È impossibile comprendere la natura del recente sconfinamento di droni nordcoreani in Corea del Sud senza prima considerare, e analizzare nel dettaglio, la strategia militare asimmetrica seguita da Kim Jong Un. Dalla fine della guerra di Corea (1950-1953) in poi, Pyongyang ha sviluppato armi e forze asimmetriche perché il suo potere militare convenzionale era e resta di molto inferiore a quello controllato da Stati Uniti e Corea del Sud. Solo così, infatti, il Nord è riuscito a tenere testa a due rivali ben più organizzati.

Sono principalmente tre i pilastri che sostengono la strategia portata avanti, o meglio migliorata, dall’attuale Grande Leader: attacco a sorpresaguerra rapidatattiche miste. La strategia di attacco a sorpresa si riferisce all’attacco del nemico in un momento e in un luogo inaspettati; la strategia di guerra rapida punta a sconfiggere l’esercito sudcoreano prima che l’esercito statunitense o la comunità internazionale possano intervenire; infine, la strategia di tattiche miste consiste nell’utilizzare più tattiche contemporaneamente per raggiungere il suo obiettivo strategico, e cioè avere la meglio su due nemici più forti.

In tempo di pace, la Corea del Nord lancia operazioni non convenzionali a bassa intensità per interrompere lo status quo pacifico, senza però portare la situazione ad un livello che Pyongyang non potrebbe controllare o vincere. Ma come adattare un simile spartito ad un presente carico di tensioni?

Kim ha calibrato le sue mosse lungo tre direttive: rafforzamento della deterrenza nucleare, droni e hacking. Minacciare un test nucleare, o anche non effettuarlo in cambio di un allentamento alle sanzioni, è una delle frecce preferite presenti nella faretra nordcoreana.

I droni, come il gruppo di 5 UAV inviati oltre confine lo scorso 26 dicembre, e rientrati oltre il 38esimo parallelo umiliando le forze armate del Sud, consentono invece al Nord di realizzare operazioni chirurgiche a rischi pressoché azzerati. Se l’ultimo episodio era un blitz dimostrativo, o comunque atto a raccogliere dati, immagini e informazioni, nulla toglie che in futuro possano verificarsi altri episodi simili ma con droni pronti a sparare e colpire che non a fotografare o muoversi in silenzio.

Per quanto riguarda l’hacking, le caratteristiche del cyberspazio e della guerra informatica hanno consentito alla Corea del Nord di prestare maggiore attenzione all’esercizio delle sue capacità informatiche. Beneficiando del basso costo di ingresso, dell’anonimato e della plausibile negabilità offerta dal cyberspazio, Pyongyang ha trovato ampi margini d’azione. Allo stesso tempo, la comunità internazionale non ha monitorato con adeguata attenzione lo sviluppo delle capacità informatiche del Nord, consentendole di acquisire sempre più esperienza.

Deterrenza nucleare e test missilistici

Quasi incurante delle sanzioni statunitensi e delle dimostrazioni di forza militare nemiche, nel corso del 2022 la Corea del Nord ha intensificato il suo programma missilistico. Non solo effettuando decine e decine di test, ma anche attraverso lanciando un satellite spia, missili balistici e testando un motore a razzo a combustibile solido.

Oltre a far progredire la sua tecnologia missilistica, Pyongyang potrebbe inoltre voler tentare lanci di missili ad alta quota per aumentare le possibilità di penetrare le difese missilistiche. Come ha notato Asia Times, i lanci di traiettorie molto elevate si traducono in una velocità di fase terminale estremamente elevata, minando l’efficacia di qualsiasi sistema di difesa missilistica.

Accanto a tutto questo, Pyongyang non ha ancora svelato il suo jolly più importante. Sono settimane che gli esperti continuano a ripetere che, in Corea del Nord, è tutto pronto per il settimo test nucleare del Paese. Al momento non ci sono ulteriori novità, se non che Pyongyang ha fatto sapere di voler proseguire su questa strada. Ma non tanto perché Kim intende necessariamente colpire qualche bersaglio con i suoi missili, quanto perché, dimostrando al mondo intero di possedere una potenza di fuoco del genere, il presidente nordcoreano spera di ottenere vantaggi diplomatici quando e se riprenderanno i colloqui con Washington e Seoul. Certo è che il primo pilastro appare granitico: la Corea del Nord non farà mai a meno del nucleare, ha più volte tuonato Kim.

L’importanza dei droni

I cinque droni nordcoreani hanno violato lo spazio aereo sudcoreano intorno alla provincia di Gyeonggi. Uno di questi è addirittura riuscito a volare fino all’estremità settentrionale di Seoul, prima di tornare oltre il confine. Non sono serviti a molto i jet e gli elicotteri d’attacco schierati dalla Corea del Sud, rivelatisi incapaci di abbattere la minaccia. Il bollettino parla di un centinaio di colpi sparati probabilmente andati a vuoto (il Ministero della Difesa sudcoreano non ha fornito dettagli) e, soprattutto, di un aereo d’attacco leggero KA-1 schiantatosi a terra nella contea di Hoengseong, a est di Seoul, poco dopo essere decollato da una base aerea situata nella vicina città di Wonju.

Stando a quanto ricostruito dal Joint Chiefs of Staff, tre droni nordcoreani si sono avventurati sull’isola di Ganghwa, uno ha imboccato la direzione verso Gimpo mentre il quinto ha lambito l’estremità settentrionale di Seoul. Gli UAV sono poi scomparsi dai radar senza lasciare traccia. Questo episodio non dovrebbe essere sottovalutato. Secondo quanto riportato da NkNews, l’incapacità dell’esercito sudcoreano di intercettare o abbattere la minaccia nemica ha mostrato il significativo valore strategico che l’opzione droni fornisce alla Corea del Nord, la quale ha compiuto notevoli progressi nello sfruttare gli UAV come strumenti di guerra.

Dato che i droni sono versatili, spesso possono essere schierati con uno scopo o una funzione ben precisa, che può però cambiare mentre sono già in volo. A detta del Ministero della Difesa della Corea del Sud, la Corea del Nord avrebbe tra i 300 e i 1.000 droni. Durante l’ottavo congresso del partito dello scorso anno, Kim ha dato la priorità allo sviluppo di nuovi sistemi di ricognizione aerea senza equipaggio con una portata di 310 miglia (500 chilometri), che consentirebbero ai droni del Nord di raggiungere l’isola meridionale di Jeju, all’estremità meridionale della Corea del Sud.

Attacchi informatici

La Corea del Nord non ha investito molto nello sviluppo delle sue infrastrutture Internet e di rete per i suoi cittadini, tanto che l’accesso a Internet all’interno del Paese è limitato alla sua élite. Tuttavia, dagli anni ’90, la Corea del Nord ha investito nella formazione di esperti informatici e particolari guerrieri per hackerare, attaccare, sfruttare, distruggere o ritardare infrastrutture critiche sia private che pubbliche di altri Paesi, principalmente Corea del Sud e Stati Uniti. 

Ci sono stati sforzi nazionali e internazionali per rafforzare la sua capacità informatica. A livello nazionale, Pyongyang ha sviluppato le università, in particolare la Kim-Il-Sung University, la Kim Chaek University of Technology e la Command Automation University, come centri per aumentare le capacità informatiche e addestrare il personale per gli attacchi informatici.

A livello internazionale, la Corea del Nord avrebbe collaborato con Cina, Russia e Iran per rafforzare la portata dei suoi attacchi informatici. Ad esempio, la Cina ha fornito programmi educativi e hardware, come server e router, per i cyber warrior nordcoreani, la Russia ha inviato a Pyongyang diversi professori e venduto apparecchiature di disturbo GPS usare per interferire con i sistemi di navigazione delle navi di Seoul, mentre Pyongyang e Teheran hanno firmato nel 2012 un accordo di cooperazione scientifica e tecnologica che prevede scambi di studenti e laboratori congiunti per la tecnologia dell’informazione.

Numeri alla mano, secondo la società di analisi blockchain Chainalysis gli hacker nordcoreani hanno rubato risorse digitali per un valore di 840 milioni di dollari nei primi cinque mesi del 2022, rispetto ai 400 milioni di dollari dell’anno precedente.

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