Per permettere alle economie duramente colpite dalla crisi che ha fatto seguito al passaggio della pandemia di coronavirus, Europa e Stati Uniti hanno iniziato a valutare per la prima volta in questo nuovo millennio l’idea di lasciar “correre” l’inflazione per dare vita ad una ripresa più rapida. Mentre però la Banca centrale europea non ha assunto una posizione chiara, limitandosi ad osservare la situazione prima di decidere come muoversi, la Federal Reserve si è detta decisa a lasciar correre l’inflazione anche qualora superasse il valore critico del 2%. E tenendo considerate le politiche monetarie espansive di questo 2020, la possibilità che ciò avvenga è davvero molto elevato.

Tuttavia, non è soltanto l’Occidente ad aver riscoperto gli effetti benefici – di breve periodo – di una politica monetaria inflattiva: anche i Paesi del Golfo sembrano aver deciso di operare nello stesso identico modo, sebbene con obiettivi chiaramente differenti. E tra questi, ad essersi mosso con maggior decisione verso questa direzione è stato il Kuwait: dove un mix tra manovra economica in deficit e liquidità fresca immessa nei mercati ha portato la principale borsa del Paese ai suoi massimi.

Le borse arabe sono destinate a crescere nei prossimi mesi?

Secondo quanto riportato dalla testata americana Bloomberg, questa combinazione di eventi potrebbe essere destinata ad accrescere nei prossimi mesi il valore delle borse del Golfo, con i primi effetti che si sono già sentiti, oltre che in Kuwait, anche in Bahrein e ad Abu Dhabi. E in modo particolare, a guadagnare maggiormente sono stati gli indici tecnologici e quelli legati all’economia tradizionale, con il settore bancario che invece, al momento, sembra essere rimasto ancora leggermente indietro. Ma anche questa tendenza, nelle prossime settimane, potrebbe cambiare grazie all’appetibilità che anche i titoli di banche come la Burgan Bank e la Gulf Bank potrebbero guadagnarsi.

Questa nuova impennata nei valori di mercato causata dalle politiche monetarie espansive potrebbe però avere vita molto breve, come valido anche nel caso del mondo occidentale. E in questo scenario, considerando anche la tendenza seguita da quasi tutte le borse mondiali, il fattore stesso che anche gli indici arabi inizino a crescere con troppa rapidità potrebbe diventare un pericolo per gli investitori.

Se anche il Golfo punta all’inflazione…

Un elemento che in passato ha caratterizzato le economie del Paesi del Golfo è stata una scarsa attitudine a mettere in campo politiche monetarie espansive per il lungo periodo. Non è un caso, infatti, che Paesi come gli Emirati Arabi Uniti abbiano scelto di agganciare il cambio della propria valuta al dollaro americano, nella speranza di tenere a bada la sua stessa svalutazione. In questa situazione, dunque, l’apertura verso l’inflazione indica un chiaro segnale in controtendenza che deve essere analizzato. Tanto più che, considerando come le economie locali siano basate principalmente sul greggio (prodotto destinato a non essere eterno), questa mossa potrebbe essere considerata sconveniente secondo un processo di analisi logico. Tuttavia, dietro a questa decisione si cela un obiettivo ben preciso.

Con le borse occidentali in forte crescita, la paura principale dei Paesi dei golfo è dettata dalla possibilità di perdere importanti investimenti a favore invece delle borse americane. Senza una politica statale volta a “drogare” il proprio valore, tenere i ritmi attuali di New York appare sostanzialmente impossibile e in questa situazione, dunque, il governo del Kuwait ha deciso di utilizzare a sua volta un bazooka volto a sovvertire la situazione.

Se utilizzato correttamente – e non in modo prolungato – questa mossa potrebbe rallentare la fuga di capitali dai mercati del Golfo, permettendo di non perdere terreno nei confronti dei propri rivali internazionali. Ma in caso contrario ed esattamente come per l’Europa e gli Stati Uniti, l’utilizzo di questo strumento potrebbe, sul lungo, portare a conseguenze devastanti e che rischiano di essere particolarmente evidenti in un Paese con l’economia basata sull’estrazione e sul commercio del petrolio.

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