Sono in arrivo tempi duri per l’Arabia Saudita e il suo popolo. A causa della pandemia di Covid-19 che ha investito il pianeta intero, Riad ha annunciato pesanti interventi economici che si concretizzeranno attraverso l’imposizione di ”dolorose” misure di austerità. Per capire meglio di che cosa stiamo parlando è utile leggere quanto scritto da Al Jazeera.

Innanzitutto il governo triplicherà l’aliquota dell’imposta sul valore aggiunto, poi sospenderà il sussidio per il coprire il costo della vita che tutti i dipendenti statali del Paese ricevevano dal 2018. Scendendo nel dettaglio, l’Iva schizzerà dall’attuale 5% al 15% a partire dal prossimo primo luglio, mentre la stretta sui lavoratori pubblici scatterà da giugno. Fin qui i citati dipendenti potevano contare su 1.000 rial al mese, ovvero 246 euro: soldi che evaporeranno come neve al sole.

Il bonus speciale era in vigore dal 2018. Precisamente da quando il re Salman aveva ordinato un pagamento mensile ai lavoratori statali per compensarli dell’aumento del costo della vita, dopo che il governo aveva aumentato i prezzi del gas domestico e introdotto l’imposta sul valore aggiunto. Ricordiamo che, fino allo scorso dicembre, c’erano 1,5 milioni di sauditi impegnati nel settore governativo.

L’austerità saudita

Due sono i motivi che hanno spinto il Paese a tagliare quanti più costi possibili: l’impatto negativo sull’economia del Regno, derivante dalla diffusione del nuovo coronavirus, e il crollo dei prezzi del petrolio, anch’essa una conseguenza dell’emergenza sanitaria. Detto in parole povere, il lockdown prolungato per settimane attuato dal mondo intero ha costretto gli abitanti a limitare ogni spostamento. Di conseguenza, senza utilizzare veicoli, è calata la domanda di carburante e, quindi, anche la richiesta di oro nero. A farne le spese, i grandi Paesi esportatori di questa risorsa, fra cui anche l’Arabia Saudita.

Considerando che l’esportazione di petrolio rappresenta per Riad una quota importante della sua economia, è facile capire perché il Paese rischia di finire in guai seri senza rivedere i suoi conti. ”Queste misure sono complementari ad altre precedentemente adottate per mitigare gli effetti negativi della crisi dal punto di vista sanitario, oltre che economico e sociale”, ha spiegato il ministro delle Finanze del Paese, Mohammed al-Jadaan.

“Stiamo affrontando una crisi come mai nella storia moderna il mondo ha visto, una crisi segnata dall’incertezza e dalla difficoltà di prevederne la portata e le ramificazioni”, ha concluso lo stesso Al-Jadaan, per il quale le misure annunciate lunedì, “nonostante la loro durezza”, sono necessarie e benefiche per mantenere la stabilità economica e finanziaria nel medio e lungo termine. L’obiettivo è quello di ammortizzare i bassi prezzi del petrolio e il rallentamento generale dei consumi dovuti al sorgere del virus.

Petrolio a picco e progetti congelati

Nel primo trimestre del 2020 l’Arabia Saudita ha registrato un deficit di bilancio pari a 9miliardi di dollari. A sentire il ministro delle Finanze, le entrate non petrolifere non sarebbero state influenzate dalla sospensione dell’attività economica e la spesa sarebbe aumentata per via di ”tensioni non pianificate nel settore sanitario” e per iniziative prese dal governo per sostenere l’economia.

Come se non bastasse, a marzo le riserve estere della banca centrale sono scese al minimo dal 2011. Nel frattempo i ricavi petroliferi nei primi tre mesi dell’anno sono scesi a 34 miliardi di dollari, facendo registrare un calo del 24% rispetto all’anno precedente. All’orizzonte ci sono nuovi tagli alla produzione di petrolio, con Riad che ha ordinato alla compagnia petrolifera nazionale Aramco di ridurre la produzione di greggio per il mese di giugno di 1 milione di barili al giorno. Considerando anche la riduzione già decisa dal Regno nell’ambito dell’accordo di taglio dell’Opec, il taglio totale della produzione si aggira intorno a circa 4,8 milioni di barili al giorno. Il governo è stato costretto anche a congelare alcune spese operative (si parla di 26,6 miliardi di dollari) per alcuni mega progetti collegati al programma di riforma Vision 2030.

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