Le banche europee stanno iniziando a cercare rendimento ovunque, timorose che l’eccessivo abbassamento dei tassi di sconto della Bce possa ridurre i margini di guadagno su prestiti, mutui e operazioni affini. Seguendo quanto avviene in Danimarca e Svizzera, cioè al di fuori dell’Eurozona, diversi istituti tedeschi stanno avviando una politica di “tassazione del risparmio” attraverso l’imposizione di tassi negativi sui depositi eccedenti una certa soglia: ad esempio  la Berliner Volksbank ha annunciato nella seconda metà di settembre un prelievo annuo dello 0,5% sui conti correnti superiori ai 100mila euro.

In Italia l’idea è piaciuta all’ad di Unicredit, il francese Jean-Pierre Mustier, arrivato a proporre una generalizzazione a livello europeo di questa policy senza però trovare grandi sponde negli altri istituti principali. Inizialmente Mustier aveva indicato in 100mila euro la soglia di risparmio oltre cui Unicredit avrebbe dovuto scaricare sugli utenti la tassazione negativa imposta dalla Bce sui depositi delle banche europee a Francoforte, pari appunto allo 0,5% introdotto da Berliner. In seguito, Mustier ha annunciato che la banca di Piazza Gae Aulenti colpirà solo i conti correnti superiori al milione di euro.

Risulta comprensibile il motivo di tanta freddezza di fronte alle proposte di un manager che, non a caso, viene da un Paese straniero e non ha interiorizzato le necessarie logiche sociali, culturali e politiche italiane nell’approccio al risparmio. Logiche che demoliscono il mito fondante dell’austerità, quel moralistico “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità” falso nel terreno di coltura iniziale (il debito pubblico) e ancor di più quando si parla del risparmio delle famiglie. Nel secondo dopoguerra volano della crescita dei redditi e dei consumi, garanzia della trasformazione dei lavoratori italiani in classe media e proprietari di casa e, infine, cuscinetto imprescindibile contro le ristrettezze dovute all’imperversare della crisi mondiale.

Il Sole 24 Ore ha stimato che nel 2019 i lavoratori italiani risparmieranno mediamente il 12,9% del reddito percepito, un record storico; anche negli anni più bui della crisi non si era scesi sotto il 9% del 2011. La tutela del risparmio in Italia è garanzia di stabilità, il vero patto intergenerazionale su cui si fonda la rete economica del Paesee una roccaforte culturale che altri istituti non hanno voluto toccare, nemmeno simbolicamente. Gian Maria Gros-Pietro, presidente di Intesa San Paolo, ha infatti dichiarato che il suo istituto non seguirà i consigli di Mustier: “Sui depositi di piccolo ammontare noi di Intesa Sanpaolo non pensiamo di applicare degli interessi negativi e sui grandi depositi il nostro obiettivo è di offrire a questi risparmiatori delle opportunità di investimento che siano apprezzabili e questo si fa non rimanendo esclusivamente limitati al campo strettamente finanziario”.

Banco Bpm, Monte dei Paschi di Siena e Ubi hanno preso posizioni analoghe. Una dimostrazione di lungimiranza che va anche in direzione della rassicurazione dei risparmiatori italiani, già scossi dalla dura crisi delle banche territoriali degli anni scorsi riverberatasi in un’operazione sanguinosa per le casse statali. Sotto diversi punti di vista, è giusto che una banca cerchi di smuovere i capitali eccessivi e improduttivi dirottandoli verso utilizzi di investimento capaci di generare rendimento; ma colpire anche solo simbolicamente il risparmio fissando soglie arbitrarie sopra cui compiere veri e propri “prelievi forzosi” non rassicura circa il fatto che tali soglie non possano essere poi gradualmente abbassate. Per questo Unicredit può creare un precedente e aprire un fronte a cui le sue concorrenti non vogliono accorrere.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.