programmi “operanti” si confermano gli impegni per gli addestratori T-345 e T-346 come accennato, per il veicolo blindato Centauro 2, per Eurofighter e Tornado che è ormai prossimo al ritiro dal servizio. In leggero rialzo la previsione di spesa per gli elicotteri NH-90. Gli F-35 vedono confermati gli impegni di spesa previsti lo scorso anno con una leggera rimodulazione tra gli impegni annuali a saldo complessivo invariato. Confermata la la divisione tra Fase 1 e Fase 2, con la prima (1,4 miliardi di qui al 2022) che comprende 28 velivoli, i relativi motori, equipaggiamenti, spese iniziali per retrofit, supporto logistico fino al 2022. Lunga, anzi, lunghissima la lista di programmi che la Difesa intende avviare ma che sono in attesa di fondi. Tra questi anche alcuni che nel precedente Dpp avevano trovato copertura finanziaria come l’U-212 Nfs e il nuovo elicottero leggero, ma anche i missili Storm Shadow e Meteor-Iss.

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