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La Nuova Via della Seta cinese rischia di perdere uno dei suoi progetti più importanti: il Corridoio economico Cina-Pakistan (Cpec). Nell’ottica della realizzazione della cosiddetta Belt and Road Initiative, la Cina ha messo nero su bianco l’ideazione di una serie di infrastrutture incaricate di alleggerire la rotta terrestre principale. Una di queste è proprio il corridoio che dovrebbe consentire al governo cinese di avere un vitale sbocco sul Golfo del Bengala attraversando il territorio pakistano da nord a sud con autostrade, ferrovie, gasdotti e fibra ottica. Come fa però notare Nikkei Asian Review, il Corridoio economico Cina-Pakistan (costo stimato 60 miliardi di dollari) è in fase di stallo, e si trova così ormai da troppo tempo. Tanto da far scattare l’allarme ai piani alti del Partito comunista cinese. I cantieri stradali sono bloccati, così come quelli situati nei porti, e non sono stati fatti passi in avanti nella creazione di distretti industriali e zone economiche speciali.

L’importanza del Corridoio economico Cina-Pakistan

Il Cecp è un progetto che nasce, assieme al Corridoio economico Cina-Myanmar (Cmec), per consentire alla Cina di bypassare il collo di bottiglia rappresentato dallo Stretto di Malacca, nei pressi del quale è attiva la flotta controllata dagli Stati Uniti. Ecco: Pechino teme che quella strettissima striscia navigabile, ampia tra i 150 e i 50 chilometri, possa finire un giorno in mano americana. Questo significherebbe addio alla rotta marittima che da anni ha permesso ai cinesi di commerciare via mare con Africa ed Europa. Per evitare il disastro, il Dragone ha pensato quindi di far defluire le proprie merci nell’Oceano Indiano attraverso percorsi alternativi.

Il Pakistan alza bandiera bianca

Tornando al Cpec, due sono le cause del rallentamento. La prima è economica: il Pakistan ha un debito estero che ammonta ormai a circa 85 miliardi di dollari, un quarto del quale verso la Cina. Il maggior creditore di Islamabad è Pechino, che deve ricevere oltre 20 miliardi di dollari; a seguire troviamo il World Bank Group, con poco meno di 15, l’Asian Development Bank, a circa 10, e l’Arabia Saudita con circa 6,5. Il paese è finito in questa situazione anche e soprattutto per aver acquistato dalla Cina i materiali necessari per la costruzione delle infrastrutture previste dal Corridoio. Ora le casse statali piangono e i lavori non possono partire. La seconda motivazione che spiega l’apparente sospensione del progetto è politica: il popolo pakistano è sempre più stanco di vedere lo Stato concedere privilegi ad aziende cinesi, così come sta montando la delusione anche tra i ranghi dell’esercito.

Gli errori della Cina e l’ombra degli Stati Uniti

La Cina si trova ora tra le mani un progetto che fatica a prendere forma. I suoi errori sono stati due: aver avuto poca lungimiranza nello scegliere un partner così economicamente poco affidabile per realizzare un progetto strategico vitale e non aver considerato la longa manus degli Stati Uniti nella regione. Come hanno più volte sottolineato gli esperti, gli americani non vogliono in alcun modo che l’influenza della Cina possa ulteriormente crescere; per questo motivo l’economia del Pakistan è influenzata indirettamente da Washington e dalle sue istituzioni affilate. Islamabad vive in equilibrio su un rasoio e non può fare altrimenti: da una parte c’è la Cina, dall’altra gli Stati Uniti.

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