La “rivoluzione” in casa Nato è soprattutto la cristallizzazione di quanto ormai chiaro da diverso tempo. Le informazioni sul nuovo Concetto Strategico dell’Alleanza Atlantico parlano di una Russia vista come “minaccia” e di una Cina definita come una “sfida”. Punti essenziali che cambiano la prospettiva di un blocco in piena fase di adattamento alle nuova realtà del mondo. L’alleanza che fa capo a Washington è ormai chiaramente orientata verso una netta contrapposizione a Mosca, in cui la guerra in Ucraina è stata il punto di non ritorno di un processo iniziato già da anni. Ma anche a una nuova visione di sé come sistema mondiale e non più solo legato allo schema Usa-Europa. La dimostrazione è data dal fatto che non solo Pechino è per la prima volta inserita nel Concetto Strategico, ma anche che al summit sono presenti i leader Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud e Giappone. In sostanza i Paesi che sono considerati principali alleati degli Stati Uniti in quella regione-chiave che è l’Indo-Pacifico.

Se questa è certamente una “rivoluzione” in termini formali, non lo è tuttavia nella pratica, come dicevamo. Il Concetto Strategico serve a delineare le linee-guida dell’Alleanza per il prossimo futuro, ma è chiaro che quello che sarà poi definito nero su bianco a Madrid è in pratica la concretizzazione di processi già chiari anche in assenza di nuovi documenti e nuove dichiarazioni congiunte.

La Russia, che ormai più di dieci anni fa veniva ritenuta un “partner strategico”, non è mai stata realmente considerata tale se non in una fase estremamente breve tra la fine della Guerra Fredda e l’inizio di quella successiva. Nemmeno Mosca si è mai realmente considerata un partner davvero strategico della Nato, considerando che non ha mai smesso di ricercare l’allontanamento del blocco dai suoi confini e soprattutto un nuovo spazio di sicurezza che fosse di fatto in contrasto con i principi della sicurezza collettiva di Bruxelles e Washington. E almeno per quanto riguarda la Russia non sembra esserci dubbio che entrambe le parti fossero in rapporti ben poco sereni anche prima dell’invasione di febbraio. A questo proposito, non va dimenticato che dopo la conferenza sulla sicurezza di Monaco del 2007 Vladimir Putin aveva già espresso in modo chiaro il suo “manifesto” nei confronti dell’Occidente e le sue richieste. In 14 anni, nulla è apparso in grado di ristabilire delle prospettive di pace tra questi due mondi, con diverse guerre che hanno anzi confermato uno scontro generalizzato, dal Caucaso all’Africa passando per il Medio Oriente.

Anche il futuro, al netto della questione ucraina (pur fondamentale) non sembra avere prospettive di rasserenamento. Non solo il conflitto ha spostato ormai il Cremlino nel pieno del mondo “orientale”, blindando l’asse con i giganti asiatici, ma a questo si deve aggiungere la questione energetica, che avrà ricadute per i prossimi decenni, e un’altra area che assume un ruolo di sempre maggiore rilevanza: l’Artico. Come spiegato dall’ammiraglio James Stavridis, “la tensione geopolitica tra la Russia da un lato del ‘portico artico’ e la Nato dall’altro (Stati Uniti, Canada, Danimarca, Islanda e Norvegia) aumenterà. Verranno inoltre intensificati la sorveglianza, la formazione e le esercitazioni congiunte. E la probabile aggiunta di due nazioni nordiche, Finlandia e Svezia, accresce l’importanza dell'”alto nord” e la forza dell’alleanza nelle sue acque”. Alto Nord che non a caso è stato inserito anche tra gli obiettivi del Regno Unito nel prossimo futuro.

Per quanto riguarda invece il fronte cinese, è possibile leggere il cambiamento della Nato come una forma di naturale evoluzione di un’alleanza che non può più rimanere ancorata solo alla “cortina di ferro” europea. Da tempo gli Stati Uniti hanno dimostrato di avere particolarmente a cuore il nodo dell’Indo-Pacifico per frenare l’avanzata della potenza cinese, dalle coste settentrionali a quelle del Mar Cinese Meridionale. La costruzione del Quad, la piattaforma di sicurezza composta da Australia, Giappone, India e appunto Stati Uniti, l’accordo Aukus con Australia e Regno Unito sui sottomarini nucleari e il punto interrogativo di Taiwan rappresentano solo le ultime chiavi di lettura per comprendere le tensioni che contraddistinguono i rapporti tra Pechino e Washington. Sfida che negli anni passati si era vista soprattutto con la questione della Via della Seta, enorme corridoio terrestre e marittimo di infrastrutture, investimenti e accordi strategici che dovrebbe essere, nel piano di Xi Jinping, la traduzione della cosiddetta globalizzazione in chiave cinese. L’Europa ha già fatto capire di volere frenare l’infiltrazione di Pechino nel Vecchio Continente, in questo facendo nuovamente blocco con Washington e blindando proprio la Nato anche in questa nuova “sfida”. Manifestando quindi anche in questo caso un progressivo sviluppo in questo senso.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.