La Cina ha svelato le carte sul tavolo. Non ci sono sorprese tra i sette jolly del Partito Comunista Cinese che formeranno lo scheletro politico-decisionale del Paese. Dall’ascesa di Li Qang e Cai Qi alle riconferme di Wang Huning e Zhao Leji, la nuova gerarchia partitica ha confermato le previsioni della vigilia. Xi Jinping, confermatissimo come segretario del Partito Comunista Cinese e della Commissione Militare Centrale, ha fatto la sua mossa, ribadendo tra l’altro una “risoluta opposizione tesa a scoraggiare i separatisti che perseguono l’indipendenza di Taiwan”. Adesso toccherà agli Stati Uniti prendere le contromisure al prossimo quinquennio di Xi.

Gli obiettivi principali di Washington sono due: non concedere spazio di manovra al Dragone nella regione indopacifica e, come conditio sine qua non, evitare che gli artigli cinesi possano affondare su Taiwan. Stiamo parlando di aspetti collegati a doppia mandata, visto che un’eventuale riunificazione tra Pechino e Taiwan priverebbe gli Usa di una fondamentale roccaforte alleata situata a circa 150 chilometri dalle coste meridionali cinesi.

Non è un caso che l’amministrazione guidata da Joe Biden stia valutando di rafforzare l’asse militare con Taipei avviando una produzione congiunta di armi. In caso di semaforo verde – dovranno essere fatte valutazioni approfondite, anche in base alle possibili reazioni cinesi – un simile traguardo accelererebbe e faciliterebbe il trasferimento di strumenti militari verso Taipei e, al allo stesso tempo, rafforzerebbe la deterrenza dell’isola nei confronti della Cina.

Ma non basta puntellare Taiwan per arginare l’onda cinese. Lo sa bene Biden che, non a caso, ha acceso i riflettori su un’area strategica nella lotta contro Pechino ma che, da troppi anni, risulta periferica nell’agenda diplomatica degli Usa: il Pacifico, o meglio, le piccole isole ed entità nazionali presenti in loco. Il cambio di rotta è avvenuto lo scorso aprile ed è coinciso con la firma di un trattato di sicurezza globale tra le isole Salomone e la Repubblica Popolare Cinese. Il recente interesse mostrato dalla Cina nei confronti di questa zona ha fatto scattare molteplici campanelli di allarme a Washington, ma anche in Australia e Nuova Zelanda. Il successivo cambio di passo di Xi Jinping su Taiwan ha fatto il resto.

La risposta di Biden

Innanzitutto, anche per far fronte alle provocazioni della Corea del Nord, l’aeronautica americana ha dispiegato i bombardieri B-1 a Guam. Nello specifico, quattro bombardieri B-1 sono stati schierati presso la base dell’Aeronautica Militare Usa di Andersen, a Guam appunto, dove dal 2013 è presente anche il THAAD, il Terminal High Altitude Area Defence, un sistema di difesa missilistica fondamentale, agli occhi di Washington, per tenere sotto scacco tanto Pechino quanto Pyongyang. Il prossimo passo potrebbe coincidere con la “dispersione” dei lanciamissili terra-aria e radar Usa su diverse isolette limitrofe alla stessa Guam, per limitare i danni nel caso in cui dovesse scoppiare una guerra tra Stati Uniti e Cina nella regione.

Come abbiamo spiegato su InsideOver, la base navale di Guam è strategicamente posizionata per supportare tutti i sottomarini schierati nella 7a flotta, con sede a Yokosuka, in Giappone, e comprendente anche sottomarini nucleari. L’eccessiva concentrazione nello stesso luogo di bersagli strategici ha spinto l’esercito americano a ragionare su alcuni accorgimenti. Ad esempio, le forze Usa stanno testando la diversificazione dei lanciamissili e delle telecomunicazioni del THAAD su isole remote. Allo stesso tempo, la Marina degli Stati Uniti sta preparando i siti del Pacifico occidentale per le installazioni del radar e di altre apparecchiature del THAAD.

La difesa di Taiwan, inoltre, dipende da molteplici fattori, tra cui il controllo statunitense dell’Indo-Pacifico. Bryan Clark, senior fellow presso lo Hudson Institute, sostiene che le forze armate Usa “non possano più pianificare di sconfiggere l’esercito cinese in un duello a fuoco su Taiwan”. Al contrario, il governo degli Stati Uniti deve trovare modi creativi per minare la “fiducia nelle forze armate cinesi” e sfruttare “i vantaggi decisionali”. Tutto questo, fa notare l’Asian Times, richiede la creazione di una rete ampiamente distribuita e multistrato di infrastrutture civili e militari in Melanesia, Micronesia e Polinesia.

Scendendo nei dettagli, per contrastare ipotetici attacchi cinesi, la Casa Bianca potrebbe aver bisogno di fare affidamento su infrastrutture civili e militari situate all’interno (e intorno) agli Stati liberamente associati di Palau e Isole Marshall. Una parte fondamentale di tale infrastruttura militare è attualmente il Ronald Reagan Ballistic Missile Defense Test Site (RTS) nelle Isole Marshall. I suoi sensori radar, ottici e di telemetria, infatti, non sono utili soltanto per condurre test missilistici e missioni di esplorazione spaziale.

Il ruolo di Giappone e Australia

A proposito di alleati Usa è impossibile non parlare di Giappone e Australia, i due principali alfieri di Washington nell’Indo-Pacifico. L’Asian Nikkei Review ha scritto che il primo ministro giapponese Fumio Kishida e il suo omologo australiano Anthony Albanese si sono impegnati a rafforzare la cooperazione nel settore della Difesa tra i rispettivi Paesi.

Kishida e Albanese hanno firmato una dichiarazione congiunta decidendo di approfondire le relazioni di sicurezza trilaterali con gli Stati Uniti, e di agire contro i paesi che violano le regole e le norme internazionali. Kishida, che lo scorso venerdì ha iniziato una visita di tre giorni in Australia, e Albanese hanno inoltre confermato l’importanza dell’Indo-Pacifico libero e aperto (FOIP), una strategia geopolitica sostenuta dall’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe, e pensata anche per mitigare l’influsso cinese nella regione.

Ricordiamo che il Giappone considera l’Australia un semi-alleato, e che entrambi i Paesi fanno parte del Quad, il dialogo sulla sicurezza quadrilaterale che coinvolge anche l’India e gli Stati Uniti. Facendo sponda con la Corea del Sud, così come con Giappone e Australia, Biden spera di tessere una rete per imbrigliare il Dragone. Non sarà facile ma Washington farà di tutti per riuscirci.

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