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Per Space Traffic Management (Stm) si intende quella serie di accordi informali riguardanti la condivisione di informazioni sull’attività spaziale stipulati dai Paesi che utilizzano lo spazio per le proprie attività commerciali o militari oppure che hanno in essere dei programmi spaziali.

L’Accademia Internazionale di Astronautica definisce l’Stm come l’insieme delle disposizioni tecniche e regolamentari per promuovere l’accesso sicuro allo spazio esterno, le operazioni nello spazio esterno e il ritorno dallo spazio esterno alla Terra senza interferenze fisiche o di radiofrequenza.

Il contesto legale internazionale di riferimento per la Stm, a dire il vero ancora un po’ fumoso, risiede nella risoluzione Onu A/RES/62/101 del 2007, che raccomanda gli Stati aderenti di registrare genericamente gli oggetti spaziali e fornisce gli strumenti a tal fine, auspicando una maggiore cooperazione interstatale per la gestione del traffico esoatmosferico.

La sicurezza dello spazio prossimo al nostro pianeta è diventato un tema fondamentale non solo per via del rinnovato utilizzo militare che ne fanno alcune potenze, o del raggiungimento di capacità spaziali da parte di nuovi Paesi, ma anche per via della “commercializzazione” dello stesso, ad opera di enti privati che si offrono come vettori o addirittura mettono in orbita proprie costellazioni satellitari.

Oggi, pertanto, lo spazio è un ambiente sempre più affollato, ed è necessaria una maggiore “consapevolezza ambientale” per evitare incidenti che potenzialmente potrebbero essere catastrofici.

Proprio la (ri)scoperta del dominio spaziale da parte delle forze armate di potenze globali e non rende necessario che si giunga ad accordi per la condivisione delle informazioni sui lanci e sugli oggetti in orbita, ed è lo stesso motivo per il quale, nemmeno troppo paradossalmente, alcuni attori spaziali sono molto restii a farlo.

Definito come dominio dell’ambiente bellico (Space Warfare), lo spazio, benché formalmente non sia stato “militarizzato” è diventato teatro di un possibile scontro tra le maggiori potenze globali principalmente grazie alle nuove capacità antisatellite.

Non è infatti un mistero che la Russia abbia testato, più volte, veicoli spaziali killer lanciati da satelliti in orbita, mentre la Cina (e l’India) hanno effettuato prove di distruzione di oggetti nello spazio usando sistemi missilistici terrestri, che possiedono anche ai russi.

In entrambi i casi si crea un pericolo diffuso, in quanto i detriti provocati da questi eventi possono colpire gli assetti in orbita. La space situational awareness, ovvero la consapevolezza di ciò che accade nello spazio, diventa quindi sempre più fondamentale per la sicurezza di un Paese.

Essa si ottiene, sotto il profilo della difesa, attraverso tre funzioni, come abbiamo appreso durante la nostra vista al Coa di Poggio Renatico, il comando aerospaziale italiano: la tradizionale osservazione, lo space weather (monitoraggio attività del sole) e la space intel, ovvero una funzione prettamente militare perché orientata a comprendere il comportamento degli assetti satellitari di Paesi non cooperanti, in quanto gli stessi potrebbero in qualche modo limitare le capacità satellitari, soprattutto di satelliti di utilizzo esclusivo della difesa, o in alcuni casi avere dei comportamenti “anomali” da controllare e comprendere perché potrebbero interferire nelle operazioni militari laddove il satellite sia di supporto alle operazioni.

Ovviamente il clima di tensione internazionale, che caratterizza i rapporti tra Russia, Cina, Stati Uniti ed Europa, si riflette nella space situational awareness nella misura della minore condivisione delle informazioni sul Stm.

Se le 27 nazioni dell’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno scambiato e si scambiano informazioni sulle loro attività attuali e pianificate in misura sempre maggiore, sia a livello bilaterale sia multilaterale, così non avviene con la Cina, che dimostra sempre minore trasparenza: qualcosa che caratterizza l’agire da Pechino anche in altri ambiti.

Il gigante asiatico infatti non si è dimostrato disposto a parlare direttamente di questioni legate all’Stm o a rispondere alle preoccupazioni statunitensi sulle azioni dei suoi veicoli spaziali, come puntate di satelliti cinesi verso quelli statunitensi e i test di Pechino di un “rimorchiatore spaziale”. Questa mancanza di dialogo è particolarmente preoccupante proprio per la sempre più intensa attività spaziale cinese, che però procede, come sempre, comunicando in anticipo tutti i lanci, sebbene non specificandone la reale natura: questa modalità si è vista durante il test, effettuato a fine agosto 2021, di quello che è sembrato un Fobs (Fractional Orbital Bombardment System), ovvero di un sistema “suborbitale” di consegna di testate balistiche, in questo caso si ritiene del tipo ipersonico planante o Hgv (Hypersonic Glide Vehicle).

Pertanto non è possibile operare in sicurezza nello spazio se uno dei principali attori spaziali non è attivamente coinvolto nella gestione del traffico esoatmosferico e non condivide le informazioni in modo cristallino.

Washington ha “teso la mano” più volte a Pechino in merito: lo scorso anno l’amministrazione statunitense ha offerto nuove proposte per norme internazionali di comportamento per le attività spaziali militari, progettate per ridurre i rischi di conflitto, che prevedevano la condivisione di informazioni, ma Pechino è sempre stata un po’ sorda davanti a certi richiami.

Ultimamente, la Cina e gli Stati Uniti sono stati coinvolti in una controversia diplomatica riguardante la costellazione satellitare Starlink di SpaceX, la società del miliardario Elon Musk, che avrebbe messo in pericolo la stazione spaziale cinese, e proprio in seguito a quest’evento Pechino, a febbraio, ha detto che sarebbe stata disposta a parlare bilateralmente di questioni relative all’Stm, cosa che però non è (ancora) accaduta.

Il vero problema è la mancanza di una regolamentazione internazionale ben definita, che permetta di stabilire regole formali volte a garantire la sicurezza di tutti gli assetti spaziali, ma proprio perché lo spazio è diventato dominio di azione attiva dell’ambito militare, nessun attore è veramente disposto ad arrivare a un simile accordo.

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