Angela Merkel progetta la risposta della Germania alla crisi europea e globale legata alla pandemia del coronavirus e sul fronte del contenimento del contagio economico ha dato a Berlino un orizzonte chiaro: il 2024. La recessione e la conseguente fase di depressione dell’economia mondiale si prevede lunga e la Germania, che della connessione alle catene del valore globali e ai flussi commerciali fa il suo punto di forma, si adegua arrivando a negare la principale regola aurea della sua politica economica: il pareggio di bilancio.

Fino al 2024, infatti, Berlino prevede che non rientrerà nei parametri dello “Schwarze null”, l’assoluto equilibrio tra entrate e uscite dello Stato. Già a marzo la Merkel aveva messo in campo una poderosa manovra anticiclica per finanziare le manovre emergenziali di contenimento della disoccupazione, finanziamento della cassa integrazione e tamponamento degli effetti emergenziali della pandemia. In seguito, tra progetti di investimento e piani di medio e lungo termine la manovra politica della Cancelleria federale e del governo di coalizione Cdu-Spd si è rafforzata, portando a un deficit record di 217,8 miliardi di euro per l’anno in corso.

Ad annunciare la svolta pluriennale è stato il ministro delle Finanze Olaf Scholz in conferenza stampa a Berlino presentando la manovra di bilancio 2021 e il piano finanziario fino al 2024 nella giornata del 23 settembre. “Nell’ambito della manovra di bilancio la Germania investirà 55 miliardi nel 2021 e 48 miliardi fino al 2024”, si legge su StartMag.”Con questi soldi saranno proseguite le misure già intraprese come il programma di crediti per la stabilizzazione economica, la cassa integrazione per evitare la crescita della disoccupazione e altre misure simili”, nel contesto di un superamento della linea del rigore che già negli anni scorsi si era dimostrata estremamente penalizzante per il Paese a lungo cultore dell’austerità e del pareggio di bilancio in Europa.

L’indebitamento complessivo sarà di 96,2 miliardi nel 2021 e scenderà nei prossimi anni, restando però sempre oltre la soglia dello 0,35% di deficit che la regola federale sullo Schwarze nulla impone al governo. Ancora nel 2024 Berlino prevede un debito pubblico in aumento di 5,2 miliardi di euro. Dal 2014 il governo Merkel aveva impostato il timone sulla rotta del pareggio di bilancio, e c’è da dire che attraverso il taglio agli investimenti e la diminuzione della spesa sociale il modello iper-esportatore del Paese aveva subito per queste scelte diverse penalizzazioni, a causa del ristagno della domanda interna e del conseguente aumento di povertà e disuguaglianze.

Non si può negare alla Merkel di aver, con lungimiranza, previsto che una risposta anti-crisi simile a quella del 2010-11 avrebbe portato al tappeto Berlino e l’intera Europa: parte del deficit tedesco, è bene sottolinearlo, contribuirà a finanziare il bilancio Ue e quel Recovery Fund che, per la maniera in cui è stato impostato e per le condizionalità ad esso annesse, ha rappresentato la seconda vittoria di Berlino sul fronte comunitario dopo la cristallizzazione della triade Mes-Bei-Sure nella risposta emergenziale al contagio. Nell’era della grande incertezza Berlino sa di poter dettare i tempi alla politica e all’economia europea; l’ampliamento dell’orizzonte temporale al 2024, è bene sottolinearlo, incorpora dentro di sé anche larga parte del prossimo mandato legislativo del Bundestag, che inizierà con le elezioni dell’autunno 2021. Senza correre troppo avanti, e considerato il fatto che lo scenario mondiale presenta numerose sfide in cui la Germania è inserita e decisa a competere (rivoluzione tecnologica, autonomia digitale europea, scontro Usa-Cina, rapporti Ue-Russia) e su cui la Merkel ha costruito un’agenda assai complessa, la programmazione fino al 2024 aumenta i dubbi circa la reale volontà della Cancelliera di passare la mano del governo col prossimo mandato. Non ci stupiremmo se, dopo il prossimo voto politico, alla testa del Paese vedremo ancora la donna che lo guida da quindici anni.

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