Un termine ormai sulla bocca di tutti, soprattutto da quando l’ambito cyber ha smesso di essere appannaggio di pochi esperti e ha varcato le soglie del mainstream. Ma siamo davvero sicuri di sapere di cosa stiamo parlando quando parliamo di Bitcoin e criptovalute? A scanso di equivoci, abbiamo cercato di capirci qualcosa di più e per farlo ci siamo rivolti a chi in questo mondo si muove assolutamente a proprio agio.

Nicolas Betrand è stato membro del consiglio esecutivo di Borsa Italiana fino al 2019 e attualmente è consulente e startupper di prodotti finanziari validati dalla Borsa e sviluppati – neanche a dirlo – in ambiente criptovalute. Gli abbiamo fatto alcune domande per iniziare a muoverci con cognizione di causa in un mondo che presenta indubbi vantaggi, ma altrettanti rischi di cui non sempre si parla.

Partiamo da una premessa: oggi si parla molto di Bitcoin, ma una definizione accessibile anche a chi non ne sa nulla è difficile da trovare. Dunque: cosa sono i Bitcoin?

Domanda da diecimila dollari, anzi 44 mila dollari ai prezzi attuali. Il Bitcoin è una moneta digitale che viene creata, distribuita e scambiata in maniera completamente virtuale usando la tecnologia della crittografia informatica per rendere le transazioni sicure. Da questa caratteristica deriva il termine “criptovaluta”. Il Bitcoin non viene emesso da una banca centrale come l’Euro ed è quindi totalmente indipendente da qualsiasi governo o autorità centrale. I primi scambi di Bitcoin sono avvenuti nel 2009 ed è riconosciuto dalla sigla “BTC” sulle piattaforme di trading.

Qual è il valore di un Bitcoin rapportato all’Euro?

Il Bitcoin viene prevalentemente cambiato contro il dollaro. Il suo valore a oggi è di circa 38.000 Euro, ma è arrivato a sfiorare i 60.000 Euro a Novembre del 2021.

Esistono altre valute virtuali? Se si, quali? Differiscono dal Bitcoin in cosa?

Esistono più di duemila valute virtuali ma gli scambi di Bitcoin rappresentano circa la metà del totale. Nel gergo dei “bitcoiner” (ndr gli appassionati delle criptovalute), sono chiamate le “altcoin” ovvero monete alternative. I più importanti sono i cosiddetti “stablecoin”, che mirano a replicare il valore delle principali valute come il dollaro (Usdt o “Tether”, Usdc, Busd) e sono molto utilizzate per fare trading di Bitcoin senza dover uscire del mondo delle criptovalute. Pensate che le stablecoin rappresentano circa 180 miliardi di dollari ad oggi secondo Coin Metrics. Poi abbiamo l’Etherum (Eth), la seconda criptovaluta più scambiata che è la base degli smart contract e quindi importantissima in termine di innovazione, e non solo nel campo della finanza.

“Dove” si può acquistare un Bitcoin?

Il Bitcoin si può comprare direttamente e senza intermediari, basta avere accesso alla blockchain ed essere in possesso di un portafoglio. Tuttavia, per comodità, soprattutto all’inizio è consigliabile ricorrere a broker specializzati. Ci sono i big player come Coinbase e Binance, i colossi globali del settore. Ma da seguire da vicino ci sono eccellenze italiane molto promettenti come Young Platform, sviluppata da un team fortissimo di Torino e in forte espansione. Si può quindi conciliare il crypto con il “made in Italy”.

Cosa si può comprare – al giorno d’oggi – “solo” con i Bitcoin?

Tutto si può comprare con il Bitcoin… Basta trovare una controparte disponibile. Ci sono molteplici beni e servizi già acquistabili in Bitcoin. Concretamente una transazione sulla blockchain richiede circa 10 minuti di tempo, quindi il processo non è molto adatto per pagamenti correnti.  Per chi ha dei Bitcoin, ci sono servizi molto sviluppati che permettono di legare i coin a una carta di debito oppure a servizi online e quindi renderli utilizzabili per qualsiasi acquisto in tutto il mondo.

In uno scenario come quello che si sta delineando (guerra in Ucraina) il Bitcoin è uno strumento sicuro per tutelare i propri risparmi? 

Più che strumento sicuro, direi che è uno strumento da considerare, ma sempre nell’ottica di un asset allocation equilibrata: cioè una piccola parte del portafoglio, tenuto conto anche del rischio di questo prodotto. Il bitcoin è un bene, facile da trasferire, sicuro e dematerializzato; permette all’individuo di essere in pieno controllo dei suoi beni che, non essendo fisici, non possono essere distrutti da bombe, non possono essere facilmente confiscati, possono essere trasportati con sé e, soprattutto, possono essere trasferiti in un istante, magari a un membro della stessa famiglia che si trova in un paese non implicato in un conflitto. Molto più facile trasportare un bitcoin che un chilo d’oro! Poi, vedendo le vicissitudine del Rublo (ndr il rublo ha perso il 79% del suo valore contro il dollaro in un anno) direi che in questo caso specifico sarebbe stato meglio detenere dei bitcoin rispetto alla la moneta nazionale. È solo un esempio, ma molto rilevante a mio avviso.

Mentre sempre più spesso si parla di cyber criminali e cyber attacchi, non è pericoloso investire in Bitcoin con il pericolo di vedersi derubati da un nemico invisibile? 

In effetti, si. Ha ragione a porsi questa domanda. Il vantaggio principale del Bitcoin, il fatto che gli scambi si fanno senza autorità centrale di controllo, è anche il suo limite. Un bitcoin – e il wallet nel quale è custodito – è in qualche modo un titolo al portatore, ma virtuale; meglio non lasciarlo in vista. Quindi è assolutamente da proteggere e attenzione a non perdere le chiavi di accesso (ndr le password) perché in questo caso non si può fare nulla… Esistono tuttavia servizi di assicurazione che si possono attivare.

Poniamo un altro tema: se una persona che detiene una consistente somma in Bitcoin o simili decidesse di lasciarla in eredità – magari ai familiari – ma per uno dei casi della vita morisse prima di lasciare disposizioni chiare e senza lasciare la password ad alcuno, cosa succede? La somma resterà per sempre bloccata o c’è un modo per recuperarla?

 Per quanto riguarda l’eredità dipende da che tipo di wallet hai: Se è gestito da un broker rientra nell’asset ereditario come qualsiasi altro bene. Se si tratta un wallet privato, attualmente si stanno sviluppando dei servizi ad hoc per rispondere a questa esigenza. Comunque questo è un vero tema, anche perché -come detto prima – se non c’è modo di recuperare le chiavi il portafoglio è perso per sempre.

 Scenari di un futuro prossimo: quale sviluppo avranno le valute virtuali? Saranno accessibili a tutti o solamente a una determinata categoria di persone?

Proprio il concetto dietro i beni digitali è l’accesso e il controllo dato al singolo individuo, quindi la disponibilità a tutti è proprio nel Dna delle criptovalute che, nel loro insieme, rappresentano la frontiera della finanza e il luogo dove avverrà la maggiore innovazione nel futuro. Certamente ci saranno alti e bassi; l’innovazione all’inizio è scomoda! Le cripto renderanno possibili esperienze superiori in finanza e altrove con costi di gestione ridotti e quindi potranno aprire nuove strade e opportunità.

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