Gli aerei e le navi da guerra della Repubblica Popolare Cinese continuano a pattugliare lo Stretto di Taiwan, spesso varcando la Zona d’identificazione della difesa aerea taiwanese, costringendo Taipei ad emettere allerte radio, dispiegare le difese e persino schierare i sistemi missilistici di terra. Il copione va avanti ormai da anni, anche se dallo scorso agosto – in seguito alla visita di Nancy Pelosi sull’isola – la tensione ha raggiunto livelli elevatissimi.

Eppure Tsai Ing-Wen, presidente di Taiwan, non intende arretrare di un millimetro. E non è un caso che negli ultimi mesi si parli con particolare insistenza del riarmo di quella che Pechino considera una “provincia ribelle” e che vorrebbe riannettere alla “Mainland”.

Accanto alle prossime forniture militari provenienti dagli Stati Uniti, sono emerse interessanti indiscrezioni riguardanti l’industria bellica taiwanese. Kung Chia Cheng, l’ex presidente del National Chung-Shan Institute of Science and Technology, nonché ex capo del principale costruttore di armi sull’isola, ha affermato che Taipei ha sviluppato due tipi di missili a lungo raggio capaci tecnicamente di colpire Shanghai e Pechino, ovvero le due più importanti megalopoli cinesi.

Indipendentemente dal fatto che questi missili possano colpire o meno i bersagli, la notizia, evidenziata dal South China Morning Post, evidenzia come Taipei, nel testa a testa con il Dragone, possa non limitarsi a svolgere soltanto un ruolo passivo.

Progetti di deterrenza

Il signor Kung ha scritto un libro da poco pubblicato. Si intitola The Reminiscences of Mr Gong Chia Cheng e, tra le sue pagine, contiene diversi spunti degni di nota. Innanzitutto, Kung ha ricordato come gli Stati Uniti, in passato, abbiano messo in guardia Taiwan dall’effettuare un test di un grande missile balistico, e impedito a Taipei di ottenere componenti chiave per un secondo missile lanciato da una nave.

Il contrammiraglio, in pensione di 74 anni, ha rivelato alcuni dettagli di progetti inerenti allo sviluppo missilistico taiwanese, in cui è stato coinvolto mentre era a capo del National Chung-Shan Institute of Science and Technology tra il 2004 e 2007.

Kung ha parlato del progetto Yun Feng, nome in codice W-99, che prevedeva un missile da crociera supersonico che utilizzava un motore ramjet, in grado di raggiungere velocità superiori ai 3.600 km/h. Ebbene, l’esercito dell’isola ha da tempo rifiutato di confermare lo sviluppo del missile a lungo raggio Yun Feng, un’arma difficile da intercettare nonché deterrente decisivo per qualsiasi nemico.

I missili di Taiwan

Questo missile è stato sviluppato alla fine degli anni ’90. In ogni caso, a causa della delicatezza dello sviluppo del missile, progettato per raggiungere obiettivi in profondità nel nord e nel centro della Cina, i test di volo non sarebbero stati divulgati a coloro che erano al di fuori del progetto e sarebbero stati effettuati nell’ambito di altri programmi di test missilistici.

A detta di Kung, il progetto sarebbe stato quasi interrotto per via di ripetuti fallimenti nei test durante le prime due fasi di sviluppo, per poi essere salvato e portato avanti con successo, superando le prove operative e le valutazioni. Kung non ha rivelato se il missile è ufficialmente entrato in servizio. Il Center for Strategic and International Studies ritiene però che Yun Feng sia effettivamente diventato operativo nel 2014, mentre il primo lotto di 20 missili e 10 lanciatori mobili sarebbe stato stato lanciato nell’agosto 2019.

Un altro missile tirato in ballo da Kung è il missile da crociera da attacco terrestre Hsiung Feng 2E, del quale esisterebbero due varianti: una con un raggio operativo di 500 km e una in grado di percorrere 1.000 km. Cartina geografica alla mano, il primo sarebbe in grado di colpire Shanghai, il secondo metterebbe Pechino a portata di mano.

Il National Chung-Shan Institute of Science and Technology avrebbe condotto anche un progetto segreto dal valore di quasi 200 milioni di dollari – nome in codice Ba Dan – con l’intento di sviluppare un missile balistico di un metro di diametro e alto 10 metri. Dopo il successo del lancio di prova del missile, l’ Istituto americano di Taiwan – l’ambasciata americana de facto a Taipei – avrebbe tuttavia messo in guardia l’isola dal condurre altri test simili. Insomma, se le rivelazioni di Kung dovessero essere veritiere, Taiwan avrebbe almeno un paio di jolly per poter pensare di intimorire la Cina.

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