Difesa /

La sfida tra Russia e Stati Uniti si gioca anche nel campo dell’informazione e sulle notizie (e indiscrezioni vere a presunte) lasciaste circolare nel settore della difesa. Annunci di spedizioni, vari, test, esercitazioni che non hanno solo lo scopo di mostrare i passi in avanti delle proprie forze armate, ma anche dimostrare all’avversario di voler puntare decisi su alcuni settori. Lanciando inevitabilmente dei messaggi strategici precisi.

Negli ultimi tempi, complice anche lo stallo della guerra in Ucraina, la Russia ha deciso di continuare anche su quella che può essere a tutti gli effetti considerata una guerra nella guerra, mostrando di non rinunciare allo sviluppo delle proprie forze armate né alla sua logica di potenza. Non deve dunque sorprendere che il presidente Vladimir Putin abbia voluto annunciare la volontà di armare la propria Marina di altri quattro sottomarini nucleari. E, allo stesso modo, non sorprende che “anonime” fonti della Difesa abbiano detto all’agenzia Tass che il sottomarino Belgorod, vanto della flotta di Mosca, avrebbe ultimato una serie di prove dei Poseidon.

I “supersiluri” Poseidon, come spiegato da Paolo Mauri su questa testata, “sono progettati come armi di rappresaglia, ovvero pensati per rispondere a un attacco nucleare alla Russia”. “Questo principio – continua l’analisi – si riflette nella tecnologia costruttiva del siluro: il Poseidon, infatti, avendo propulsione nucleare, non solo è in grado di colpire a grandissima distanza, ma è anche capace di restare ‘in attesa’ di essere attivato per un tempo indefinito”. Tecnicamente un sommergibile senza equipaggio e, de facto, un siluro, il Poseidon è lungo 24 metri e armato con una testata nucleare al cobalto-59 da 10 megatoni che, in caso di esplosione, si trasforma in cobalto-60. Trasportato da un sottomarino-madre (il Belgorod o il Chabarovsk), il siluro ha una portata massima di 11.500 chilometri ed è considerato uno dei droni più silenziosi e letali delle flotte nucleari, in particolare per la velocità e la profondità in cui opera. In Russia, lo spiega l’esperto H. I. Sutton su Naval News, si è anche vociferato di un suo potenziale utilizzo come arma nucleare tattica. Tuttavia, appare improbabile che il Poseidon possa essere usato come arma contro un bersaglio mobile, anche una portaerei, visto che se ne parla sì, come “multiuso”, ma fortemente ancorato al concetto di “second strike”.

Secondo le ultime indiscrezioni di Tass, queste ultime prove sarebbero avvenute “per valutare le performance del sottomarino a varie profondità”. Una notizia di cui la stessa agenzia ammette di non avere conferme ufficiali, ma che ribadisce quella politica russa non solo di puntare sull’immagine di forza delle proprie unità, ma anche di sottolineare l’importanza che per la Russia ha – e continuerà ad avere – la Marina. In particolare la flotta strategica. Già negli ultimi mesi si erano rincorse voci sulla presunta “scomparsa” del Belgorod, da alcuni ritenuta la prova che il sottomarino si stesse muovendo provocando non poche notizie allarmistiche poi rivelatesi false. In realtà, gli analisti Usa avevano poi mostrato come il sottomarino fosse sì “scomparso”, ma semplicemente perché in navigazione, e nemmeno troppo distante dalla sua base: Severodvinsk. In questi giorni, poi, Putin ha voluto presenziare – sia pure in video – alla cerimonia della consegna della bandiera al Generalissimus Suvorov, parlando del varo del nuovo sottomarino nucleare, l’Imperatore Alessandro III, e come detto di altre quattro unità “di questo tipo”.

Il test del Poseidon, per ora non confermato ufficialmente, riafferma quindi la tendenza del Cremlino a puntare sia sul Belgorod che sul siluro di cui è armato: con lo scopo anche di mostrare che le difficoltà palesate sul fronte (non secondario) del Mar Nero non vanno a incidere sull’immagine dello sviluppo della flotta. Soprattutto in chiave di rivalità strategica con Washington e il blocco Nato.

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