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La presenza del Gruppo Wagner ai confini russo-ucraini è stata confermata da diverse fonti di intelligence occidentale. Nei giorni scorsi il sito americano Daily Beast  ha rivelato che la raccolta di fonti sul campo ha permesso di scoprire che sarebbe in corso un trasferimento di contractor militari di Wagner dalla Repubblica Centrafricana alle aree russe prossime al confine ucraino. Vladimir Putin starebbe dunque rinforzando con i contractor specialisti in operazioni coperte e ibride il nerbo delle forze russe schierate ai confini tra Russia e Ucraina, area in cui già opera una forza di circa centomila uomini armati e in assetto di battaglia.



In quest’ottica, tra voci contraddittorie che parlano di una possibile invasione russa nelle prossime settimane e smentite secche, la presenza di Wagner intorbidirebbe notevolmente le acque. Da più parti si sottolinea la presenza di uomini della compagnia privata Wagner in Ucraina già ai tempi della crisi del 2014 e il legame contiguo tra il gruppo fondato da Dmitri Utkin, e che pare abbia tra i suoi patroni lo “chef di Putin” Yevgeny Prigozhin, come elementi degni di attenzione per capire se lo spostamento di effettivi dall’Africa all’Est Europa possa essere un campanello d’allarme per un’invasione.

Del resto, già a novembre Bellingcat, sito di open source intelligence, aveva rivelato la presenza di duecento effettivi Wagner a fianco delle forze di sicurezza bielorusse intente a reprimere le proteste nel giardino di casa della Russia. E nei giorni dell’annessione russa della Crimea e del golpe filoccidentale a Kiev del 2014 Mosca si avvalse del ruolo dei cosiddetti “omini verdi”, con divise mimetiche ma senza distintivi che potessero ricollegarli a milizie russe ufficiali, nella cui scelta e nel cui arruolamento gli uomini della Wagner potrebbero avere avuto un ruolo molto importante in grado di ripetersi oggigiorno. Nel luglio 2020, poi, le indecisioni del governo ucraino di Volodymir Zelensky hanno portato al fallimento di un’astuta operazione ideata dal direttore del Comparto intelligence principale presso il ministero della difesa Vasyl Burba e dal primo vicedirettore del Servizio della sicurezza Ruslan Baranetskyi, con cui era stato promosso, nota Ucraine Crisis, “un reclutamento false flag di mercenari per una compagnia militare privata non funzionante” avente come scopo “quello di adescare decine dei combattenti russi, ucraini e bielorussi” legati a organizzazioni come Wagner per portarli in Ucraina e arrestarli. Dimostrando così l’esistenza di collusioni tra poteri russi, compagnie militari private e operazioni sotto copertura.

Sanzionata dall’Unione Europea, sotto accusa degli Usa, temuta dagli ucraini, Wagner è il convitato di pietra nei ragionamenti sulla crisi in Est Europa. E soprattutto la sua presenza alimenta i sospetti dell’esistenza di una complessa strategia di destabilizzazione coperta operata del Cremlino contro Kiev. Formiche sostiene in particolare che ” è già in atto una campagna ibrida contro Kiev con obiettivo una destabilizzazione interna per creare un tessuto sociale più Russia-friendly e rendere l’Ucraina più influenzabile/controllabile. In queste attività che mescolano la guerra informativa e psicologica con azioni militari clandestine, sabotaggi, hackeraggi, altre azioni di interferenza, Mosca è costantemente impegnata, e la Wagner ne è uno degli strumenti specialistici”. Abbiamo dato notizia del torneo di ombre al confine orientale, dei giochi di spie che vedono coinvolti gli hacker filorussi, le spie ucraine, gli agenti della Cia a Kiev.



Ovunque e in nessun luogo, la compagnia formata da specialisti della sicurezza, da ex militari di carriera e da figure legate a apparati di intelligence come il Gru è un mezzo di proiezione importante dell’apparato di difesa russo. Mancano, per ora, sull’Ucraina, le “pistole fumanti” rintracciabili in rete per dimostrare altri coinvolgimenti non ammessi esplicitamente ma ben documentati, come dimostrato dalla ricerca su VKontakte e in rete da parte di Wagner di un’ampia gamma di figure professionali da inviare in una missione in Mali in via di definizione in queste settimane: istruttori sanitari, chirurghi, terapisti, tecnici, traduttori dal francese, cuochi e autisti sono ricercati assieme a figure più prettamente militari come genieri, sminatori, operatori e manutentori per droni. Difficile ipotizzare un dispiegamento tanto forte e esplicito anche in caso di presenza di Wagner ai confini orientali: la sua forza sarebbe, in quest’ottica, proprio il silenzio. Per fornire sostegno e appoggio a qualsiasi operazione si sdogani al confine orientale, in forma discreta ma decisiva. La guerra ibrida è anche questo: un gioco di specchi promosso nel silenzio dagli attori geopolitici più attivi.

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