Una Silicon Valley sempre meno americana è un rischio per gli Usa? A quanto pare sì, almeno stando alle reazioni di molti responsabili di aziende che hanno sede in questa parte della baia di San Francisco diventata simbolo dell’economia high tech e sede delle più importanti società mondiali del settore. Soprattutto perché nella “Valley” a piazzare le bandiere sono principalmente due Stati: Arabia Saudita e Cina. Non proprio nazioni che rispondono ai canoni politici che vanno per la maggiore tra chi apre start-up e chi sviluppa nuove app da queste parti.

L’attivismo di Mohammad Bin Salman

Uno studio pubblicato su Vox, rivela come per l’appunto gli investimenti che in questi anni vedono un maggiore incremento sono quelli sauditi e cinesi. Da Riad sarebbero usciti miliardi di Dollari riversati in fondi quali quello ad esempio della SofBank, che per l’appunto sono impegnate negli investimenti in società e start-up della Silicon Valley. Ma in questa parte della California arrivano anche ingenti somme impiegate direttamente dall’Arabia Saudita. Un flusso importante di petrodollari che finiscono nelle casse di piccole o grandi aziende con sede nella Valley e che sono destinati ad aumentare l’influenza del paese arabo nell’economia prodotta da questa regione.

Nello studio di Vox viene sottolineata non solo l’impennata degli investimenti in termini numerici, che oramai si contano nell’ordine di diversi miliardi di Dollari, quanto anche la loro incidenza: da Riad si punta su aziende che hanno a che fare con le tecnologie del futuro e con prodotti sempre più diffusi in tutto il mondo. Da Uber a Magic Leap, da Slack, la società che si occupa dello sviluppo dei giochi online, fino a Gm Cruise, l’azienda impegnata nella ricerca sulle auto senza guidatore. Investimenti importanti e di qualità dunque, che rendono l’idea dell’attenzione alle strategie di “soft power” da parte saudita.

Ma anche il lato politico ha la sua importanza: viene sottolineato infatti, nello studio di Vox come nella stampa americana che si occupa degli affari inerenti la Silicon Valley, l’attivismo del principe ereditario saudita Mohammad Bin Salman. Proprio lui nei mesi scorsi tiene incontro con i vertici di Apple, a partire dal Ceo Tim Cook, così come con altri big della Valley quali ad esempio il fondatore di Google, Sergey Brin, e quello di Microsoft Bill Gates. Il principe ereditario vuole dare sempre più importanza agli investimenti sauditi nelle nuove tecnologie, un modo secondo il rampollo dei Saud di far crescere l’influenza nel suo paese nel mondo. Tutto questo negli Usa viene sottolineato in chiave negativa: specialmente dopo l’omicidio del giornalista Jamal Kashoggi, considerato dissidente rispetto alla linea di Mohammad Bin Salman, la reputazione dei sauditi e del principe ereditario è messa a dura prova. Ma intanto i miliardi investiti da Riad continuano ad arricchire senza grossi problemi le casse di molte aziende con sede in California.

Gli investimenti cinesi

Ma oltre al discorso che riguarda l’Arabia Saudita, su Vox e sulla stampa Usa si sottolinea il ruolo degli investimenti che arrivano dalla Cina. Il gigante asiatico già da anni mette gli occhi sulla Valley: i cinesi conoscono molto bene l’importanza di influire economicamente e politicamente sull’economia che riguarda l’high tech e la tecnologia da applicare nel futuro. Dalla Cina gli investimenti verso la Silicon Valley sono ben marcati già dalla fine degli anni ’90, ma più di recente i numeri sembrano raddoppiati.

E questa volta la questione potrebbe diventare anche politica. Se infatti gli investimenti sauditi fanno storcere il naso ad alcuni ambienti operanti in California, pur se non vengono respinti dai Ceo delle principali aziende con sede nella Valley, i soldi cinesi potrebbe essere visti come minaccia anche dalla Casa Bianca. È ben noto come il presidente Donald Trump veda nell’influenza cinese nell’economia un danno per gli Usa ed un pericolo per l’interesse nazionale, il caso che riguarda Huawei con l’arresto della figlia del fondatore del colosso di Pechino è recente e lo dimostra molto bene. Dunque anche da Washington potrebbero emergere nei prossimi mesi attenzioni particolari sulla presenza cinese in California. È qui che si gioca una grossa fetta di futuro, non solo da un punto di vista economico.

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