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Lockheed-Martin ha ricevuto un contratto da 49,05 milioni di dollari dal Pentagono per progettare e sviluppare una variante dell’F-35 “su misura per un cliente straniero non specificato”.

La società eseguirà lavori di ingegneria e altre attività correlate alla progettazione e allo sviluppo di una nuova variante del cacciabombardiere di quinta generazione stealth come parte di un progetto quinquennale (scadenza 2026), si legge nella nota del 27 dicembre del dipartimento della Difesa Usa. Secondo il bando di gara la compagnia aeronautica basata a Fort Worth, Texas, si è aggiudicata un contratto da quasi cinquanta milioni di dollari per sviluppare quella che potrebbe essere una nuova versione dell’F-35, i cui lavori saranno eseguiti per la maggior parte presso gli stabilimenti texani, mentre il 14% in California (a Redondo), il 6% in Flroida (a Orlando), e per l’1% rispettivamente in Maryland (Baltimora), New York (Owego) e nel Regno Unito, a Samlesbury.

Il Foreign Military Sales (Fms), l’ente del governo degli Stati Uniti che si occupa di “trasferire articoli, servizi e formazione per la difesa ai nostri partner internazionali e alle organizzazioni internazionali” è amministrato dalla Defense Security Cooperation Agency (Dsca) che si occupa di sottoporre le vendite di armamenti all’estero al Congresso statunitense. Un fitto alone di mistero copre attualmente questo programma di sviluppo: non sappiamo né chi sia il cliente straniero, né che tipo di modifiche verranno apportate al progetto originale dell’F-35.

Secondo alcuni esperti non ci si deve aspettare che la nuova variante sia così diversa dalle altre come, ad esempio, l’F-35B e C. Se le linee generali del velivolo è facile che restino le stesse, è invece molto probabile che alcuni sottosistemi avionici verranno rivisti, come accaduto con la versione I del velivolo fabbricata per conto di Israele. Gli “Adir” con la “stella di Davide”, infatti, hanno visto apportare importanti modifiche all’avionica uniche nel loro genere: montano infatti un sistema C4I (command, control, communication, computer & intelligence) autoctono che è stato sovraimposto al sistema standard dell’F-35 ma che è del tutto autonomo e “chiuso”. In questo modo Israele ha risolto anche il problema della sicurezza dei dati raccolti dal caccia che non vengono messi a disposizione del software Alis/Odin che è centralizzato nella sede americana di Fort Worth, oltre a rendersi autonomo nella gestione del caccia come piattaforma sensoristica volante. Il sistema C4I israeliano permette infatti alla Iaf (l’aeronautica israeliana) di montare sistemi avionici e pod da guerra elettronica di fabbricazione locale. Gli F-35I sono anche in grado di portare munizionamento a caduta e missilistico autoctono. Il cacciabombardiere può trasportare la bomba di precisione Spice 1000 al posto della Jdam americana a guida Gps e può anche montare i missili aria-aria a guida Ir Python-5 al posto degli americani Aim-9X Sidewinder.

Provando a fare un’ipotesi sulle possibili modifiche, si può pensare che Lockheed-Martin lavorerà a una versione del velivolo maggiormente improntata al contrasto aria-aria: un certo numero di Paesi che hanno – o avranno – in dotazione l’F-35 lo utilizzano, infatti, principalmente nel ruolo di intercettore. La Svizzera, ad esempio, vedrà arrivare la macchina per sostituire i suoi caccia F-18 che vengono utilizzati principalmente per la difesa aerea sebbene conservino in modo attivo il ruolo da attacco al suolo. Similmente anche Danimarca, Singapore e Belgio potrebbero richiedere un ruolo più spiccatamente aria-aria pur mantenendo le possibilità di strike (come succede, ad esempio, per l’Eurofighter Typhoon).

D’altra parte, sempre restando nel campo delle speculazioni, una nuova variante potrebbe essere destinata agli Emirati Arabi Uniti che recentemente hanno espresso la volontà di fare un passo indietro in merito all’acquisto degli F-35 per via delle condizioni di sicurezza troppo vincolanti imposte da Washington. Pertanto alla Lockheed Martin, per non perdere un prezioso alleato statunitense nell’area (negli Eau c’è un’importante base aerea, al-Dhafra), potrebbe essere stato richiesto dal governo statunitense di “ridimensionare” il velivolo privandolo della sua avionica più sensibile: come viene fatto quasi ovunque per le versioni da esportazione. Una soluzione che salverebbe “capra e cavoli”, in quanto metterebbe al sicuro il sistema informatico della rete F-35 da intrusioni cinesi (e russe) e permetterebbe di recuperare i rapporti con l’emirato.

A margine del contratto da 50 milioni di dollari, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha annunciato mercoledì 29 dicembre di aver assegnato un contratto da 847 milioni di dollari alla società di Fort Worth per ulteriori caccia F-35. Questo nuovo accordo aumenta la portata dell’approvvigionamento di materiali, parti e componenti per la produzione di 105 nuovi velivoli del lotto 17 per l’aeronautica, la marina, il corpo dei Marines, i partecipanti al programma non e i clienti stranieri.

Anche per questo nuovo lotto la conclusione dei lavori è prevista per maggio 2026. Per saperne di più in merito al Paese di destinazione della nuova variante dell’F-35 dovremo attendere che la Dsca pubblichi la notifica della proposta di contratto di vendita, sino ad allora ogni possibilità resta sul tavolo.

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