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Italia e Algeria stanno stringendo ulteriormente i propri rapporti bilaterali a seguito di un incontro tra le alte gerarchie delle rispettive Forze Armate che si è tenuto nel nostro Paese tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, frutto dell’accordo di cooperazione nel settore della Difesa tra il governo della Repubblica Italiana e il governo della Repubblica Democratica Popolare di Algeria, sottoscritto a Roma il 15 maggio 2003.

La notizia è passata un po’ sotto traccia nella stampa nazionale, ma la Segreteria Generale della Difesa nei giorni scorsi ha diffuso un comunicato in cui si sottolineano le linee guida di quello che potrebbe essere un nuovo partenariato industriale nel settore della Difesa.

Il 13esimo Comitato Bilaterale Italia-Algeria, iniziato il 30 novembre a Palazzo “Guidoni”, sede di Segredifesa, e continuato il 1 dicembre con la visita al sito produttivo di Leonardo di Vergiate (Va), ha visto la presenza del generale Luciano Portolano, segretario generale della Difesa e a capo della Direzione Nazionale degli Armamenti, e dal generale Mohamed Salah Benbicha, segretario generale del ministero della Difesa algerino.

Durante l’incontro sono stati affrontati temi relativi alla cooperazione nel campo dei materiali e degli equipaggiamenti, con riferimento anche allo sviluppo dei rispettivi comparti industriali della Difesa. Segredifesa informa che “tutte le attività concordate nell’ambito dei precedenti bilaterali sono state completate grazie al continuo lavoro dei working group e alla collaborazione delle industrie italiane del settore, quali, ad esempio, Fincantieri, Leonardo, Mbda Italia, Elettronica e Rheinmetall Italia”.

L’importanza strategica del Paese nord africano quale partner sul Fianco Sud dell’Europa e dell’Alleanza Atlantica, anche alla luce delle attuali dinamiche internazionali, sono state sottolineate dal generale Portolano, che ha anche ricordato le necessità determinate dalla crisi energetica e finanziaria, dai flussi migratori e dai cambiamenti climatici. Portolano ha ricordato il ruolo svolto dall’Algeria nell’area del Mediterraneo al fine di rafforzare la pace e la stabilità nella regione, e come Italia e Algeria siano legate da solidi rapporti di amicizia e da una importante collaborazione bilaterale in molti campi. La delegazione algerina ha rinnovato i sentimenti di stima e amicizia nei confronti dell’Italia, considerata come un importante partner di riferimento, dal punto di vista degli equipaggiamenti militari, sia per l’elevata affidabilità dei prodotti italiani e sia per la disponibilità delle industrie italiane ad avviare collaborazioni che prevedano la cooperazione mediante l’interscambio, il trasferimento di tecnologie e la formazione di equipaggi, di personale tecnico e delle maestranze in Algeria. Nel particolare, la delegazione algerina ha espresso un sentito ringraziamento e un forte apprezzamento nei confronti delle eccellenze dell’industria italiana del settore aerospazio, difesa e sicurezza, ora più conosciute in Algeria grazie alle attività di collaborazione in corso.

Quello che più conta è però la determinazione italiana verso un maggiore impegno e disponibilità a supportare l’Algeria nel processo di eventuali future acquisizioni di sistemi di produzione nazionale, mediante un’eventuale condivisione tecnologica e di know-how industriale. Particolare enfasi è stata posta sulla joint venture tra Leonardo ed Epic/Edia (Établissement Public de Caractère Industriel et Commercial / Établissement de Developpemoent des Industries Aeronautiques) presso il sito di Setif in Algeria. Al riguardo, il generale Portolano ha rimarcato l’opportunità di imprimere il massimo impulso all’attività, per far sì che diventi un importante punto di partenza per future collaborazioni industriali nel settore della produzione di elicotteri.

Particolare attenzione è stata posta sugli impegni assunti dalla parte algerina con la società Leonardo circa la finalizzazione degli accordi di base, tra i quali l’importante ordine dei primi 7 elicotteri AW-139. Entrambe le parti hanno fortemente auspicato di formalizzare questa parte entro il primo semestre del 2023. Il colloquio ha poi toccato il potenziale accordo di collaborazione tra Fincantieri e il cantiere algerino Ecrn (Établissement de Costruction et de Reparation Navale) di Mers el Kébir (Orano), finalizzato allo sviluppo di un potenziale programma congiunto di costruzione navale, che consentirebbe alla parte algerina l’acquisizione di know-how, tecnico e manageriale.

Dal punto di vista navale, la marina di Algeri opera già con costruzioni italiane come unità cacciamine e la Lpd Kalaat Béni Abbès, della classe “San Giorgio” migliorata, ma l’Algeria, da tempo, ha dimostrato particolare interesse a quanto si produce in Russia. Risulta, infatti, che nella flotta algerina siano in servizio sei sottomarini classe Kilo (in diverse varianti) oltre a tre corvette della classe Steregushchiy, che si accompagnano ad unità più vecchie risalenti all’Unione Sovietica. Inoltre Algeri schiera anche fregate e corvette di fabbricazione cinese.

Una flotta eterogenea comunque, in quanto sono presenti anche vascelli provenienti dai cantieri navali britannici e tedeschi (le fregate Meko), ma questa eterogeneità viene un po’ a mancare nel resto delle Forze Armate: Algeri si affida a Mosca per la maggior parte della sua componente aerea che, per quanto riguarda l’ala fissa, schiera Mig-29Smt, Su-24Mk e Su-30Mka. Il governo algerino si è dimostrato particolarmente interessato alla nuova versione del cacciabombardiere Su-34 e si vocifera che possa acquistare anche il Su-57 di quinta generazione: recentemente, a inizio novembre, siamo venuti a sapere che Algeri ha piazzato il più grosso ordine per armamenti della sua storia con Mosca. Il problema, in questa fase storica, è rappresentato dalla tempistica di consegna stante le difficoltà dell’industria bellica russa che fatica a sostenere i ritmi imposti dalla guerra in Ucraina.

Tornando al bilaterale italo-algerino, la delegazione del Paese nordafricano ha dimostrato forte interesse nazionale per il Nuovo Elicottero da Esplorazione e Scorta (Nees) AW-249, prodotto da Leonardo, considerato un’evoluzione del ben noto AW-129 “Mangusta”.

Sebbene l’ultimo bilaterale sia stato effettuato lo scorso marzo ad Algeri, quello di fine novembre può essere letto come l’onda lunga degli accordi energetici (e non solo) stipulati tra aprile e luglio: nei vari protocolli di cooperazione, a spiccare c’era quello riguardante i quattro miliardi di metri cubi di gas in più per l’Italia.

Una diplomazia che passa quindi, in modo deciso, anche per il settore della Difesa, ma viene da chiedersi quanto davvero questo rinnovato partenariato possa giovare alla nostra sicurezza. Algeri vuole diventare una potenza regionale, e agisce con maggiore assertività per espandere la sua influenza e i suoi interessi nel Mediterraneo: nel 2018 Algeri decise, unilateralmente, di allargare i confini della propria Zee (Zona di Esclusività Economica) andando a lambire per 70 miglia le acque territoriali italiane a sud-ovest della Sardegna. Qualcosa che è stato possibile anche grazie al potenziamento della marina e all’acquisizione di nuovi velivoli.

Il contenzioso è ancora in atto ed è stato solamente “parato” con la legge nazionale del 2021 che ha istituito la nostra Zee, che però obbliga il nostro Paese a tutelare l’interesse marittimo nazionale e affrontare le pretese dei Paesi con cui confiniamo, costringendoci necessariamente a pensare di definire accordi di delimitazione definitivi. È quindi saggio fornire tecnologia navale a un Paese che un giorno non molto lontano potrebbe usarla per avanzare le sue rivendicazioni sui mari nei nostri confronti? Quasi certamente esisteranno altri tipi di accordi in merito che non sono stati divulgati, e che magari lo saranno in futuro, però occorre ricordare che il detto pacta sunt servanda vale solo fintanto che i rapporti di forza che li hanno generati persistono. Cosa succederebbe se, un domani, questi dovessero cambiare a nostro sfavore?

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