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Nella giornata di mercoledì 20 aprile la Russia ha effettuato un nuovo test del nuovo missile balistico intercontinentale pesante RS-28 “Sarmat” (SS-X-30 “Satan II” in codice Nato). Il lancio di prova, come comunicato dal ministero della Difesa russo, è stato effettuato nel cosmodromo di Plesetsk, nella regione di Arcangelo, nel pomeriggio di ieri. Come riporta Lorenzo Vita in un articolo su InsideOver, secondo le informazioni che arrivano direttamente dal ministero, “il lancio è stato il primo di una serie programmata” e “una volta che il programma sarà completato, il Sarmat entrerà in servizio nelle Forze Missilistiche Strategiche”. Fonti russe riferiscono che i primi missili andranno a rimpiazzare i R-36M2 Voevoda della base di Krasnoyarsk, nella Siberia centrale una volta che cominceranno a entrare in servizio.

Il test non ha colto di sorpresa i dicasteri della Difesa occidentale. Come avviene per qualsiasi lancio di questo tipo di vettori missilistici da parte di Stati Uniti e Russia, essi sono infatti preventivamente concordati: una scelta precauzionale per evitare crisi e allarmismi tra le due superpotenze nucleari.

Che cos’è il Sarmat

L’RS-28 è un Icbm (Intercontinental Ballistic Missile) a propellente liquido a tre stadi pensato per essere lanciato dai silos dei missili balistici, quindi da basi a terra. Il vettore è lungo poco più di 35 metri ed è in grado di portare un carico bellico di 10 tonnellate rappresentato da 10 testate di grosse dimensioni o da 16 più piccole.

Si stima che abbia una gittata compresa tra i 10mila e i 18mila chilometri ed è stato pensato per sostituire i vecchi SS-18 Satan. l’RS-28 Sarmat ha iniziato a essere sviluppato negli anni 2000, ovvero all’incirca in concomitanza con l’uscita degli Stati Uniti dal Trattato ABM sui sistemi antimissili balistici. Dopo averne assegnato i contratti di produzione al Makeyev Design Bureau e NPO Mash all’inizio del 2011, la Russia ha concluso la ricerca e lo sviluppo del Sarmat il 21 luglio 2011. Il primo prototipo è stato completato alla fine del 2015, mentre a dicembre 2017, Mosca ha condotto il suo primo test di espulsione da silo, che secondo quanto riferito ha rivelato carenze tecniche al sistema di lancio. Due successivi test di espulsione, a marzo e maggio 2018, hanno apparentemente avuto successo. L’RS-28 inizialmente sarebbe dovuto entrare in servizio nel 2018, con 50 missili in ordine, ma ha subito anch’esso ritardi a causa delle difficoltà economiche in cui versa la Russia dovuti alle sanzioni internazionali che subisce dal 2014, anno in cui ha effettuato il colpo di mano in Crimea e nel Donbass.

Il Sarmat, secondo fonti russe, potrebbe potenzialmente, se lanciato non col suo carico bellico al completo, raggiungere gli Stati Uniti attraverso una traiettoria “da sud”, evitando cioè quella passante per il Polo Nord che lo metterebbe nel mirino del complesso sistema antimissili balistici statunitense che ha il suo fulcro nel sistema Gmd (Ground-based Midcourse Defense) basato in Alaska e in California.

La testata ipersonica planante Avangard

L’RS-28, oltre a poter montare testate nucleari classiche, può anche trasportare le nuove Hgv (Hypersonic Glide Vehicle) russe del tipo “Avangard”.

La caratteristica principale degli Hgv è intuibile già dal nome: si tratta di alianti, pertanto la testata non ha un sistema di spinta proprio ma sfrutta l’energia cinetica accumulata durante il volo per manovrare e per colpire il bersaglio ad altissima velocità (anche oltre Mach 20 ovvero venti volte la velocità del suono). Questo tipo di armi ipersoniche mette a dura prova le capacità di rilevamento radar e i sistemi di difesa attivi a causa della loro velocità, manovrabilità, e della bassa quota di volo. Ad esempio, un radar terrestre da early warning missilistico non è in grado di rilevare un Hgv se non nella fase finale del suo volo: per dare un idea, una testata di un Icbm, che raggiunge un’altitudine massima di 1500 chilometri, può essere scoperta da un radar a 5mila chilometri di distanza, mentre un Hgv, che raggiunge una quota di 100 chilometri, solo a 1300 chilometri di distanza, riducendo pertanto di molto i tempi di reazione.



Secondo le fonti ufficiali del governo russo la testata ipersonica planante Avangard – nome in codice 15Yu71 – nasce dal progetto di ricerca e sviluppo numero 4202 i cui primi test, effettuati presso il cosmodromo di Baikonur, risalgono almeno al 2004. Le caratteristiche di Avangard sono ancora segrete ma sappiamo che è costruito con materiali compositi per poter resistere alle altissime temperature generate durante il volo ipersonico a bassa quota – il veicolo viaggia avvolto da plasma come avveniva per la navicella Space Shuttle al rientro in atmosfera – e anche ad un eventuale attacco con armi laser ad alta energia.

Si ritiene che sia dotato di una carica atomica di potenza compresa tra i 450 kilotoni ed un megatone e che misuri circa 5,4 metri, rendendo così possibile montarne in grande numero sui nuovi missili Sarmat quando entreranno in servizio. A quanto pare Avangard ha capacità duale, ovvero sarà in grado di montare anche una carica convenzionale, facendone l’arma perfetta per attacchi chirurgici preventivi contro installazioni C4I (Command, Control, Communication, Computer and Intelligence).

Le testate ipersoniche Hgv come l’Avangard, così come i missili da crociera ipersonici, sono definite disruptive technologies per la loro capacità di oltrepassare le difese avversarie. In particolare Avangard è stato studiato proprio per penetrare le difese antimissile statunitensi grazie alla sua velocità, alla manovrabilità e anche al profilo di volo “non balistico” che, come abbiamo visto, ne riduce ampiamente i tempi di scoperta e tracciamento rispetto a un normale veicolo di rientro di un missile intercontinentale.

Già in servizio

Nel marzo 2018 il ministero della Difesa russo ha siglato il primo contratto di produzione in serie di Avangard che è stato testato, utilizzando un vettore missilistico UR-100N UTTKh (o SS-19 “Stiletto” in codice Nato) alla fine di dicembre dello stesso anno. A dicembre 2020, nella base missilistica di Dombarovsky, nell’oblast di Orenburg situato nella Russia centrale al confine col Kazakistan, è avvenuto il riarmo della prima unità delle Forze armate della Federazione, con questo nuovo Hgv: un canister, ovvero un contenitore per missili balistici, con un vettore UR-100N UTTKh dotato di Avangard è stato inserito in un silo sotterraneo della 13esima divisione missilistica facente parte della 31esima Armata. In quella occasione il ministero della Difesa della Federazione Russa aveva affermato che il nuovo sistema Hgv era entrato ufficialmente in servizio attivo. Ad agosto del 2021 Mosca ha annunciato che il secondo reggimento di missili balistici intercontinentali dotati di Avangard diventerà operativo nelle forze missilistiche strategiche entro il 2023. Ad affermarlo era stato il comandante della 13esima divisione missilistica, il generale Andrei Cherevko, che conta cinque reggimenti ciascuno operante con sei silos di lancio. Contestualmente Cherevko aveva riferito che il primo reggimento di Avangard sarebbe stato messo “in allerta” entro l’anno.

Il binomio Avangard/Sarmat potrebbe potenzialmente mettere in seria difficoltà le capacità Abm statunitensi: se fosse confermato che l’RS-28 è in grado, data la sua autonomia, di raggiungere il continente nordamericano passando per una rotta meridionale, invece che dalla classica sopra il Polo Nord, sarebbe capace di sganciare una serie di testate ipersoniche Avangard che andrebbero a colpire obiettivi negli Stati Uniti eludendo le attuali capacità antimissile di Washington. Anche per questo il Pentagono, attraverso la Missile Defense Agency (Mda), ha da tempo lanciato un nuovo programma di ricerca per dotarsi di sistemi in grado di intercettare i veicoli di rientro Hgv.

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