La Banca mondiale ha confermato le analisi fatte nei mesi scorsi da analisti ed esperti: il rallentamento economico dell’India esiste, ed è addirittura “grave”. Anzi, molto più grave del previsto, tanto da spingere l’organizzazione internazionale a ridurre le previsioni di crescita indiane per l’anno fiscale corrente al 6% rispetto al precedente 7,5%. Eppure lo scorso aprile, cioè soltanto cinque mesi fa, la stessa Banca Mondiale aveva dipinto uno scenario del tutto diverso, parlando di forti prospettive economiche dello Stato indiano.

Che cosa è successo? Partiamo dai fatti: secondo quanto riportato da Asia Times, nell’ultimo rapporto economico sull’Asia meridionale, la Banca mondiale ha sottolineato come l’India stia crescendo al ritmo più lento degli ultimi sei anni, con un’espansione del Pil del trimestre aprile-giugno di appena il +5%. Tutta colpa del rallentamento nella spesa pubblica e della flessione della domanda dei consumatori. Le conseguenze più evidenti di un simile scenario sono visibili nella riduzione della produzione industriale indiana (anche qui minor ritmo di crescita degli ultimi sei anni), crollo della crescita manifatturiera (che si attesta al di sotto dell’1% nel periodo giugno-agosto, a fronte del +10% del 2018) e a picco pure i consumi privati (-3,1% rispetto al 7,3% dell’anno precedente). Insomma, un’ecatombe che ha spinto la Banca mondiale a parlare di grave rallentamento ciclico.

Perché l’economia indiana frena

Due sono le cause principali della frenata economica dell’India. Prima di tutto la domanda locale è scesa a dismisura. Le misure adottate nei mesi precedenti dal governo di Narendra Modi, tra cui la bizzarra e improvvisa demonetizzazione, con cui nel 2016 le autorità ritirarono tutte le banconote da 500 e 1000 rupie in circolazione, ovvero quasi il 90% del contante nelle tasche della popolazione, hanno contribuito a frenare i consumi proprio nel momento in cui l’India avrebbe avuto bisogno della spinta della sua classe media. A seguire, il pessimo settore finanziario indiano contribuisce ulteriormente a ostacolare la crescita. Attenzione: l’India continua a crescere, ma lo fa frenando sempre di più. E questo è un paradosso perché mentre il Pil sale, la struttura economica del Paese scricchiola pericolosamente. Il rapporto della Banca Mondiale esprime preoccupazione soprattutto nel lungo periodo, perché il rallentamento potrebbe creare a Nuova Delhi non pochi problemi nel risanare il suo disastrato bilancio di governo.

Un futuro tutto da scrivere

La Banca centrale indiana ha tagliato per cinque volte i tassi di interesse al fine di rilanciare un’economia che proprio non intende dare segnali di vita. Eppure, nonostante questo, la Banca mondiale continua a vedere nell’India un “potenziale di crescita” che, secondo le previsioni, potrebbe emergere nel 2020-21 e nel 2021-2022 con un aumento del Pil rispettivamente del 6,9% e del 7,2%. Sarà anche vero, ma intanto l’agenzia Moody ha ridotto le sue previsioni di crescita in modo ancor più pessimistico di non quanto fatto dalla Banca mondiale. A differenza della Cina, l’India non è stata in grado di individuare i settori che le avrebbero consentito di fare un enorme balzo in avanti. Mentre Pechino ha messo nel mirino il settore finanziario e immobiliare, tra riforme e controriforme, Nuova Delhi è rimasta ferma al palo, tra demonetizzazione e altre politiche economiche incomprensibili.

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